Intervento di benvenuto


Audio-Video versione in italiano


Grazie Presidente.



E’ un benvenuto caloroso il nostro e soprattutto un ringraziamento profondo perché voi tutti siete simbolo della vostra forza, del vostro amore per la libertà, per la democrazia, per la salvaguardia non soltanto dei vostri popoli ma anche della nostra storia, quella che attraversiamo adesso. L’onore che ci fate è enorme. Spero che si possa essere all’altezza di questo onore.

In questo momento, penso agli amici Montagnard. Ma non voglio parlare soltanto di amici. Vorrei parlare di uomini, delle grandi autorità religiose, della Chiesa Unificata buddista. E’ ormai da trent’anni che con Von Vai Ai riflettiamo e condividiamo le nostre esperienze, con la speranza che questo crimine smetta di diffondersi nel mondo e con la speranza di far si che i fuori legge che dominano una parte del mondo, questa parte che oggi ci sta particolarmente a cuore, fuorilegge che tra l’altro si trovano alla guida di questi paesi, che rappresentano in modo infame la legge, ecco noi vorremmo riportarli al rispetto addirittura della loro legge.

Noi dobbiamo modificare queste leggi. Questo non è un insulto, è una definizione scolastica, accademica: questi fuorilegge sono persone che, in modo sistematico e strutturato, si dedicano al crimine, a fronte delle leggi esistenti, in vigore, sottoscritte da loro in quanto leggi del loro paese, ed ogni giorno violano queste leggi e questo è ancora più grave perché lo fanno anche per necessità e noi dobbiamo spezzare il dominio dei fuori legge.

Abbiamo gli obbiettivi della nostra lotta a favore di queste persone che sono imprigionate, torturate, accusate di non aver rispettato una determinata legge. Dobbiamo dire che loro promulgano la legge, e questi poteri, che si trovino in Viet Nam o altrove, sono poteri criminali ed in quanto Partito Radicale siamo lieti di aver condotto questa lotta, almeno da dieci anni, per iniziare a creare una giurisdizione internazionale, moderna. E non soltanto un diritto scritto internazionale.

Il Tribunale Penale per la ex Jugoslavia ha molti candidati, imputati, non per vendetta ma per far rispettare la legge. Quella stessa legge per cui questi dirigenti sono al governo, per cui rappresentano il loro paese.



Adesso continuerò il mio intervento in italiano perché a Radio Radicale, in Italia, trasmettiamo queste notizie e vorrei far sentire la voce di colui che parla direttamente.



Noi siamo qui per ottenere finalmente il riconoscimento della attualità della vita e della morte di coloro che abitano, che sono nati e che vivono nel Sud-Est asiatico. Il problema è questo: rendere attuale quel che invece per il mondo anche europeo ed occidentale è senza tempo.

I nostri compagni ed amici Montagnard, da 50 anni o altri da 25 anni, oggi possono dire di avere visto giusto nel momento in cui molti di noi vedevano la giustizia ma non vedevano giusto su quel che stava accadendo. Che questi amici continuino ad essere sconosciuti o continuavano ad essere sconosciuti è il problema che simboleggia le ragioni, credo, del nostro stare insieme. Per i prestigiosi rappresentanti religiosi, dei quali chiediamo il rispetto dei diritti, non certo il rispetto del loro onore. Il disonore è dei carcerieri. L’onore è dei carcerati.

Cresce il loro carisma, cresce la loro forza, cresce la loro attualità. L’attualità della vita e non l’attualità della politica ufficiale. Non l’attualità del Parlamento europeo. Anche se devo dare atto ai miei colleghi, ai nostri colleghi europei, ad esempio, che ad oggi sono quasi centotrenta i parlamentari europei di tutti i gruppi che sostengono l’iniziativa che, sabato 21 settembre, ci vedrà, per ora, in 97, 98 paesi, sono certo in più di 100, dar forza, voce alla richiesta della libertà e della democrazia in Viet Nam e nell’intero Sud-Est asiatico. Centotrenta , credo, che diventeranno molti di più. Siamo riusciti grazie all’azione, in particolare, di Olivier Dupuis, quantomeno a sensibilizzare, non solo il Parlamento, ma forze politiche che non vogliono rendersi conto di quanto l’attualità del Sud-Est asiatico è una attualità che ci riguarda tutti.

