Interrogazione parlamentare E-0005/04 di Olivier Dupuis (NI) alla Commissione e risposta data dal sig. Patten a nome della Commissione



Interrogazioni parlamentari
INTERROGAZIONE SCRITTA E-0005/04
di Olivier Dupuis (NI) alla Commissione
(05 gennaio 2004)

Oggetto: Persecuzione delle organizzazioni di Uighur con base nell'Unione europea


Il governo della Repubblica popolare cinese ha recentemente pubblicato un elenco di "terroristi" di etnia Uighur ricercati all'estero e ne ha richiesto l'arresto e l'estradizione nel rinnovato tentativo di porre fine alle attività politiche degli attivisti Uighur fuori dalla Cina etichettandole come "terroriste" e guadagnando così il sostegno internazionale per la sua costante repressione nella regione autonoma Uighur di Xinjiang (XUAR). Il documento ufficiale pubblicato dal ministro cinese per la Sicurezza pubblica ha elencato quattro gruppi Uighur come "organizzazioni terroristiche". Tale elenco comprende il Congresso Mondiale per i Giovani Uighur (WUTC) e il Centro di Informazione del Turkistan Orientale (ETIC). Entrambi sono gruppi politici con sede in Germania che rendono pubblici i crescenti abusi contro gli Uighurs in Cina e rivendicano l'autodeterminazione della regione. Il documento elenca inoltre 11 individui come presunti "terroristi", compresi i presidenti del WUYC e dell'ETIC, che vivono tutti all'estero e le autorità cinesi hanno richiesto agli altri Stati l'arresto e l'estradizione alla Cina.

Le autorità cinesi continuano a fare poche distinzioni – o addirittura nessuna – tra l'opposizione violenta e l'esercizio pacifico del diritto alla libertà d'espressione, associazione e religione. La Cina considera qualsiasi appello ad una maggiore autonomia o all'indipendenza come "separatismo etnico", considerato crimine contro la sicurezza nazionale ai sensi della legislazione cinese. Diverse centinaia di Uighurs sono stati accusati di coinvolgimento in tali attività e sono stati giustiziati a partire dalla metà degli anni '90, altre migliaia sono stati arrestati e imprigionati dopo processi iniqui e torture e vengono poste crescenti restrizioni al clero islamico e nei confronti della pratica dell'Islam nella regione.

Quali azioni intende intraprendere la Commissione per evitare che persone che sostengono la libertà e la democrazia in Cina, siano esse nella RPC o all'estero, paghino con la tortura o addirittura con la vita il fatto che credono nello stato di diritto e nei diritti fondamentali? La presente questione è stata sollevata durante l'ultimo vertice UE-RPC tenutosi a Pechino e, in caso affermativo, cosa è stato deciso dalle autorità dell'UE e da quelle cinesi?

Risposta data dal sig. Patten
a nome della Commissione
(interrogazione scritta: E-0005/04)
(17 febbraio 2004)


L’Unione europea attribuisce la massima importanza al rispetto dei diritti dell’uomo in tutto il mondo e ne ha fatto uno dei punti chiave della sua politica nei confronti dei paesi terzi. Il diritto alla libertà d’espressione, di associazione e di religione è sempre stato tra i primi punti di discussione nel dialogo tra l’UE e la Cina sui diritti umani, di cui l’ultima sessione si è tenuta a Pechino il 27 e 28 novembre 2003. La questione è stata inoltre regolarmente inclusa nel quadro del dialogo politico, come nel corso dell’ultimo summit bilaterale UE-Cina tenutosi a Pechino il 30 Ottobre 2003.

L'UE ha cordialmente invitato le autorità cinesi al pieno rispetto di questi diritti, ponendo particolare enfasi sui diritti delle minoranze, in particolare la comunità degli Uighur. Ed è per questo che da tempo la posizione dell’UE è stata quella di sottolineare che la lotta al terrorismo dovrebbe essere sempre condotta in maniera da rispettare i diritti umani e che una chiara distinzione dovrebbe essere posta tra la pacifica espressione del dissenso e le azioni violente.

Inoltre nei suoi colloqui l’UE ha, espresso preoccupazioni in merito a segnalazioni su un esteso uso della tortura in Cina. A suo parere, l’entrata in vigore il 1° gennaio 2004 di un nuovo regolamento del Ministero della pubblica sicurezza volto ad eliminare pratiche quali l’uso della tortura come mezzo per ottenere confessioni o investigare sulle violazioni della legge è un gradito passo avanti la cui attuazione sarà attentamente sorvegliata. Va notato che nell’ultima sessione di colloqui sui diritti umani la Cina ha accettato in linea di massima di impegnarsi con l’UE e l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (ACNUR) in una cooperazione triangolare diretta alla prevenzione della tortura.

Queste questioni saranno di nuovo trattate nella prossima sessione di colloqui sui diritti umani che si terrà a Dublino il 26 e 27 febbraio 2004.