Int. a Paul Kennedy: "Anche Stalin firmò per i diritti dell'uomo"

Ennio Caretto
Corriere della Sera

Per lo storico Paul Kennedy, autore di Ascesa e declino delle grandi potenze e de Il Parlamento dell`uomo (l`Onu), la Conferenza sul razzismo non segnerà una svolta storica: «Dopo accuse e contraccuse, propaganda e scontri, sfocerà in una dì quelle dichiarazioni solenni che rappresentano in realtà dei modesti compromessi». Il docente dell`Università di Yale, che sta scrivendo un libro sulla Seconda guerra mondiale, è scettico sull`efficacia di simili iniziative: «Il rispetto dei diritti umani sì impone solo con risoluzioni vincolanti. C`è da chiedersi chi e quanti le vorrebbero veramente perché la sede adatta non è certo questa conferenza. Inoltre c`è il pericolo che essa assuma un tono antisemita».

Lei è pro o contro il boicottaggio di Durban II, a Ginevra?

«E una questione di grigio, non di bianco e di nero. Io penso che i nostri governi si siano posti un interrogativo etico e uno politico. E giusto o ingiusto il boicottaggio, visto che una gran parte dei Paesi firmerà la dichiarazione senza alcuna intenzione di rispettarla? E in previsione di una denuncia di Israele che ha fornito l`occasione all`Islam con la sua sproporzionata reazione a Gaza - è politicamente vantaggioso o svantaggioso parteciparvi?».

Di qui le opposte decisioni degli alleati?

«Esattamente. L`America e l`Italia si sono dette che il boicottaggio è giusto e partecipare alla Conferenza sarebbe dannoso. La Gran Bretagna e la Francia hanno invece concluso che, nonostante i dubbi e i rischi, conviene dimostrare di essere alla ricerca di un dialogo onesto. Su Obama, secondo me, ha pesato altresì il timore che una presenza americana a Ginevra gli alienasse l`opinione pubblica interna oltre che Israele, che diffida di lui».

Una divisione inattesa tra Londra e Washington?

«Diciamo una divisione in contrasto con la Storia. Circa 25 anni fa, il presidente Usa Ronald Reagan e la premier britannica Margaret Thatcher lasciarono all`unisono l`Unesco perché aveva equiparato il sionismo al razzismo».

Perché è scettico su Durban II?

«Lo sono stato anche su Durban I, nel 2001, manipolata e strumentalizzata da troppi Paesi. Io sono scettico sulla Dichiarazione universale dei diritti dell`uomo del 1948, che proponeva anche il pieno impiego, l`assistenza sanitaria di Stato. Il presidente americano Truman la firmò perché sapeva che, a differenza delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza, non aveva valore legale. La firmò persino Stalin, un violatore dei diritti umani».

Dovrebbe farsene carico il Consiglio di sicurezza? 

«Il Consiglio è bloccato da cinque potenze conservatrici che hanno macchie razziste, presenti o passate, da nascondere, l`America i neri, la Russia la Cecenia, la Cina il Tibet, la Francia gli arabi, l`Inghilterra il Kenya. E si trincera dietro il principio che deve decidere delle questioni di guerra e pace non delle libertà civili. Insomma, rifiuta di interessarsene se non in casi circoscritti».

Non c`è il Consiglio dei diritti umani dell`Onu?

«Il Consiglio, come la precedente Commissione, a volte è ostaggio di Paesi che promuovono delle decisioni inique o che vanificano quelle eque. Invece di penalizzare sempre, come dovrebbe, quanti fanno del razzismo o peggio fanno del genocidio, in certi momenti li ignora o li nasconde».

Qual è il rimedio?

«Bisogna martellare il messaggio antirazzista. Quando l`Onu fece la Dichiarazione universale sui diritti umani, l`impatto fu forte, creò grandi aspettative. Idem quando fu varato il protocollo di Kyoto contro l`emissione di gas serra. Le grandi potenze devono alimentare le aspettative e premere molto più fortemente sulle nazioni interessate alle buone relazioni con loro, ma che ancora violano i diritti umani. Se lo faranno, in futuro anche conferenze come quella di Ginevra produrranno frutti».