1955-2015 sessant'anni di lotte nonviolente. Lettera di Maurizio Turco, tesoriere del Partito radicale.


Nel 2015 saranno sessant'anni di vita del Partito radicale. Non è nostra consuetudine fare di questi anniversari un'occasione per celebrare un passato ma di certo servono a ricordare le radici che ci hanno portato a quello che siamo oggi.

A ricordare anche che le difficoltà nelle quali ci muoviamo in questi difficili tempi sono quelle nelle quali i radicali del Partito Radicale, cioè coloro che hanno tenuto vivo il pensiero e le lotte liberali in Italia come nel resto del mondo, si sono sempre trovati. Difficoltà innanzitutto “numeriche”, umane ed economiche. E, se rivolgiamo la mente a prima ancora del '55, oltre a quelle che possiamo oramai definire consuete difficoltà, i leader radicali conobbero confino, carcere, morte.

E' vero dunque che di ben altra natura sono le difficoltà d'oggi se confrontate a quelle di un Ernesto Rossi, ma l'obiettivo del regime – prima fascista, oggi partitocratico - resta quello di impedire la diffusione delle idee liberali e la conoscenza delle lotte radicali.

La battaglia sull'Informazione

Vorrà pur dire qualcosa se già in un convegno degli Amici del "Mondo" del 1960, i cui atti si sono raccolti nel volume "Verso il regime", nonostante analisi ed interventi fossero state genericamente contro il regime, si giunse ad una mozione conclusiva nella quale era inciso un solo impegno: "il progetto di riforma della Radio e della Televisione, auspicando che le forze democratiche italiane sappiano svolgere un'azione efficace per ottenere che strumenti di informazione e di formazione culturale di tanta importanza nella vita moderna non continuino ad essere usati nell'esclusivo interesse di una parte politica." Com'è finita lo sappiamo, e continuiamo a subirlo come cittadini ogni giorno sulla nostra pelle.

Per questo, sottostimare o addirittura provare fastidio per la costanza con la quale Marco Pannella ci richiama a questo impegno fondativo del Partito – accompagnato al fatto che anche su questo da una vita conduce iniziative democratiche e nonviolente – è sbagliato. E spiega anche le difficoltà di penetrazione nell'opinione pubblica delle campagne radicali e, negli ultimi anni, a cominciare da Iraq libero, per continuare con Amnistia Giustizia e Libertà, e, per il momento, finire con per lo Stato di diritto, federalista, democratico contro la Ragion di Stato.

Trattare la questione della (mancanza di) democrazia come questione o troppo grande o troppo scontata o troppo lontana dall'agenda politica è un errore che non possiamo permetterci, a costo di mettere in causa non tanto l'entità partito, quanto le sue idee e le sue ragioni costituenti. Si tratta ancora una volta di fare - e quindi prepararsi a pagare - una scelta radicale.

La vicenda esemplare del Centro D'Ascolto dell'Informazione Radiotelevisiva

Il nostro insistere sulle questioni della democrazia, il nostro impegno nella ricerca di metodi sempre più validi scientificamente, ci ha portato nel 2014, grazie al prezioso lavoro del Centro d'Ascolto dell'Informazione Radiotelevisiva, a poter prevedere il risultato elettorale delle elezioni europee con lo stesso margine di errore dei sondaggi. Con la non irrilevante differenza che i nostri dati sono risultati più precisi perché fondati non già su una ricerca d'opinione ma su un dato certo, quello degli ascolti consentiti alla platea televisiva (ed elettorale). Un risultato che, al di là della soddisfazione per la scientificità del metodo, non può non farci riflettere amaramente sulle condizioni della nostra “democrazia”.

Ma non si tratta di un colpo “fortunato”. Siamo arrivati a questo risultato dopo essere stati i primi (e per svariati anni i soli), nell'ormai lontano 1981, a monitorare i dati quantitativi delle presenze televisive. In seguito, dopo aver acquisito il "metodo centro d'ascolto" a proprio metro di valutazione, le istituzioni pubbliche (Rai in testa), per meglio cancellarne l'origine ed evitare che un metodo più approfondito prendesse piede, hanno smesso di commissionare ricerche al Centro d'ascolto. Anche per questo, siamo stati costretti a restituire i locali in cui operava, a licenziare dipendenti e collaboratori e con Gianni Betto stiamo cercando di capire come continuare ad operare sul fronte dell'analisi dell'informazione.

Lo stesso Partito ha dovuto licenziare 8 dei 18 dipendenti ed è probabile che altre gravose misure dovranno essere prese per un ulteriore contenimento dei costi. Questo perché abbiamo vissuto e viviamo come vive il paese, la gente, il piccolo imprenditore: senza sacche di privilegio o di potere, da sempre. Ed anche perché, se è vero che abbiamo amministrato milioni di euro di finanziamenti pubblici, è altrettanto vero che questi sono stati usati allo scopo di realizzare servizi pubblici come il citato Centro d'Ascolto per finire a Radio Radicale. Abbiamo anche avuto il piacere di ospitare per sei mesi in sede i funzionari dell'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF). Questi avevano avuto l'incarico di controllare i conti di alcuni deputati europei e, guarda caso, nel campione erano finiti sia Marco Pannella che Emma Bonino, usciti come ovvio indenni da tutti i controlli.

