Interrogazione parlamentare di Marco Cappato (NI) alla Commissione e risposta del Sig. Patten a nome della Commissione




Interrogazioni parlamentari
INTERROGAZIONE SCRITTA E-1546/03
di Marco Cappato (NI) alla Commissione
(28 aprile 2003)

Oggetto: Chiusura di Internet café nella Mongolia interna


Secondo l'agenzia di stampa cinese Xin-Hua News, dal 1° aprile ultimo scorso, più di 700 Internet café della Mongolia interna sono stati oggetto di intimidazioni ed intrusioni da parte delle autorità cinesi e a causa di ciò molti di tali cybercafé sono stati definitivamente chiusi. Secondo l'agenzia di stampa ufficiale della Mongolia interna, Inner Mongolian Daily, sin dal 10 aprile le autorità di polizia locali hanno mobilitato 400 agenti e 150 veicoli per ispezionare più di 500 Internet café. Nel corso di tali controlli l'80% dei locali controllati nella regione di Huhhot City sono stati chiusi.

Il 10 aprile sotto la supervisione delle autorità della Mongolia interna si è tenuta una riunione tra rappresentanti dell'ufficio della Pubblica Sicurezza, dell'ufficio culturale e dell'ufficio per le telecomunicazioni della regione autonoma. Nella dichiarazione finale redatta a conclusione di tale riunione si legge: "utilizzare giochi online, consentire l'accesso di Internet ai giovani, mantenere aperti i cybercafé fino a tarda ora e consentire l'accesso ad Internet senza rivelare la propria identità rappresentano attività illegali".

La Commissione è al corrente di tale iniziativa delle autorità locali della Mongolia interna? In che modo intende vigilare sul rischio che questa iniziativa venga utilizzata per reprimere ulteriormente il diritto di espressione e di parola in Cina?

Che pressioni intende essa esercitare per assicurare ai cittadini della Mongolia interna il pieno esercizio del diritto di espressione e di parola che, come stabilito dall'articolo 19 della Dichiarazione universale dei Diritti dell'uomo, prevede la libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto a non essere molestato per la propria opinione e quello a cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo senza limiti di frontiera?

E-1546/03IT
Risposta data dal sig. Patten
a nome della Commissione
(13 giugno 2003)


La Commissione è a conoscenza delle restrizioni imposte dal governo cinese all'uso di Internet e, in particolare, dell'obbligo per gli utenti degli Internet café di dichiarare la propria identità e per i camerieri e i proprietari degli Internet café di sopprimere i contenuti giudicati "sovversivi" e di registrare i dati relativi agli utenti e alle connessioni da questi effettuate. A seguito di diverse tragedie determinate dal non rispetto delle norme di sicurezza, le autorità cinesi hanno en effetti lanciato dal 2001 una campagna contro gli Internet café non regolari, che ha portato alla chiusura di numerosi locali.
Senza voler contestare la legittima preoccupazione del governo cinese di tutelare gli utenti di Internet, l'Unione ritiene che per molti aspetti la politica attuata in Cina nei confronti di Internet non permetta ai cittadini cinesi di avvalersi pienamente della libertà di espressione e di opinione, garantita dal patto sui diritti civili e politici firmato dalla Cina nel 1998. L'Unione solleva puntualmente la questione presso le autorità cinesi in occasione delle sessioni semestrali del dialogo euro-cinese sui diritti umani. L'Unione chiede regolarmente la liberazione di un certo numero di "cyberdissidenti".
Regolarmente l'Unione chiede anche la liberazione di un certo numero di prigionieri che ritiene siano detenuti per aver voluto esercitare il proprio diritto alla libertà di opinione e di espressione, tra l'altro su Internet.
La Commissione non è a conoscenza di un'applicazione molto più severa di questa politica generale delle autorità cinesi nella Mongolia interna, ma si propone di prestare in futuro una particolare attenzione alla situazione in questa provincia.