L’iniziativa per RECOM

Marina Sikora
Radio Radicale

 “I processi contro i crimini di guerra davanti al Tpi dell’Aja e davanti alle corti nazionali sono l’unico strumento giuridico per stabilire la responsabilita’ penale individuale per i crimini che sono stati commessi, ma non bastano per una documentazione di fatti su tutto quello che e’ accaduto nei conflitti armati dell’ex Jugoslavia. Abbiamo bisogno di un organo al centro del quale ci sarebbero le vittime dei crimini di guerra, che sabilira’ e pubblicamente illustrera’ i fatti relativi a tutto quello che e’ accaduto nel recente passato”. Questo si puo’ leggere in un recente documento della coalizione per l’istituzione di RECOM.

Va detto che gli uffici dell’iniziativa regionale per RECOM, un’iniziativa guidata innanzitutto da Natasa Kandic, direttrice esecutiva e fondatrice della prestigiosa organizzazione non governativa serba Fondo per il diritto umanitario (Fond za humanitarno pravo), esistono oggi a Belgrado, Podgorica, Pristina, Sarajevo, Zagabria e Zvornik. Di data piu’ recente e’ l’adesione in questa iniziativa di rappresentanti dalla Macedonia e nel corso del mese di settembre anche dalla Slovenia.
Nella Coalizione vi sono 928 organizzazioni ed individui: 279 organizzazioni per diritti umani e democrazia di cui 12 comunita’ religiose, 55 associazioni di vittime, 19 organizzazioni di difensori/veterani e 566 persone rappresentanti le vittime che non sono membri di associazioni.

Di RECOM si e’ iniziato a parlare nel maggio 2008 quando si e’ capito che solo un approcio regionale puo’ rendere possibile un dossier storico sul passato che avrebbe il potenziale di impedire la ripetizione dei crimini.
Finora la coalizione RECOM ha tenuto 103 consultazioni e 6 forum regionali. Quest’anno si sono svolti 29 dibattiti ed e’ stata elaborata una prima bozza di statuto RECOM.
Il prossimo 25 settembre a Zagabria si svolgera’ il VII Forum regionale per la giustizia transitoria. Prossimamente, il piano della coalizione e’ quello di presentare lo Statuto RECOM in occasione della Giornata internazionale di diritti umani nel dicembre 2010. L’obbiettivo e’ anche quello di raccogliere 1000.000 di firme di sostegno all’inziativa.
Ma secondo i rappresentanti della Coalizione, tutto questo NON basta senza un vero sostegno politico. L’istituzione di RECOM, ritengono, debba essere un compito statale, un progetto dello stato.

Proprio per questo motivo, si e’ svolto lunedi’, 30 agosto, a Zagabria un incontro, il primo di questo tipo di riunione ad alto livello, di una delegazione di rappresentanti RECOM provenienti dalla Croazia, Serbia, Montenegro, BiH, Macedonia e Kosovo con il presidente croato Ivo Josipovic nel suo Ufficio. Un’ occasione questa, sollecitata da ‘Non c’e’ Pace senza Giustizia’ a livello organizzativo e come possibilita’ di un attivo scambio di vedute in cui i 12 rapppresentanti della coalizione hanno chiesto al presidente croato di appoggiare questa importante iniziativa regionale.