Esempi d'un modo d'essere e vivere, senza doppie verità, senza divorzi tra sfera di partito e sfera pubblica.

 

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Dobbiamo essere fieri della nostra alterità, cifra che abbiamo ereditato e vissuto per continuare a farla vivere. In un contesto, tra l'altro, che questa storia fa di tutto per uccidere e rimuovere finanche dalla memoria. La storia e la pratica di un partito che è ancora oggi portatore di proposte di Governo elaborate da tempo e via via arricchite, nonostante le enormi difficoltà.

Per gli Stati Uniti d'Europa, d'Africa, d'Asia, delle Cine…

la proposta federalista

E' il caso degli Stati Uniti d'Europa. La cui idea primigenia, nata da Ernesto Rossi ed Altiero Spinelli a Ventotene dove erano stati confinati dal regime fascista, è oggi ancor più di ieri in grado di affrontare in modo nuovo e diverso i problemi; il vecchio e attuale metodo sappiamo dove ci ha condotto.

E non si può dimenticare che è grazie a Marco Pannella se oggi che il modello federalista è proposta anche per le Cine e l'Africa, cioè la storia drammatica dell'Europa delle patrie ci ha insegnato che solo nel federalismo possiamo trovare una possibilità di dare continuità concreta allo Stato di diritto e alla democrazia. Ma anche e soprattutto alla soluzione dei grandi problemi del mondo che per loro natura non hanno frontiere ma che diventano sempre più ingovernabili grazie ai rigurgiti e alle barriere nazionaliste.

Per l'Europa in particolare basti pensare anche alle economie di scala e alla maggiore efficienza che ci sarebbero se ci fosse un esercito unico europeo una vera politica estera e una diplomazia comune; una unica vera banca centrale che consideri quella europea una sola economia e quindi una sola cittadinanza.

O per la Cina con le sue innumerevoli minoranze, i cui leader politici tibetani e uiguri sono iscritti al Partito radicale. Per non dire del Dalai Lama che (anche grazie ad una lunga frequentazione con Marco Pannella) è decisamente per un federalismo cinese che liberi con i tibetani soprattutto gli han, l'etnia maggioritaria cinese.

Per la legalizzazione contro la criminalità

E' anche il caso della legalizzazione intesa come politica volta a riportare sotto l'alveo della legalità tutti quei commerci che hanno come risultato finale un arricchimento spropositato delle organizzazioni criminali e quindi una forza competitiva con lo Stato sempre maggiore e più violenta. Gli esempi più eclatanti sono stati la lotta per la legalizzazione dell'aborto e quella per la legalizzazione delle droghe.

Su quest'ultimo fronte gli studi, le analisi, le proposte radicali che hanno origine agli inizi degli anni '70, sono a tutt'oggi le uniche proposte concrete che potrebbero minare alla base le fonti di arricchimento delle organizzazioni criminali e tutelare i consumatori. Paradossalmente mentre si dichiara che non si legalizza per questioni "morali", la realtà sotto gli occhi di tutti è che gli interessi sono così diffusi e ricchi da impedire qualsiasi serio tentativo di una nuova politica. Ogni tanto, come negli ultimi mesi, qualcosa di muove ma subito si riarmamo gli oppositori a qualsiasi forma di legalizzazione. Ciononostante la proposta radicale è sempre lì, sul tavolo del governo del mondo.

Per lo Stato di diritto, federalista, democratico e i diritti umani

Dalla lotta contro lo sterminio per fame, sete e guerre nel mondo a Iraq libero e il “diritto alla conoscenza”

Ancora una volta si ripete quanto accaduto per la lotta contro lo sterminio per fame, sete e guerre nel mondo, con il Manifesto dei Premi Nobel e quanto accaduto in quegli anni. Oggi è ricordata e riconosciuta come una delle più importanti lotte radicali, ma allora anche chi ci contestava senza demonizzarci ci bacchettava ricordandoci che la priorità era la disoccupazione in Italia.

In quella lotta c'erano già non solo le proposte che avrebbero consentito di prevenire il disastro mondiale a cui dobbiamo fare fronte oggi, ma anche quelle che consentirebbero una risposta di governo ai problemi del nostro tempo. Dall'immigrazione, alla politica sulle armi, alla politica di investimenti e delocalizzazioni controllate, alla sovrappopolazione.

Lo stesso accadrà, anzi sta di fatto accadendo, per la campagna che da “Iraq Libero, unica alternativa alla guerra” ci ha portati a rilanciare la lotta per "il diritto alla conoscenza" e quindi alle due conferenze, di cui la prima si è già tenuta, per "per lo Stato di Diritto, federalista, democratico e i Diritti Umani, contro la Ragion di Stato".

