Interrogazione parlamentare di Olivier Dupuis (NI) alla Commissione e risposta del sig. Patten a nome della Commissione




Interrogazioni parlamentari
INTERROGAZIONE SCRITTA E-1564/02
di Olivier Dupuis (NI) alla Commissione
(3 giugno 2002)

Oggetto: Situazione nella Mongolia meridionale


Dalla sua invasione e occupazione da parte della Repubblica Popolare cinese nel 1947, la Mongolia meridionale è stata sottoposta a una brutale politica di colonizzazione dalle autorità di Pechino. Le popolazioni di questo paese tradizionalmente nomadi e pastorali sono state vittime di un'oppressione al contempo politica e culturale estremamente dura che ha portato alla morte di decine di migliaia di persone. Dal punto di vista economico, Pechino ha imposto alle popolazioni mongole una vita sedentaria basata sullo sfruttamento intensivo delle terre. Risultato: l' 81 % delle superfici di pascolo sono state trasformate in deserto.

Alla luce di questo disastro ecologico ed umano, le autorità della Repubblica Popolare cinese hanno imposto nel corso degli ultimi anni una politica cosiddetta "di immigrazione ambientale" (Sheng Tai Yi Min), che ha come obiettivo ufficiale di fare riposare i pascoli e di proteggere l'ecosistema, e come risultato concreto il trasferimento delle popolazioni mongole viventi ancora sulle loro terre ancestrali verso regioni urbane o agricole abitate prevalentemente da popolazioni di origine Han. A tutt'oggi più di 160 000 mongoli sono stati costretti ad abbandonare le loro terre e ad installarsi in regioni dove sono privati di tutto.

E' al corrente la Commissione delle conseguenze drammatiche della politica di sfruttamento intensivo delle terre nella Mongolia meridionale, e delle tragiche conseguenze umane della politica cosiddetta di immigrazione ambientale? Quali iniziative concrete intende la Commissione adottare per indurre le autorità di Pechino di abbandonare la loro politica di colonizzazione della Mongolia meridionale, a causa del disastro ecologico e della tragedia umana delle popolazioni mongole? In particolare, intende la Commissione denunciare l'attuale politica di espropriazione delle terre e appoggiare le richieste di restituzione delle terre espropriate ai loro legittimi occupanti?

E-1564/02
Risposta del sig. Patten
a nome della Commissione
(4 luglio 2002)


Come l'onorevole parlamentare saprà, i diritti dell'uomo sono in cima alle priorità della politica dell'Unione e costituiscono una questione di primaria importanza nelle relazioni tra l'Unione e i paesi terzi.

L'Unione solleva la questione dei diritti dell'uomo presso le autorità cinesi in ogni possibile occasione oltre che nel quadro del dialogo sui diritti dell'uomo tra Unione e Cina istituito nel 1996. L'Unione si è adoperata, in particolare, per ottenere risultati tangibili nei settori che destano maggiore preoccupazione: libertà religiosa, libertà d'espressione, repressione dell'opposizione politica, pena di morte, abolizione delle condizioni arbitrarie di carcerazione, ratifica e attuazione delle convenzioni delle Nazioni Unite, attuazione del protocollo di intesa con l'Ufficio dell'Alto commissariato per i diritti dell'uomo e tutela dei diritti delle minoranze in tutta la Cina.

In questo contesto, l'Unione ha sollevato il caso dell'attivista mongolo Hada, che è detenuto dal 1996 con l'accusa di separatismo e ha precisato che il codice penale cinese, che punisce tutte le forme, anche non violente, di separatismo, non è compatibile con le convenzioni delle Nazioni Unite sui diritti dell'uomo.

La Commissione non è invece al corrente della politica di sfollamento forzato, attraverso espropriazione delle terre, delle popolazioni della Mongolia meridionale cui fa riferimento l'onorevole parlamentare e sarebbe interessata ad ottenere tutti i dettagli disponibili in materia.