Io vi auguro, auguro a noi stessi buon lavoro. Devo constatare che numerosi sono i miei compagni di Partito che oggi lottano per affermare il diritto a esprimere e a vivere anche convinzioni opposte alle nostre. Noi lottiamo per la libertà e per i diritti, innanzitutto, dei nostri avversari. Ma per la libertà e il diritto di tutti i miei compagni che mi onorano come compagni di partito, che sia Kok Ksor, che sia Von Van Ai, che sia da sempre, ma adesso anche ufficialmente, da avanti ieri, l’ottimo nostro amico, che vedo ancora, mi sembra, assente, Wei Jingshen, Vanida Thephsouvanh e tanti altri dimostra e prova che quando terremo il nostro Congresso, probabilmente a Tirana fra il 31 ottobre e il 3 novembre, noi avremo la forza di adottare quel progetto ufficiale per l’Organizzazione Mondiale della Democrazia e delle democrazie, che è la prossima tappa dopo quella della giurisdizione internazionale. L’ambizione è alta e grande, ma a Seoul, fra il 9 e il 12 novembre, avremo grandi luoghi di decisione, tradizionali, che rianimeremo grazie sicuramente alla vostra lotta, alla vostra presenza, a coloro che rappresentate. Noi, sabato, avremo questa manifestazione. Credo che potremo dire che l'attualità del Viet Nam, l'attualità del Sud-Est asiatico, l’attualità della sofferenza ma anche l’attualità della immensa testimonianza di forza e di serenità che ci viene dai compagni, dai monaci, da tutti coloro che, come i ventuno intellettuali comunisti di Hanoi, hanno raggiunto la nostra battaglia: la vecchia antica, grande battaglia di Von Van Ai, la grande, vecchia antica battaglia dei Montagnard, rinnovandosi continuamente. Forse sapete che dieci di questi ventuno intellettuali e militanti, ed esponenti comunisti, hanno sottoscritto da Hanoi il documento di convocazione di questa grande giornata mondiale di lotta gandhiana non violenta, in difesa dei diritti dei vostri paesi. A questo punto, quindi, siamo ben attuali noi. Il nostro problema è che sia attuale, che sia attualità la vita e la morte anche come ovunque altrove. Anche nel Sud-Est asiatico, divenendo priorità delle nostre lotte. Priorità significa priorità, che nel linguaggio politico nel quale tutto diventa priorità e nulla lo è mai, possiamo, credo, sperare essere certi che il dialogo e la riflessione che ci uniranno in questi due giorni, molto più che vecchie armi , necessariamente portartici di morte propria o dei nemici, molto più che quelle vecchie armi, le parole, i concetti, le verità che riusciremo, insieme, a mettere a fuoco serviranno per quel che è il nostro obiettivo: cacciare dai luoghi che da troppo tempo occupano indebitamente, abusivamente coloro che sono, dal punto di vista delle leggi vigenti internazionali, per la loro lettera e per il loro spirito, dei fuori legge.



Questi Presidenti, queste autorità, costoro che hanno gli orpelli del potere sono dei fuori leggi. Sono dei fuori di legge e sono dei violenti. Esercitano violenza dinanzi a coloro che cercano, invece, di affermare non tanto per se ma per tutti il principio della libertà, non solo di quella religiosa ma della libertà di ogni donna e di ogni uomo. In nome quindi della loro lotta, dell’amicizia che per loro proviamo, dobbiamo a noi stessi di essere capaci di dar loro la forza di una libertà che non sia solamente quella interiore e della loro parola.

Siamo qui, quindi, in guerra, la guerra gandhiana. Siamo non inerti. Siamo inermi forse se si giudica delle armi che impugniamo ma non siamo inerti, ed armati di non violenza noi abbiamo la possibilità e quindi il dovere di vincere su questo fronte. Gli obiettivi che ci siamo dati per sabato 21, gli obiettivi che ci diamo anche per il 16 ottobre quando manifesteremo dinanzi alle sedi dell’Unione europea, chiedendo che l’Unione europea cessi di dare danaro dei contribuenti europei ai dittatori, come sta continuando a fare.

Abbiamo delle iniziative parlamentari in corso ma cercheremo anche di essere, non più solamente come tanti lo fanno per abitudine dinanzi alle ambasciate americane, israeliane, abitudini non mie di certo ma di altri, di essere dinanzi alle ambasciate, alle delegazioni dell’Unione europea perché l’Europa sia ancora e pienamente non l’Europa nazista, comunista, fascista - questa Europa c’è stata ed ha prevalso e può sempre prevalere - ma sia invece l’Europa della democrazia, della libertà. L’Europa che sconfigge i vecchi demoni che ha conosciuto e che ha fatto dilagare nel mondo.

Oggi la lotta di un europeo consapevole, come negli anni trenta, è la lotta nei vostri paesi, è la lotta accanto a coloro che, con tanto coraggio da decenni, danno corpo al diritto e alla libertà .

Auguri, buon lavoro. Ritroviamoci presto e a lungo. L’attualità della vittoria è un’attualità nella quale dobbiamo credere.

La prima parte dell’intervento si è svolto in lingua francese.