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Interrogazione parlamentare di Olivier Dupuis (NI) alla Commissione e risposta data dal sig. Patten in nome della Commissione
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Interrogazioni parlamentari
INTERROGAZIONE SCRITTA E-0705/03
di Olivier Dupuis (NI) alla Commissione
(27 febbraio 2003)
Oggetto: Cecenia: le truppe fanno saltare in aria i civili
Bruxelles, 20 Febbraio 2003. Secondo alcune fonti indipendenti russe, truppe militari e paramilitari hanno effettuato, all'inizio del mese di gennaio, delle operazioni di rastrellamento ("zachistka") nella città cecena di Argun, nel corso delle quali sono state arrestate 100 persone. Qualche giorno più tardi, 18 cadaveri sono stati gettati fuori dall'edificio adibito a posto di controllo russo. Le persone scomparse sono 32. Tutte! ! le altre persone arrestate, a eccezione di 6, sono state rilasciate dopo il pagamento di un riscatto e dopo aver subìto torture e pestaggi. Le sei persone non rilasciate sono state portate sull'argine del fiume Argun dove sono state avvolte da candelotti di dinamite e "fatte esplodere".
Contemporaneamente, le autorità russe hanno smantellato i campi profughi in Inguscezia e rimandato i rifugiati in Cecenia, dove rischiano di essere perseguitati e dove la loro libertà e la loro vita sarà messa a repentaglio fin quando la comunità internazionale non costringerà la Federazione Russa a porre fine alle atrocità commesse e si deciderà ad avviare negoziati seri con il governo legittimamente eletto del Presidente Mashkadov su quello che sarà lo statuto futuro della Cecenia.
Quali sono le informazioni di cui dispone la Commissione rispetto a questi crimini inqualificabili perpetrati dalle truppe militari e paramilitari nella città di Argun e quale è stata la sua reazione? Quali sono le iniziative politiche e diplomatiche che la Commissione intende avviare in risposta all'azione portata avanti dalla Russia che consiste da un lato nello smantellare i campi di rifugiati in Inguscezia, cosa che equivale a costringere i rifugiati ceceni a tornare in Cecenia, e dall'altro nell'effettuare azioni criminali come quella svolta a Argun? La Commissione potrebbe formulare una proposta di azione comune con il fine di mettere in atto un piano straordinario - come fu fatto per la Bosnia e il Kossovo - per accogliere tutti i rifugiati ceceni, la cui vita e integrità fisica è minacciata se tornano in Cecenia?
E-0705/03EN
Answer given by Mr Patten
on behalf of the Commission
(31 March 2003)
Although the Commission does not have details of this specific case, it is aware of allegations of significant human rights violations committed by Russian servicemen in Chechnya. There can be no justification for the abuse of human rights and the Commission calls for all allegations to be forwarded to the relevant Russian authorities for investigation by both military and civilian prosecutors, in order to dispel any notion of impunity. The findings of all such investigations should be public.
Shared values in the fields of democracy and human rights underpin the EU-Russia relationship and its Partnership and Cooperation Agreement in particular. The Commission has in the past repeatedly raised this matter within the framework of the Union’s bilateral political dialogue with the Russian Federation and it will continue to do so. The Commission also supports raising these issues at the forthcoming United Nations Human Rights Commission in Geneva.
The Commission promotes respect for human rights and democracy in Russia through a number of projects that are financed under the European Initiative for Democracy and Human Rights. These activities are implemented in cooperation with civil society and international organisations such as the Council of Europe. The Tacis programme is also active in this domain.
The Commission considers that the return of internally displaced persons to Chechnya should take place on a strictly voluntary basis. Those who wish to remain in Ingushetia should be allowed to do so. In December 2002, the Russian authorities summarily closed the Aki-Yurt camp for internally displaced persons in Ingushetia. After Union political pressure was brought to bear, the Russian authorities gave assurances that there would be a moratorium on the closure of camps. The Commission – as the major provider of humanitarian aid to the region - will monitor developments closely.
The Commission considers that a military solution will not by itself provide stability and lasting peace for the north Caucasus or address the root causes of the conflict. All avenues for a political solution, respecting Russia’s sovereignty and territorial integrity, should be explored. In this regard, the Commission believes that it is in the interest of Russia to maintain a continued Organisation on Security and Cooperation in Europe field presence in Chechnya with a meaningful mandate. The Commission is closely following Russian preparations for the constitutional referendum which Russia intends to hold on 23 March 2003.
Iscritti e contribuenti 2013
| Giuseppe R. Roma | 590 € |
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