L’inganno sull'eugenetica e la sindrome dello scienziato pazzo

Gilberto Corbellini
Il Riformista

Intervento sull'appello lanciato dal Foglio

di L'«appello contro l'eugenetica» pubblicato dal Foglio è l'ulteriore tentativo di rappresentare in modo fuorviante i contenuti del referendum sulla legge 40/2004. E spiace che degli esponenti schierati per il quorum e per il sì, che cioè non si sono genuflessi di fronte al diktat del cardinal Ruini, siano caduti nella trappola tesa loro da due o tre agitatori di lungo corso.

Intanto, perché "ulteriore»? E’ bene avere chiaro che la strategia propagandistica adottata dal mondo cattolico è quella far credere che il referendum riguardi lo statuto ontologico o morale dell'embrione, e che si stia votando sì o no alla vita. Il che costituisce un doppio inganno. In realtà i referendum non riguardano lo statuto dell'embrione, ma l'inappropriatezza giuridica e medico-scientifica della legge 40/2004, che la chiesa cattolica difende non tanto per il fatto che tutela l'embrione - in realtà non lo tutela affatto - ma perché accoglie e impone una ben precisa morale sessuale, in base alla quale solo nella sessualità presunta "naturale" c'è dignità umana.

Con lo spauracchio dell'eugenetica, come la chiamano impropriamente coloro che non sanno bene che cosa sia, si cerca di alzare un'altra cortina fumogena. Per impedire che i cittadini capiscano di che cosa si discute. Perché il divieto di selezione per fini eugenetici, presente nella legge e nel regolamento, non è sottoposto a referendum. Quindi rimane in vigore. Ma, allora, a cosa mirano i sobillatori di false coscienze che sono riusciti a carpire le firme di persone sensate come Miriam Mafai, Angelo Panebianco, Piero Fassino, Giuliano Amato e Livia Turco? Mirano semplicemente a dare l'idea che ci troviamo sull'orlo di un baratro, verso il quale ci spingerebbero gli scienziati privi di scrupolo (esemplificati dal perfido Watson, che peraltro nell'intervista tradotta da Repubblica è stato più controllato del solito) e una visione sociale moralmente perversa della riproduzione.

Personalmente credo di aver letto, per interesse e motivi professio nali, gran parte della letteratura intemazionale sulla storia dell'eugenica e dei movimenti eugenici, nonché esaminato le indagini sociologiche e il dibattito sull'attualità delle derive eugeniche oggi nel mondo - a proposito, preferisco usare il termini eugenica e non eugenetica perché quest'ultimo è semanticamente scorretto, ma non è questo il problema. Orbene, si può sostenere in modo abbastanza definitivo, che il desiderio di una coppia di avere un figlio sano la loro libera scelta, cioè senza alcuna coercizione, di accedere alle tecniche biogenetiche per metterlo al mondo senza malattie, quindi riducendo i rischi di sofferenze e aumentando le possibilità di conquistare livelli normalmente attesi di benessere, non ha nulla a che fare con l'eugenica. L'eugenica, per definizione e uso contestuale del termine, da sempre significa controllo sociale o coercitivo della riproduzione per migliorare la qualità biologica della razza. E una coppia che in una democrazia liberale si serve della diagnosi preimpianto per far nascere un figlio senza una grave malattia genetica o con un profilo mimunogenetico che consente di salvare un altro bambino, non lo fa perché glielo impone una norma, né con lo scopo di migliorare la qualità biologica della "nazione". Lo fa agendo liberamente e consapevolmente, e usando una serie di tecnologie biomediche, non diverse da tante altre che interferiscono con il corso della natura (vaccinazioni, anestesia, antibiotici, trapianti, etc.), che consentono di prevenire e curare malattie ereditarie. Cioè di vivere meglio e far vivere senza gravi sofferenze i bambini che vengono al mondo. Dando così un senso concreto all'amore.

Dove sta la malvagità o il pericolo nel mettere al mondo bambini, e nel voler guarire persone sofferenti? Senza fare male a nessun'altra persona. La selezione eugenica dei nazisti o la sterilizzazione di persone ritenute socialmente inadatte a riprodursi dai governi di diverse democrazie era imposta dallo stato, secondo dei criteri di superiorità arbitrari, discriminanti e biologicamente insensati. Leggi eugeniche che preve devano per esempio la sterilizzazione obbligatoria non esistevano solo in Germania. Ma anche in diversi stati Usa e scandinavi. L'eugenica, nella realtà storica, è stato un movimento complesso e chi ne parla per scopi di propaganda o in una legge dello stato dovrebbe meglio documentarsi. Perché, operativamente, è la legge sulla fecondazione assistita a essere illiberale, e a implicare una limitazione della libertà riproduttiva. Proprio come le leggi eugeniche! Volendo ragionare con la logica di chi l'ha voluta, si potrebbe dire che in questo caso abbiamo però una legge "disgenica".

C'è un aspetto paradossale nel dibattito italiano. L'opposizione all'eugenica, ovvero al controllo della riproduzione, in passato venne soprattutto da pensatori liberali e dalla Chiesa Cattolica. Naturalmente con argomenti diversi. Chi è liberale continua a non volere la limitazione della libertà procreativa. Che è un diritto individuale.

Le forme piuttosto sgradevoli e incivili che assume il dibattito sul referendum - va detto che Papa Ratzinger ha parlato alla Conferenza episcopale in modo assai più pacato e interlocutorio rispetto a chi sta conducendo una crociata nel suo nome - devono comunque essere anche il frutto dell'incapacità intellettuale ed emotiva di esaminare e prendere posizione in modo sensato sui temi della fecondazione assistita e della ricerca scientifica. Personalmente sono convinto che all'origine di tale incapacità vi sia anche il fatto che molti di coloro - certamente tutti i funzionari della chiesa - che pretendono di insegnare la morale procreativa e l'amore genitoriale non hanno figli. Chi ha figli, e quindi ha sperimentato di persona le gioie e i disagi che riempiono di concretezza ed espandono ogni giomo il sentimento d'amore per un bambino potrebbe anche sentirsi offeso per l'arroganza e la disumanità di certe posizioni. Ma non più di tanto. Perché poi si renderebbe conto delle serie carenze affettive e dei limiti di comprensione del fenomeno della genitorialità di cui verosimilmente soffre chi hanno represso o rinunciato a realizzare il naturale desiderio di un figlio. Nondimeno ci si deve difendere dalle assurde e immorali espressioni normative, politiche e intellettuali di certe frustrazioni. Come la legge 40/2004 e gli argomenti presentati a difesa di una norma stupida e disumana. Per chi è genitore votare 4 sì ai referendum dovrebbe essere quasi naturale.