Interrogazione parlamentare di Olivier Dupuis (TDI) alla Commissione e risposta data dal sig. Patten in nome della Commissione




Interrogazioni parlamentari
INTERROGAZIONE SCRITTA E-2941/00
di Olivier Dupuis (TDI) alla Commissione
(19 settembre 2000)

Oggetto: Repubblica popolare cinese e Serbia


Secondo fonti ben informate dai 50 000 ai 60 000 cittadini della Repubblica popolare cinese risiedono attualmente a Belgrado e in Serbia e il loro numero sta aumentando in maniera esponenziale. Sempre secondo le medesime fonti, la Serbia sarebbe divenuta il principale punto d'ingresso in Europa degli immigrati clandestini provenienti dalla Repubblica popolare cinese e vi sarebbero connivenze, se non addirittura accordi, tra le autorità di Belgrado e di Pechino e organizzazioni di stampo mafioso operanti nei due paesi.

Ciò premesso, la Commissione dispone di informazioni precise in merito a questo fenomeno dai risvolti quanto meno preoccupanti? In caso affermativo, quali misure ha preso o intende prendere per combattere questo fenomeno che, da molti punti di vista, potrebbe costituire la premessa per un tentativo di destabilizzazione di vasta portata?

E-2941/00
Risposta data dal sig. Patten
in nome della Commissione
(24 ottobre 2000)


La Commissione non dispone di alcuna informazione diretta sul numero dei cittadini cinesi residenti a Belgrado o in Serbia, ed inoltre non è a conoscenza di eventuali accordi tra Belgrado e Pechino a tal proposito. Tuttavia, è vero che il rafforzamento delle relazioni tra il precedente regime e Pechino ha dato luogo a delle visite ufficiali e alla concessione di generose condizioni d'ingresso a favore dei cittadini cinesi che operano nel settore delle piccole imprese nella Repubblica federale di Iugoslavia. Questa presenza, unitamente alle difficoltà logistiche incontrate nella gestione delle frontiere tra la Repubblica federale di Iugoslavia e la Repubblica serba di Bosnia da una parte, e tra la Croazia e la Repubblica federale di Iugoslavia dall'altra, fanno di Belgrado un importante punto d'ingresso per la tratta degli esseri umani.

Le due ragioni principali di questo flusso di immigrati clandestini sono da ricercare nella liberalizzazione del diritto di circolazione dei cittadini cinesi e nella politica liberale praticata dalla Repubblica federale di Iugoslavia in materia di diritto d'ingresso - due elementi che la Commissione ha difficoltà a trattare. Tuttavia, l'11 luglio 2000, in occasione dell'incontro con il presidente della Commissione, il primo ministro cinese ha sollevato la questione dell'immigrazione clandestina e della tratta degli esseri umani, riconoscendo la necessità di cooperare con l'Unione. La Commissione sta esaminando insieme agli Stati membri i possibili rimedi da proporre alle autorità cinesi per la lotta contro l'immigrazione clandestina. A tale proposito, saremo ben lieti di affrontare il problema con le nuove autorità della Repubblica federale di Iugoslavia.

Oltre alle discussioni bilaterali di questo tipo, delle iniziative devono essere prese a livello internazionale. L'ufficio dell'Alto rappresentante per la Bosnia-Erzegovina - di cui l'Unione è il principale finanziatore - ha contribuito a mettere in atto, in questo paese, un servizio di frontiera gestito a livello nazionale. Questo rappresenta un considerevole passo in avanti per quanto riguarda il miglioramento dei controlli alle frontiere. A livello regionale, nell'ambito del patto di Stabilità, l'Unione sosterrà le iniziative relative alla sicurezza, anzitutto i lavori in corso sull'elaborazione di dispositivi in tema di immigrazione ed asilo. Inoltre, tenuto conto della natura del problema, l'Unione, ed in particolare la Commissione, prende parte attiva alla cooperazione internazionale contro la tratta degli esseri umani nel contesto generale del gruppo degli otto paesi più industrializzati (G8), dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), del Consiglio d'Europa e delle Nazioni Unite (per esempio il progetto di convenzione sulla criminalità transnazionale organizzata ed i tre protocolli addizionali, uno dei quali relativo alla tratta degli esseri umani).