INFORMATION SOCIETY. DA MERCOLEDÌ A GINEVRA


Il Riformista

n piano perché i governi controllino Internet entusiasma Cina e Cuba e spacca il summit Onu

Da mercoledì a venerdì a Ginevra è previsto l'atto finale della prima fase del Summit Mondiale sulla Società dell'Informazione (la seconda fase culminerà in un secondo incontro a Tunisi nel 2005). Le giornate di Ginevra sono state precedute da oltre un anno di incontri preparatori, in cui le delegazioni dei governi, della società civile e di tutte le organizzazioni interessate all'iniziativa hanno lavorato ai documenti che saranno oggetto di discussione. Tuttavia, a pochi giorni dall'evento finale, non c'è ancora un accordo su alcuni punti centrali dei documenti in gioco: la dichiarazione di principio e il piano di azione. Il parto è stato più doloroso del previsto e non è ancora finito: una riunione di emergenza è stata convocata nella speranza, per lo meno, di arrivare a un livello in cui tutte le parti interessate «siano egualmente scontente».
Per capire perché si è creata questa situazione bisogna chiarire il significato di questo summit e la posta in gioco.
L'idea di organizzare un grande evento internazionale per riflettere sul ruolo delle nuove tecnologie nella società odierna risale al 1998, quando la proposta venne formalizzata in un incontro a Minneapolis della Iternational Telecommunication Union. La proposta fu rilanciata all'Onu, di cui l'ITU è parte, che la sostenne entusiasticamente affidando all'Unione il ruolo di organizzatore. Con la Risoluzione 56/183 l'Assemblea Generale dell'Onu chiarì diversi aspetti relativi alla preparazione del summit, incoraggiando la più vasta partecipazione possibile.
La posta in gioco del summit è prima di tutto simbolica (ma sono anche in gioco dei finanziamenti dell'Onu…): dall'incontro dovrà uscire una chiara presa di posizione politica, condivisa a livello globale, sul ruolo delle nuove tecnologie nella società dell'informazione. Bisogna anche rilevare che l'ultima iniziativa di un rilievo paragonabile nel campo della comunicazione è stata l'esperienza del dibattito sul Nuovo Ordine Internazionale della Comunicazione e dell'Informazione svoltosi in seno all'Unesco negli anni '70. In teoria tutto molto semplice, in pratica ecco che le nuove tecnologie diventano fonte di interpretazioni divergenti, lungi dall'essere come crede qualcuno uno strumento lineare di progresso.
Secondo una coalizione di gruppi della società civile presenti ai lavori il problema è che «certi governi non sono preparati; essi hanno paura del potere delle nuove tecnologie e del modo in cui gli individui le stanno usando per fare rete e creare nuove forme di alleanza e collaborazione, per condividere esperienze e conoscenza localmente e globalmente». I temi della democrazia elettronica - al di là di generiche prese di posizione - sono fra i grandi assenti delle bozze finali dei documenti (giunte oramai alla sesta o settima versione, a seconda di come si vogliono considerare i cosiddetti «non paper» realizzati in via informale da un gruppo di facilitazione). Si discute anche su che forma prenderanno i finanziamenti collegati al piano di azione (un nuovo fondo? E di quanto si parla?) e sui limiti da porre alla liberà di creazione ed espressione viste le esigenze derivanti dalla tutela della proprietà intellettuale.
Uno dei punti più critici è il tema dei diritti umani. La delegazione cinese sembrerebbe non intenzionata ad accettare un riferimento alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo nel preambolo della Dichiarazione di Principio. Il riferimento è particolarmente caro all'Unione Europea e questo ha creato uno stallo nelle negoziazioni, con la conseguenza, tra l'altro, di mettere in secondo piano le questioni relative al digital divide, globale, sociale e democratico. La Cina ha anche non pochi problemi in materia di strutture di governo di Internet: è noto che non le è gradita la partecipazione di Taiwan all'Icann. Ma soprattutto nelle ultime ore è emerso un piano che prevede un controllo diretto di Internet da parte dei governi, piano che naturalmente godrebbe della entusiastica approvazione di Cina e Cuba.
Non è la prima volta che in un summit dell'Onu si genera questa situazione (basti pensare a Johannesburg), ma è alquanto significativo visto il tema.
A questo punto potrebbe essere in discussione perfino la sede della seconda fase del Summit: i Radicali al Parlamento Europeo hanno chiesto un cambiamento viste le continue violazioni della Tunisia in fatto di libertà di stampa ed espressione del pensiero, on line e off line.