In Iran un terzo dei giornalisti detenuti nel mondo

Ahmad Rafat
Notizie Radicali

 Ogni anno in occasione della Giornata Mondiale per la Libertà di Stampa, varie associazioni pubblicano statistiche e stilano l'elenco delle vittime e dei carnefici. Ormai da qualche anno la Repubblica Islamica è in testa a tutte le liste e le statistiche per quanto riguarda la censura e gi attacchi alla libertà di stampa. Mai però come quest'anno la situazione è tragica. Un terzo di tutti i giornalisti detenuti in questo momento si trovano nelle carceri iraniane. Alcuni di loro sono stati condannati a pene lunghissime.  

 
Abolfazl Abedini, un giovane giornalista di 26 anni deve scontare una pena di 11 anni. La collega Hengameh Shahidi uscirà dal carcere tra sei anni. L'ultima Segretaria Generale dell'Associazione Sindacale dei Giornalisti, l'unica affiliata dalla Federazione Internazionale dei Giornalisti (Ifj) versa in condizioni fisiche molto gravi nel carcere di Evin dove è detenuta. In condizioni gravi versano anche due giornalisti iraniani molto noti, Emadeddin Baghi e Ahmad Zeidabadi. Questi tre non sono stati ancora processati, e non si conoscono nemmeno i capi d'accusa. 
 
Zeidabadi è un noto analista, esperto in questioni mediorientali. Si suppone che la ragione principale del suo arresto siano le sue analisi pubblicate sul sito della “BBC World”. Analisi nelle quali criticava le ingerenze del governo iraniano negli affari palestinesi e libanesi. Emadeddin Baghi è stato arrestato subito dopo che il canale in lingua farsi della “BBC” ha mandato in onda una sua intervista a Hossein Ali Montazeri, un Grande Ayatollah critico verso il governo, recentemente scomparso - La collega Mofidi è invece in carcere per aver difeso il diritto dei giornalisti ad avere un loro sindacato indipendente. Mohammad Davari, caporedattore di “Saham News” è sottoposto alla tortura per aver denunciato in un articolo, e una lettera indirizzata all'ex presidente Akbar Hashemi Rafsanjani, le violenze sessuali subite da una dozzina di giovani ragazzi e ragazze nel carcere di Kahrizak, nelle settimane successive alle elezioni dello scorso 12 giugno. Violenze per le quali alcuni carcerieri sono attualmente sotto processo. Davari da sette mesi subisce ogni forma di tortura perché si rifiuta di "ammettere" davanti alle telecamere della televisione di Stato di aver "inventato" la storia delle violenze sessuali nel carcere. L'unica tragedia non è solo la detenzione di 35 giornalisti nelle carceri della Repubblica Islamica. Oltre cento giornalisti e fotografi hanno dovuto lasciare il paese negli ultimi sei mesi. Molti di loro sono fuggiti illegalmente ed hanno trovato rifugio nel Kurdistan iracheno o in Turchia. Un numero limitato è stato recentemente trasferito in Francia, grazie all'intervento umanitario del governo di Parigi. Altri rischiano la vita ogni giorno in Irak e in Turchia, dove sono molto attivi gli agenti del regime iraniano. Alcuni di questi giornalisti vivono in clandestinità anche in questi paesi per il terrore di essere aggrediti o peggio ancora rapiti e trasferiti contro la loro volontà in Iran. Facilitare il loro trasferimento in paesi più sicuri, e garantire la loro sopravvivenza, è un dovere per noi giornalisti che viviamo nei paesi democratici. In un recente incontro tra alcuni giornalisti iraniani in esilio e la direzione dell'Ifj, si è discusso della necessità di accelerare la nascita dell'associazione dei giornalisti iraniani all'estero. Attualmente sono oltre un migliaio i giornalisti iraniani che vivono e lavorano fuori dai confini del paese. La messa al bando dell'Associazione Sindacale dei Giornalisti Iraniani da parte dell'attuale governo presieduto da Mahmoud Ahmadinejad, ha privato i giornalisti indipendenti di una loro rappresentanza. La nascita di questa associazione fuori dai confini del paese, è impossibile senza la collaborazione e la solidarietà effettiva dei sindacati di categoria e le associazioni giornalistiche dei paesi dove risiedono e lavorano i giornalisti iraniani. 
 
L'Iniziativa per la Libertà d'Espressione in Iran, che fa parte di questo processo, invita l'Ordine dei Giornalisti, la FNSI, “l'Articolo 21” e tutte le altre associazioni di categoria, nonché tutti coloro che hanno a cuore la libertà di stampa e la libertà d'espressione, di sostenere con tutti i mezzi possibili la nascita dell'associazione dei giornalisti iraniani all'estero, l'unica voce libera e indipendente del giornalismo iraniano. Molti colleghi della stampa iraniana hanno potuto in questi anni contare sulla collaborazione dei loro colleghi iraniani durante i loro viaggio di lavoro a Teheran, nonché quando avevano bisogno di reperire informazioni. Ora sono i giornalisti iraniani ad avere bisogno dei loro colleghi italiani ed europei per poter continuare a lavorare ed informare con obiettività, come sempre hanno cercato di fare.
 
* Fondatore dell'Iniziativa per la Libertà d'Espressione in Iran e membro dell'esecutivo dell'Isf