Interrogazione parlamentare E-2607/03 di Olivier Dupuis (NI) alla Commissione e risposta data dal sig. Patten in nome della Commissione




Interrogazioni parlamentari
INTERROGAZIONE SCRITTA E-2607/03
di Olivier Dupuis (NI) alla Commissione
(25 agosto 2003)

Oggetto: Thich Tri Luc, monaco rapito a Phnom Penh e ritrovato in una prigione vietnamita


Esattamente un anno fa, avevo informato la Commissione della scomparsa di un monaco buddista di nome Thich Tri Luc, membro della Chiesa buddista unificata del Vietnam (EBUV), vietata, rapito a Phnom Penh dopo aver chiesto asilo alla Cambogia. Thich Tri Luc, 49 anni (nome secolare Pham Van Tuong) era scappato dal Vietnam per sfuggire alle persecuzioni religiose. I dieci anni successivi al suo primo arresto nel 1992, sono stati una successione di molestie, detenzioni e arresti domiciliari per il suo sostegno all'EBUV. Lo statuto di rifugiato concessogli dall'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati di Phnom Penh nel giugno 2002 non ne ha impedito il rapimento nella notte del 25 luglio, ad opera di individui non identificati. Sia il Vietnam, sia la Cambogia avevano negato di avere la benché minima informazione su questo rapimento e su questa scomparsa e l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati non era stato in grado di ottenere informazioni sul suo caso. Oggi Thich Tri Luc è ricomparso, non come persona libera, protetta dalle Nazioni Unite, ma come detenuto in attesa di processo, incarcerato in una prigione vietnamita. Il Comitato sui diritti umani dell'ONU nel Vietnam ha comunicato che "dopo un anno senza notizie, la sua famiglia ha ricevuto una breve comunicazione dalla Corte popolare di Ho Chi Minh, che la invitava ad assistere al processo di Pham Van Tuong". Previsto per il 1o agosto, il processo è stato rinviato a una data da destinarsi. La famiglia non sa dove egli sia incarcerato, né i capi di imputazione attribuitigli e non è stata autorizzata a rendergli visita. Nel corso di questa detenzione illegale, per di più segreta, che si protrae da 12 mesi, Thich Tri Luc non solo ha subito gravi pressioni psicologiche e fisiche, ma è anche stato privato del diritto a un processo equo non avendo potuto comunicare con un avvocato e preparare la sua difesa. Come prigioniero politico e membro di una Chiesa tuttora vietata, egli rischia una pesantissima pena detentiva.

La Commissione è al corrente che Thich Tri Luc è stato rapito e rimpatriato con la forza malgrado il suo status di rifugiato e che è stato detenuto in un luogo segreto per più di un anno in Vietnam? La Commissione è a conoscenza dei capi di imputazione di Thich Tri Luc e ha chiesto che il suo rappresentante ad Hanoi possa visitarlo in prigione e assistere al suo processo? Quali passi la Commissione intende intraprendere al fine di prevenire le continue violazioni delle norme internazionali alla base dello statuto di rifugiato da parte delle autorità cambogiane e vietnamite, in particolare il principio di "non respingimento" delle persone la cui libertà è minacciata nel proprio paese a causa della loro religione, razza od opinione politica? La Commissione non ritiene che queste violazioni commesse dalle autorità di Hanoi e di Phnom Penh dovrebbero spingerla ad adottare sanzioni sulla base della "clausola relativa ai diritti umani" degli Accordi di Cooperazione UE-Vietnam e UE-Cambogia?

Risposta data dal sig. Patten
in nome della Commissione
(interrogazione scritta: E-2607/03)
(18 settembre 2003)


La Commissione ha reagito con preoccupazione alla scomparsa dalla Cambogia nel luglio 2002 di Thich Tri Luc, un rifugiato posto sotto la tutela dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR). Non sono state chiarite le circostanze esatte in cui ha lasciato la Cambogia ed è stato preso in consegna dalla polizia del Vietnam. La Commissione non ha ancora ricevuto risposta alla richiesta presentata alle autorità vietnamite di ulteriori informazioni su Thich Tri Luc e non è ancora informata con esattezza dei capi d'imputazione formulati contro di lui da dette autorità. In passato, la presidenza dell'Unione ha ripetutamente chiesto alle autorità del Vietnam di consentire ai diplomatici dell'Unione di presenziare ai processi di persone a rischio. Finora le autorità del Vietnam non hanno permesso a diplomatici stranieri di partecipare ad alcun processo. La Commissione continuerà a seguire questo caso attraverso la sua delegazione ad Hanoi ed in stretta collaborazione con gli Stati membri.

La Commissione sottolinea la grande importanza che essa attribuisce ai diritti in materia di libertà di religione, di credo, di espressione e di processo equo. L'Unione ha ripetutamente affermato che i diritti umani e la democratizzazione devono costituire parte integrante di tutti i dialoghi politici con i paesi terzi. La libertà di religione, uno dei diritti umani fondamentali, è sostenuta tramite i dialoghi politici bilaterali dell'Unione nonché, quando opportuno, tramite iniziative e dichiarazioni pubbliche. A questo fine tendono anche le azioni intraprese dall'Unione in sedi quali la Commissione delle Nazioni Unite sui diritti dell'uomo o il terzo Comitato dell'assemblea generale delle Nazioni Unite. Il riferimento al rispetto dei diritti umani e dei principi democratici negli accordi di cooperazione conclusi dalla Comunità con il Vietnam e la Cambogia, consente alla Commissione di affrontare nei contatti bilaterali con i governi di questi paesi i temi relativi ai diritti umani.

La Commissione desidera ribadire che la sua politica complessiva nei confronti del Vietnam è intesa ad incoraggiare e sostenere il progresso dei diritti umani e la democratizzazione, oltre che a denunciare eventuali violazioni o palesi peggioramenti della situazione. Tramite la sua delegazione ad Hanoi, essa lavora in stretto contatto con gli Stati membri al fine di controllare gli sviluppi in materia di diritti umani nel paese e prende parte a tutte le iniziative decise dall'Unione nei confronti del governo del Vietnam su tali temi.