Interrogazione parlamentare di Emma Bonino (NI) al Consiglio e risposta



Interrogazioni parlamentari
INTERROGAZIONE SCRITTA P-3523/01
di Emma Bonino (NI) al Consiglio
(13 dicembre 2001)

Oggetto: La situazione in Zimbabwe


La situazione in Zimbabwe è in continuo peggioramento con un crescendo di intimidazioni e minacce ai partiti di opposizione, alle organizzazioni per i diritti dell'uomo, ai media nonché alle missioni diplomatiche dei paesi e delle organizzazioni internazionali accreditate ad Hararte. Gli autori di tale opera di istigazione sistematica alla violenza sono Mugabe, Presidente della Repubblica dello Zimbabwe, e i membri del suo governo. Il 23 novembre scorso, in occasione della visita di una delegazione di 20 membri dell'Unione europea ad Harare, il Presidente Mugabe ha oltrepassato i limiti imposti dalla cortesia diplomatica e dalle semplici buone maniere, uscendo dalla sala riunioni dopo essersi categoricamente rifiutato di rispondere a tutte le domande riguardanti la relazione delle Nazioni Unite sullo sfruttamento delle risorse naturali nella Repubblica Centrafricana e alla richiesta di inviare osservatori alle prossime elezioni presidenziali.

Quali misure l'Unione europea e, in particolare, il Consiglio, intendono adottare al fine di accelerare il dialogo politico previsto all'articolo 96 del Trattato di Cotonou per difendere in modo concreto i principi della democrazia e tutelare i diritti dell'uomo e le libertà fondamentali in Zimbabwe, così come il prestigio e la dignità delle istituzioni europee?

Non ritiene il Consiglio che la situazione sia ormai tale da dover valutare, congiuntamente agli Stati Uniti e ad altri Stati, l'applicazione urgente di sanzioni mirate - che riguardino in prima persona il presidente, i membri del suo governo e i rispettivi familiari - come il ritiro di passaporti e permessi di soggiorno, nonché una serie di altre misure che non abbiano però ripercussioni negative sulla popolazione civile?

P-3523/01
Risposta
(25/26 marzo 2002)


L'Unione europea ha espresso profonda preoccupazione per la difficile situazione dei diritti dell'uomo nello Zimbabwe, in particolare dall'inizio del 2000, e per il persistere di un clima di violenza e intimidazione e dell'apparente impunità in cui sono stati e continuano a essere perpetrati i crimini. Fonte di grave preoccupazione sono anche la persecuzione dell'opposizione, specialmente all'avvicinarsi delle elezioni presidenziali previste per il 9 e 10 marzo 2002, l'intimidazione della magistratura, le limitazioni al diritto di libertà di espressione per tutti, compresa la stampa, e le occupazioni illegali di fattorie.

Alla luce delle disposizioni relative al rispetto dei diritti dell'uomo, dei principi democratici e dello Stato di diritto di cui all'articolo 9, paragrafo 2 dell'accordo di Cotonou e conformemente all'articolo 96 di tale accordo, il 29 ottobre 2001 è stata presa la decisione di avviare consultazioni con lo Zimbabwe e la parte ACP.

Le consultazioni hanno avuto luogo l'11 gennaio 2002, con la partecipazione di vari paesi della SADC che svolgono un importante ruolo in tutto il processo.

A conclusione della riunione, l'UE ha ricordato i settori nei quali le autorità dello Zimbabwe hanno espresso la volontà di apportare qualche miglioramento per venire incontro con azioni concrete alle preoccupazioni dell'UE. L'UE ha annunciato tuttavia di non essere soddisfatta e ha chiesto al Governo dello Zimbabwe di inviare, entro una settimana, una lettera al Presidente del Consiglio dell'UE per spiegare in modo particolareggiato le azioni che intende intraprendere su tutti i punti trattati nella discussione. L'UE ha insistito in particolare sull'invito e l'accreditamento di osservatori internazionali, compresi gli osservatori UE, almeno sei settimane prima delle elezioni e sul pieno accesso ai mezzi di informazione nazionali e internazionali. I capi missione dell'UE ad Harare sono stati invitati a riferire con urgenza sui progressi conseguiti in vista di una valutazione da parte del Consiglio Affari generali del 28 gennaio 2002.

Il Consiglio "Affari generali" del 28 gennaio 2002 si è dichiarato gravemente preoccupato per la situazione nello Zimbabwe, in particolare la recente recrudescenza della violenza e dell'intimidazione degli oppositori politici, nonché la persecuzione della stampa indipendente. Prende atto che il governo dello Zimbabwe non ha adottato misure efficaci per migliorare la situazione a seguito dell'appello lanciato dal Consiglio europeo di Laeken dello scorso dicembre.

Il Consiglio deplora la dichiarazione rilasciata il 9 gennaio 2002 dal Generale Vitalis Zvinavashe, Capo delle forze armate dello Zimbabwe, in cui si minaccia di rovesciare il processo democratico se i comandi militari non condividessero il risultato delle elezioni presidenziali.

Il Consiglio ha espresso profonda preoccupazione per la recente legislazione dello Zimbabwe che, se adottata, comprometterebbe gravemente la libertà di espressione, di riunione e di associazione, principalmente la legge sull'ordine pubblico e la sicurezza pubblica, la legge di emendamento della normativa generale (che violano entrambe le norme e gli standard per elezioni libere e regolari, convenute dall'assemblea parlamentare regionale della SADC nel marzo 2001) e la proposta legislazione di regolamentazione dei media.

Il Consiglio ha preso atto delle assicurazioni fornite dallo Zimbabwe in occasione delle consultazioni dell'11 gennaio e confermate nella lettera del Ministro degli esteri Mudenge del 18 gennaio 2002. In esse si afferma che il governo dello Zimbabwe farà tutto il possibile, fra l'altro, per porre fine alla violenza, che le elezioni saranno libere e regolari, che osservatori internazionali saranno invitati a seguirle, compresi quelli degli Stati membri dell'UE, che il governo dello Zimbabwe sostiene l'indipendenza del sistema giudiziario e che non si verificheranno più occupazioni di fattorie o di proprietà. Il Consiglio continua tuttavia a nutrire preoccupazioni per il fatto che gravi violazioni dei diritti umani continuano a prodursi e per gli scarsi progressi compiuti in materia di accesso degli osservatori internazionali e dei media in vista delle elezioni. Il Consiglio ha sottolineato che il governo dello Zimbabwe sarà giudicato in base alle sue azioni.

Il Consiglio continuerà a coordinarsi con i partner internazionali, soprattutto con i partner dello Zimbabwe in seno alla SADC.

L'UE conclude che gli elementi essenziali definiti all'articolo 9 dell'accordo di Cotonou non sono rispettati. Si rammarica che finora, malgrado ogni sforzo, le consultazioni nell'ambito dell'articolo 96 non abbiano posto rimedio alla situazione.

Di conseguenza, l'UE ha deciso che chiuderà le consultazioni nell'ambito dell'articolo 96 e applicherà le sanzioni se:

- il Governo dello Zimbabwe impedisse lo svolgimento della missione di osservazione dell'UE che avrà inizio il 3 febbraio o le impedisse in seguito di operare efficacemente o vietasse ai media internazionali il libero accesso per la copertura delle elezioni; o

- si verificasse un grave peggioramento della situazione sul terreno in termini di situazione dei diritti umani o attacchi all'opposizione; o

- le elezioni fossero giudicate non libere né regolari.