"LA BONINO SI SBAGLIA CI SERVONO LE QUOTE ROSA"

Barbara Pollastrini*
La Repubblica

Caro direttore,

con la stima che ho per Emma Bonino e per le sue battaglie vorrei dirle perché oggi è l'Italia ad avere bisogno delle "quote rosa". La vittoria di Ségolène Royal è un evento che peserà sul futuro della Francia, e non solo. Prima di lei, i progressisti hanno investito nella speranza di una svolta scegliendo Michelle Bachelet, Nancy Pelosi o Hillary Clinton. Preziose leadership femminili che hanno imposto con determinazione una visione dinamica della politica e una svolta per le loro società. Senza dubbio una bella lezione per le élite del nostro paese spesso miopi e riottose di fronte ai cambiamenti. E un'iniezione di fiducia per molte altre disposte a mettersi in gioco.
Non sono affezionata alle quote come principio. Le considero una regola transitoria per aprire e dinamizzare una politica e un'economia bloccate dove le classi dirigenti da sole, e senza un "vincolo esterno", sono incapaci di riformare sé stesse. Di più, appaiono spesso ostili verso quei talenti, non solo femminili ma di tanti giovani, che rivendicano un posto al sole mentre continuano a sbattere contro barriere apparentemente insuperabili. Quando ne parlo vedo affiorare nei miei interlocutori incredulità e scetticismo. Ma sono io a chiedere, perché non dovrebbe essere possibile, anche con soluzioni e norme temporanee, rovesciare la logica che fin qui ha selezionato le nostre classi dirigenti, nell'economia, nelle università, nelle imprese, nella politica?
Ricordo alcuni dati. Nel mondo siamo al sessantottesimo posto per numero di elette nelle istituzioni. Solo il quarantacinque per cento delle donne lavora, percentuale che nel Sud scende sotto il trenta. Non una donna rettore, direttrice di un grande quotidiano, al vertice di una grande istituzione finanziaria o in cima a uno degli imperi economici pubblici. E tutto ciò mentre la natalità decresce e i giovani "invecchiano" in casa. So bene che le quote non risolvono tutto questo. Ma insieme a un pacchetto di provvedimenti significativi possono dare una sterzata a una società che fatica a promuovere le sue risorse migliori. Non è un caso che i grandi paesi europei con i quali siamo chiamati a competere si stiano dotando di leggi coraggiose in materia di eguaglianza tra uomini e donne. Eguaglianza nei salari, ma anche nell'accesso alle funzioni dirigenti delle imprese e dello Stato. Lo fanno convinti che soprattutto da qui passi un aumento della crescita economica e del benessere. Dunque scuola e ricerca, ma anche le donne come leva dello sviluppo. La scelta per la quale mi sono battuta di introdurre, per la prima volta in Italia, incentivi fiscali per le aziende che assumono donne nelle aree svantaggiate va nella direzione giusta. Si chiami quota o azione positiva, l'unica cosa che non si può fare e rimanere fermi. Regole e leadership, dunque, come idea di una società e di una politica libere, laiche, fiduciose. E su questo - cara Emma - so che possiamo trovarci d'accordo.


* Ministro per le Pari Opportunità