"INTELLETTUALI IN SILENZIO: SANNO CHE E' ANCHE COLPA LORO"

Antonio Troiano
Il Corriere della Sera

MILANO - "Emma Bonino non parla di intellettuali in generale ma di intellettuali liberal democratici. Una distinzione importante. E questi signori tacciono perché sanno bene di aver dato mano anche loro, in qualche modo, al lavorio propagandistico da cui è derivato il tracollo di questi Paesi". Luciano Canfora commenta così la critica del commissario europeo al silenzio degli uomini di cultura italiani sulla questione albanese. Al silenzio di grandi nomi come Bobbio, Eco, Galante Garrone e molti altri. "Certi intellettuali - continua Canfora - hanno gioito del tracollo di molti Paesi dell'Est e, nel caso dell'Albania, hanno salutato la vittoria di Sali Berisha, il democratico". E adesso? "Adesso i conti non tornano, perché a seguito della catastrofe che abbiamo causato, questa gente scappa. Si ribella contro la mafia interna, che in parte abbiamo esportato noi stessi, perché la Sacra Corona Unita è in Puglia ma lavora con manodopera presa in Albania. Quindi, siccome questi intellettuali sanno che le radiose giornate dell'89 hanno prodotto questo, preferisconotacere, perché non sanno che diavolo dire". Parole dure quelle di Canfora il quale ricorda che Emma Bonino già qualche settimana fa, sull'Unità "aveva fatto un'ottima analisi in cui diceva: abbiamo voluto imporre il modello capitalistico all'Albania e ora questi sono i risultati".
Severo anche il commento dell'antropologa Ida Magli: "In Italia da quando hanno vinto le sinistre (e gli intellettuali sono stati quasi tutti di sinistra) c'è una situazione di smarrimento culturale. Qui si parla solo di economia, e l'economia uccide il pensiero. C'è un senso di vuoto intellettuale e artistico provocato dal fatto che l'unica cosa che conta sono gli economisti e i finanzieri. Il problema degli albanesi - continua la Magli - rientra in questo vuoto: nessuno parla più di niente mentre in passato sono sempre stati gli intellettuali a dare visibilità ai problemi non strettamente tecnici".
E la Pivetti? "Non è nessuno e ciò che dice non conta niente".
Alessandro Galante Garrone, tra gli storici chiamati in causa, si limita a rispondere con poche parole: "Non approvo queste generalizzazioni, ma la mia coscienza è tranquilla. Il giornale per cui collaboro non è mio e non posso disporne a mio comodo. Ma quando mi è stato chiesto di prendere una posizione l'ho sempre fatto. Non mi sono mai tirato indietro".
Secondo il filosofo Umberto Curi, il silenzio degli intellettuali, la loro incapacità a discutere il nostro futuro in una società multietnica non stupisce: "E' la cultura nel suo insieme, più ancora che i singoli intellettuali, ad aver smarrito il senso di un lavoro di prospettiva, in grado di decifrare almeno le linee generali di ciò che ci attende già a partire da domani. Tramontata l'epoca in cui era di moda "suonare il piffero per la rivoluzione", è da qualche tempo subentrata l'era degli intellettuali usa e getta, disposti a vendersi l'anima per una comparsata tv.
"E come se il crollo del muro di Berlino - spiega Curi - avesse delle "sorti magnifiche e progressive", anche il ben più ragionevole e modesto atteggiamento di chi si sforzi di vedere al di là del proprio naso, e del proprio "particulare", per descrivere qualche possibile scenario futuro".