All’inizio dell’incontro, Natasa Kandic, direttrice del Fondo di diritto umanitario che ha promosso l’inziativa per l’istituzione di REKOM insieme ad un’altra organizzazione – ‘Dokumenta’ di Zagabria, ha illustrato brevemente le attivita’ della Coalizione, i successi ma soprattutto quello che loro hanno voluto definire come ‘sfide’ piuttosto che problemi del loro impegno. Natasa Kandic ha sottolineato che tra i maggiori risultati, in quanto un fatto precedentemente non dato per niente scontato, e’ il sostegno delle comunita’ religiose, delle organizzazioni di difensori nonche’ il pieno appoggio del parlamento del Montenegro. Del tutto aspettato invece il forte sostegno delle associazioni delle vittime e delle loro famiglie in tutta la regione balcanica. Dal gennaio 2010 pero’, 3 alleanze di associazioni delle famiglie delle persone scomparse, invalidi e militari della Republika Srpska non partecipano nel processo consultativo con diverse spiegazioni: perche’ non hanno fiducia in Natasa Kandic, perche’ i bosgnacchi non riconoscono le vittime serbe, perche’ le riunioni pubbliche vengono utilizzate contro i serbi ecc. Come spiegato dalla Kandic, sono rimaste piu’ convinte le organizzazioni per i diritti umani e democrazia ma tali organizzazioni sono poche nella RS. Il messaggio principale dell’iniziativa di RECOM e’ che questa iniziativa e’ nell’interesse di tutte le vittime e di tutte le societa’. Per questo motivo, in presidente Josipovic vedono un interlocutore sensibile a questi temi, poiche’ molto spesso in questi pochi mesi dalla sua elezione a presidente della Croazia, ha saputo indirizzare proprio argomenti in questione durante i suoi viaggi ed incontri nella regione. A tal proposito, i rappresentanti per RECOM hanno chiesto a Josipovic, ogni qualvolta ci sara’ l’occasione, di menzionare soprattutto a Banja Luka (capoluogo della Republika Srpska) ai politici e ai cittadini della RS che l’impegno per stabilire i fatti relativi a tutte le vittime e’ un impegno ANCHE per le vittime serbe, indipendentemente da chi e da dove questo impegno arriva.

A fine incontro con i rappresentanti della coalizione per REKOM, che chiede quindi l’istituzione di una commissione indipendente interstatale regionale, il cui mandato sarebbe quello di stabilire e rendere pubblici i fatti relativi ai crimini di guerra e altre violazioni gravi di diritti umani durante la guerra nei paesi nati dalla dissoluzione dell’ex Jugoslavia, l’Ufficio del presidente Josipovic ha diffuso un comunicato in cui si legge che la colazione per REKOM vuole contribuire inoltre a far luce sul destino delle persone scomparse e creare una lista di tutte le persone uccise. Il presidente croato, si legge nel comunicato, ha appoggiato gli sforzi della Coalizione e ha sottolineato la necessita’ di fare il tutto possibile affinche’ sia segnata ogni vittima e punito ogni crimine. “Ogni iniziativa che ha come obbiettivo stabilire la sorte dei scomparsi e quindi anche rendere ommaggio alle vittime e’ importante sia per le vittime e le loro famiglie ma anche per l’intera societa’. L’iniziativa per la creazione di RECOM va sostenuta e adattata nell’ambito del sistema giuridico dei singoli paesi”, conclude il comunicato del presidente croato.

Nel corso di diversi dibattiti sul modello RECOM e al sesto forum regionale tenutosi lo scorso marzo a Novi Sad in Vojvodina, Serbia, e’ stato rilevato che “dalla fine delle guerre in Croazia e BiH sono passati 15 anni, dalla guerra in Kosovo 11 anni, un piccolo numero di perpetratori di crimini di guerra sono portati davanti alla giustizia, mentre migliaia e migliaia di vittime vivono in poverta’ e senza speranza che la loro vita possa essere migliorata. C’’e’ poca compassione e solidarieta’ verso le vittime da parte di altre comunita’ etniche, non c’e’ dialogo sociale sul passato e sulla responsabilita’ personale. Con la scusa di integrazioni europee, l’elite politica si impegna a guardare verso il futuro e dimenticare, mentre le famiglie di almeno 16.000 persone scomparse continuano ad indagare sulle fosse segrete dei loro cari”.

Quello che la coalizione per RECOM tiene altrettanto doveroso precisare e sottolineare e’ che questa iniziativa non e’ un’alternativa ai processi per crimini di guerra che sono in corso al Tpi dell’Aja e davanti alle corti nazionali nei Balcani, ma rappresenta una risposta alle limitazioni dell’approcio alla verita’ sul passato di conflitti. I promotori di RECOM sostengono che i processi non hanno portato al dibattito pubblico sui crimini di guerra all’interno o tra i paesi della regione, ne’ sono accettati come meccanismo di giustizia transitoria che potrebbe dare la piena risposta alla domanda su quello che era accaduto e del perche’ sono stati commessi i crimini.