Non possiamo dimenticare l'appello che ha dato via alla lotta per “Iraq Libero, unica alternativa alla guerra” con Pannella che – in sciopero della fame – chiedeva l'esilio per Saddam Hussein, così da evitare la guerra, e proponendo di porre il paese "sotto un regime di Amministrazione fiduciaria internazionale (un governo democratico), affidando ad un uomo di stato di altissimo livello il compito di predisporre, entro un termine di due anni, le condizioni di un pieno esercizio dei diritti e delle libertà per l'insieme degli iracheni, donne ed uomini, come esige la Carta dei Diritti fondamentali delle Nazioni Unite. (…)" appello che conteneva in se l'unica risposta di governo possibile alla situazione irachena. Come (non) è finita lo stiamo vedendo in questi mesi.

Ed anche le tante guerre in corso, che siano o meno dichiarate, simmetriche o no contengono nella lotta radicale la risposta: stato di diritto, federalismo, democrazia ovunque.

Siamo qui a presidiare questo fronte per affermare queste proposte di governo del mondo. Proposte che non sono all'ordine del giorno dei potenti del mondo che sono invece riusciti, per incapacità o calcolo, a darsi, come unico strumento per conquistare la "pace", l'uso delle armi con i suoi traffici che alimentano altre guerre; che sono stati capaci di inchiodarci ad usare le fonti di energia non rinnovabili e quindi dando un valore incommensurabile a petrolio ed acqua che sono ormai una causa non dichiarata ma ben presentein diverse delle guerre in corso; che sono tutt'oggi incapaci di comprendere che la bomba demografica non è una bomba solo in senso figurato.

Il partito della regola

Viene proprio da chiedersi come mai un Partito che non si occupa degli "affari correnti", che non occupa potere, sia riuscito a resistere per sessant'anni senza compromettersi con le pratiche proprie del regime partitocratico.

Ciò è stato possibile per il fatto che il Partito ha come connotato la nonviolenza gandhiana, alimentata da Pannella non solo di nuove declinazioni pratiche ma di un corposo apparato teorico, non basato su di un dato ideologico ma sulla pratica quotidiana. La nonviolenza come mezzo di lotta politica che ribalta la visione machiavellica del mezzo che giustifica il fine e gli da il connotato di strumento che il fine lo prefigura. Quindi nonviolenza come strumento di regolazione dei conflitti ma anche come regola aurea del partito. E' così che si arriva a pensare, progettare, organizzare e realizzare un partito dalle caratteristiche uniche, al quale può iscriversi chiunque direttamente e senza fare richiesta; al quale ci si iscrive per un anno sulla base degli obiettivi politici; nel quale non ci sono ne barriere all'ingresso, ne censori, ne espulsioni vergate dai ben noti probiviri presenti negli altri partiti. Questo siamo e per poter continuare ad essere ci è stato spesso ricordato che non c'è professione di fede senza l'obolo di uno scellino, professione che è ancora più difficile da fare quando c'è penuria di scellini. Ma questo è il punto.

C'è ancora tanto da fare

Abbiamo appena pubblicato gli atti del Primo Convegno di Bruxelles su Stato di Diritto contro Ragion di Stato, che trovi sul sito del Partito, che stiamo già organizzando il Secondo Convegno; dovremmo riunire il Consiglio federale e il Congresso. Quel congresso che avremmo dovuto tenere a termini di Statuto lo scorso dicembre, ma che non abbiamo potuto convocare proprio per la mancanza di risorse. Congresso che non avrebbe potuto far altro che prendere atto della situazione e chiudere. Non è la prima volta che accade ed è necessario assumersi ancora una volta la responsabilità di dare una prospettiva, una speranza, una possibilità di affermazione delle nostre idee attraverso il Partito.

Noi andiamo avanti, resisteremo fin che ce la faremo, con la consapevolezza che faranno o meglio stanno già facendo di tutto perché non ce la si faccia. E' già suonata la campana per il centro d'ascolto, sta suonando per il Partito e probabilmente la stanno per suonare a Radio radicale. Molti di coloro che vivono e lavorano a Roma per e con il Partito hanno usato i pochi soldi che avevano da parte, altri si sono indebitati, insomma viviamo come vive la gente comune.

Fuori dal Partito radicale e dal mondo radicale nel suo complesso son capaci solo di suonare campane a morto per qualcuno, noi proveremo a farle suonare ancora a festa per tutti. E' già accaduto, potrà accadere. Ma dovremo partire da quello che siamo, uno per uno, ricordando e facendo vivere ogni giorno in quel che facciamo ciò che è l'essenza e la forza del Partito radicale.
Anche per questo siamo ancora una volta qui a chiederti l'iscrizione, un contributo per tener vive idee speranze radicali con il Partito radicale. Ci/ti darai ancora una volta una mano?
 

Grazie

Maurizio Turco

Tesoriere del Partito radicale

 

 

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