KOSOVO: L’OLAF SUPERATO DALLA GIUSTIZIA TEDESCA. ARRESTATO UN ALTO FUNZIONARIO DELL'UNIONE


Bruxelles, 5 dicembre 2002. La magistratura tedesca ha fatto ieri arrestare un alto funzionario dell'Unione in Kosovo per sottrazione di fondi dell'Unione destinati al Kosovo. Secondo fonti bene informate si tratterebbe di un cittadino tedesco, responsabile della questione della produzione e della distribuzione di energia elettrica nel team dell'UE in seno all'’UNMIK.

Dichiarazione di Olivier Dupuis, segretario del Partito Radicale Transnazionale e deputato europeo

"Alla fine dello scorso mese di settembre avevo presentato un'interrogazione alla Commissione nella quale mi preoccupavo per gli scarsi risultati ottenuti nel settore della produzione e della distribuzione d'energia elettrica in Kosovo nonostante gli importanti investimenti realizzati dall'Unione (circa 400 milioni di euro). A più di tre anni dalla fine dell'operazione di polizia internazionale, la popolazione del Kosovo gode solo di una dozzina di ore di erogazione di elettricità al giorno. Nella stessa interrogazione - alla quale non ho ancora ricevuto alcuna risposta - chiedevo alla Commissione di fornire al Parlamento le informazioni in suo possesso sui casi di frode e di sottrazione di fondi dell'Unione, compreso il caso dei 4.5 milioni di euro dell'Unione trasferiti su un conto a Gibilterra e le informazioni raccolte dall'Ufficio antifrode dell'Unione (OLAF). Le ultime informazioni provenienti dalla Germania, per positive che siano, inducono ciononostante a porsi nuovi interrogativi e in particolare sulla qualità e l'efficacia del lavoro dell'OLAF, un organismo creato specialmente per combattere le frodi in seno all'Unione e alle sue istituzioni. Secondo fonti affidabili, le frodi non sarebbero limitate - anzi - all'affare di Gibilterra ma riguarderebbero ugualmente importanti contratti legati alle forniture nel settore dell'energia. Sarà interessante capire, nei prossimi giorni, se l'OLAF si degnerà di informare il Parlamento Europeo. Last but not least, il Consiglio, la Commissione e il Parlamento farebbero bene a scorgere in questo affare un segnale d'allarme. La politica del rinvio alle calende greche della decisione sullo statuto finale del Kosovo e il suo corollario, il mantenimento dello status quo, costituiscono dei potenti incentivi alle malversazioni, alle frodi e alle sottrazioni di tutti i tipi".