Interrogazione parlamentare di Maurizio Turco (NI) al Consiglio e risposta



Interrogazioni parlamentari
INTERROGAZIONE SCRITTA P-1599/99
di Maurizio Turco (NI) al Consiglio
(8 settembre 1999)

Oggetto: Le crescenti minacce della Repubblica Popolare Cinese contro Taiwan


Da ormai molto tempo la Repubblica Popolare Cinese sta conducendo una politica di crescente minaccia nei confronti della Repubblica Cinese (Taiwan), che ha prodotto come unico evidente risultato un preoccupante aumento di tensione nella regione sud-est asiatica. Dalle minacce di una possibile guerra tecnologica contro l'isola, Pechino è ormai passata ad una vera e propria "escalation" militare e militarista che rischia di portare la RPC a compiere gesti irreparabili.

Di fronte a questo scenario l'Unione europea persiste a seguire una politica del cosiddetto "dialogo critico" con Pechino che, in pratica, consiste nel lasciare alle autorità comuniste cinesi carta bianca nella loro politica aggressiva nei confronti di Taiwan di negazione dei diritti degli individui all'interno delle proprie frontiere e di feroce oppressione dei popoli tibetani, mongoli e uiguro che, loro malgrado, vivono all'interno delle frontiere della RPC.

Non ritiene il Consiglio che la cosiddetta politica di dialogo critico finora portata avanti dall'Unione nei confronti della RPC finisca per costituire un incoraggiamento de facto alle tendenze aggressive, militariste e di oppressione del regime comunista cinese? Non ritiene il Consiglio legittima la presente volontà della Repubblica di Taiwan di rifiutare la sua integrazione in uno Stato fondato sulla negazione dello stato di diritto e della democrazia? E conseguentemente, non ritiene il Consiglio doveroso sostenere la richiesta della Repubblica di Taiwan di essere reintegrata nelle Nazioni Unite e riconosciuta de iure come Stato sovrano?

P-1599/99IT
Risposta
(22 ottobre 1999)


L'Onorevole Parlamentare sarà a conoscenza della dichiarazione fatta dall'UE il 20 luglio scorso in cui si esprimeva preoccupazione per la situazione che si era venuta a creare in quel mese nella zona degli stretti di Taiwan. La dichiarazione rammentava inoltre quanto stia a cuore all'UE il principio di "una sola Cina" pur sottolineando la necessità di addivenire attraverso un dialogo costruttivo a una soluzione pacifica della questione di Taiwan. L'UE continua a sperare che tutte due le parti vogliano compiere ogni sforzo per chiarire le incomprensioni e mantenere un dialogo costruttivo da entrambe le parti si dovrebbe evitare di intraprendere passi o fare dichiarazioni che accrescano la tensione. Tale approccio è generalmente condiviso dalla comunità internazionale.

Gli obiettivi dell'UE continuano a essere: l'intensificazione delle relazioni con la Cina e l'appoggio della sua integrazione nell'economia mondiale, contribuendo così al sostegno delle riforme economiche e sociali e a creare le premesse per una società più aperta, lo stato di diritto nonché il rispetto dei diritti dell'uomo riconosciuti a livello internazionale.

Il dialogo politico, compreso il dialogo sui diritti dell'uomo che era stato ripreso nell'ottobre 1997, intende promuovere tali obiettivi.

Non ci si possono attendere risultati immediati, ma grazie agli sforzi pazienti e perseveranti dispiegati dall'UE, nonché attraverso il dialogo e altri strumenti, viene riconosciuta sempre più ampiamente anche in Cina la bontà dei valori universali a cui aderiamo. Per questa ragione l'UE ha insistito nel voler mantenere un dialogo globale e sostanziale senza escludere a priori alcun tema. L'UE ha inoltre messo in chiaro che desidera che il dialogo sui diritti dell'uomo non sfoci semplicemente su un mero riconoscimento da parte della Cina degli impegni assunti a livello internazionale, ma produca all'interno di questo paese miglioramenti concreti della situazione dei diritti dell'uomo.