Interrogazione parlamentare di Maurizio Turco (NI) alla Commissione e risposta data dal sig. Bolkestein in nome della Commissione




Interrogazioni parlamentari
INTERROGAZIONE SCRITTA E-2066/03
di Maurizio Turco (NI) alla Commissione
(11 giugno 2003)

Oggetto: Repubblica italiana: applicazione della direttiva sull'IVA relativa alle forniture intracomunitarie


Nel recepire la direttiva sull'IVA per quanto concerne le forniture intracomunitarie, il governo italiano ha previsto:

a) un tipo particolare di fattura (fattura intra-UE) per poter detrarre dalle tasse gli acquisti di beni professionali fatti in un altro Stato membro;

b) una specifica dichiarazione annuale.

Tale procedura riguarda anche chi non acquista beni o servizi da rivendere nel proprio Stato, ma solo beni da utilizzare in proprio, direttamente per l'esercizio della professione.

Inoltre:

- molti negozi all'estero e vari negozi elettronici - come ad esempio Amazon - non conoscono le fatture intra-UE e quindi ne rifiutano l'emissione, con la conseguenza per l'acquirente di non poter detrarre fiscalmente l'acquisto;

- la dichiarazione annuale richiesta in Italia è così complessa che, ricorrendo ad un commercialista, viene a costare circa 100 euro.

Può pertanto la Commissione far sapere:

- se non ritiene che la normativa UE (che prevede una fattura di tipo particolare, di cui però molti negozi ignorano addirittura l'esistenza e/o rifiutano l'emissione), nonché la normativa italiana (per la parte che concerne l'esosa dichiarazione annuale) ledano il principio del mercato unico?

- Se ritiene che sia possibile prendere un'iniziativa volta a semplificare tali procedure?

E-2066/03IT
Risposta data dal sig. Bolkestein
in nome della Commissione
(16 luglio 2003)


Ai sensi dell'articolo 22 della sesta direttiva IVA del Consiglio (77/388/CEE), del 17 maggio 1977, in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra di affari - Sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme (1) , ogni soggetto d'imposta è tenuto ad emettere fattura, o altro documento equivalente, per le merci e i servizi forniti ad un altro soggetto d'imposta o ad una persona giuridica che non è soggetto d'imposta.
In relazione alla fornitura di merci all'interno della Comunità, ciò significa che solo lo Stato membro dove il fornitore ha fissato la propria sede è competente a determinare i requisiti della fattura da emettere. Di conseguenza, lo Stato membro di destinazione non può imporre ulteriori requisiti per autorizzare la detrazione dell'IVA sulle merci o sui servizi acquistati in un altro Stato membro.
Nella sua interrogazione, l'onorevole parlamentare afferma che il governo italiano, per autorizzare i contribuenti a detrarre l'IVA sulle merci o sui servizi acquistati in un altro Stato membro, accetterebbe solamente uno specifico tipo di fattura "intra-UE".
Se questa affermazione dovesse confermarsi, la Commissione verificherà se l'Italia agisce contro i principi stabiliti dalla sesta direttiva, in violazione del diritto comunitario.
Va tuttavia precisato che il 20 dicembre 2001 il Consiglio ha adottato la direttiva 2001/115/CE, che modifica la direttiva 77/388/CEE al fine di semplificare, modernizzare e armonizzare le condizioni imposte alla fatturazione in materia di imposta sul valore aggiunto (2) . Questa direttiva entrerà in vigore il 1° gennaio 2004 ed eliminerà le attuali discrepanze tra i requisiti nazionali in materia di fatturazione.
L'onorevole parlamentare ritiene che la dichiarazione del reddito annuo richiesta in Italia sia particolarmente complessa.

Ai sensi dell'articolo 22 della sesta direttiva IVA, gli Stati membri possono fissare la maggior parte delle norme relative alle dichiarazioni, agli estratti riepilogativi e alle dichiarazioni riepilogative.

Pertanto, a condizione che determinati requisiti minimi siano rispettati, gli Stati membri sono liberi di fissare il formato e il contenuto di tali dichiarazioni.

Tuttavia, la Commissione sa bene che la complessità e la diversità degli obblighi in materia di IVA presenti nei vari Stati membri possono causare serie difficoltà ai commercianti, soprattutto a quelli che devono versare l'IVA in più di uno Stato membro.

Essa ha pertanto effettuato uno studio esaustivo su tale questione, al fine di predisporre proposte adeguate nel 2004. Tale studio è attualmente disponibile al pubblico sul sito web della Commissione (al punto "La vostra voce in Europa") (3) .

1) GU L 145 del 13.6.1977. Direttiva come da ultimo modificata dalla direttiva n. 2002/92/EC del Consiglio, del 3 dicembre 2002, GU L 331 del 7.12.2002
2) GU L 15 del 17.1.2002
3) http://europa.eu.int/yourvoice/index_it.htm