IMPRENDITRICI DI TUTTI I BALCANI, UNITEVI (E FATE LOBBY)

Livia Michilli
Corriere Magazine

La nuova battaglia della Bonino. Dopo la "querelle" Pannella-Pd, la lunga estate calda di Emma continua. Con un forum che mette intorno a un tavolo 400 donne d'affari. Obiettivo? Creare un network. E dare una spinta alla diplomazia


Ce l'ha scolpita nel cuore, quella notte del 30 marzo 1999: «Non la dimenticherò mai». Emma Bonino, allora commissario europeo per gli Aiuti umanitari, è in missione in Macedonia per convincere le autorità a non chiudere le frontiere dinanzi alle migliaia di kosovari costretti alla fuga dalle truppe serbe di Milosevic. E quella notte si sveglia di soprassalto: «Mì dicono che a Pristina caricano la gente sui treni, senza più documenti, e poi la scaricano al confine. Una deportazione di massa, un'evidente azione di pulizia etnica». Scene che dovevano restare consegnate alla storia riprendono vita sotto i suoi occhi: «Quando arrivo alla frontiera vedo centinaia e centinaia di persone in piedi sotto la pioggia, senza sapere dove andare. Una coppia di fidanzati mi racconta dì essere stata fermata mentre andava al lavoro e obbligata, fucile alla schiena, a salire sui vagoni». Tace un attimo, poi la tensione dei ricordi si scioglie in un sorriso. Perché, dopo quasi dieci anni e adesso che è ministro per il Commercio internazionale e le Politiche europee, Emma Bonino ritroverà quel pezzetto di mondo o almeno la sua metà rosa. Saranno infatti le donne dei Balcani, insieme a quelle del Caucaso e dei Caspio, le protagoniste del secondo Forum per l'imprenditoria femminile in programma a Bari il prossimo mese: «Sono Paesi che ho conosciuto in anni di guerra, anni di autentici orrori in cui ho visto le donne esposte al dolore e alla violenza. Ora sono emozionata e felice di vederle tornare alla carica pacificamente, impegnate a costruire ricchezza».

ATTENTE AL GAP

L'appuntamento è dal 12 al 14 settembre, non a caso in concomitanza con la Fiera del Levante, storica porta italiana verso i Balcani. A oggi hanno già aderito 180 donne d'affari straniere (più una nutrita pattuglia di ministre) e 200 italiane: l'obiettivo è ripetere, anzi superare, il successo della prima edizione del Forum for women entrepreneurs, svoltasi a marzo a Milano e dedicata all'area del Mediterraneo, del Medio Oriente e dei Golfo. Perciò, nei giorni caldi della discussione sulle pensioni e sulla candidatura alla guida del Partito democratico in ticket con Pannella, la Bonino non ha smesso di seguire passo passo la preparazione dell'iniziativa barese: «Ci tengo molto. L'imprenditoria femminile, nel nostro Paese e in gran parte del mondo, è una realtà piena di energia e sempre più significativa, ma anche giovane e poco visibile. Rispetto ai colleghi maschi, le donne hanno meno contatti, soprattutto internazionali». Così lei, che si è sempre battuta per i diritti del gentil sesso, nell'anno europeo delle pari opportunità s'è fatta un proposito concretissimo: recuperare il gap irrobustendo la rete di relazioni, creando occasioni di contatto diretto. E non è solo per nobilissime ragioni ideali: «Qui si tratta di economia di scala: è impossibile sviluppare un Paese in modo adeguato se non si valorizza il 50% delle sue risorse. E' una cosa antieconomica».
Fare network, è questa dunque la parola d'ordine del Forum, organizzato insieme all'Ice e alla Regione Puglia e patrocinato dal Quirinale e dalla Presidenza del Consiglio. Durante la tre giorni, cui parteciperanno anche i ministri Bersani e De Castro, le imprenditrici si confronteranno attraverso tavole rotonde, seminari (ce ne sarà uno sui fondi europei) e soprattutto incontri «business to business», con visite ad alcuni distretti produttivi: gettonatissimi il settore del turismo di qualità, genere spa e masserie salentine, e quello degli abiti da sposa «che fanno impazzire pure le arabe e le cinesi!». Le ospiti straniere provengono da 14 Paesi diversi - dall'Armenia alla Bosnia, dall'Ucraina al Montenegro - ma hanno molte caratteristiche in comune: rispetto alle omologhe arabe, spiega la Bonino, «sono figlie di una cultura magari chiusa ma certamente laica». Guardando le loro foto allegate alle schede di partecipazione, nei volti coglie «ancora un tratto di timidezza, un'aria un pò spaesata», unita però a una forte motivazione: «Sono determinate, hanno più voglia di mordere perché desiderano girare pagina e lasciarsi alle spalle un passato difficile». Fatto di guerra ma anche di comunismo: «Vivono le difficoltà di Paesi che fino a 20 anni fa non avevano il senso della proprietà privata e ora si ritrovano in un regime di mercato, passando spesso per un periodo di mercato nero».
Per questo l'ha molto colpita la storia di Teuta Ibrahimi, 55 anni, albanese, imprenditrice nel campo della distribuzione di carburanti: «Ha dovuto fare i conti con quella che lei chiama "la concorrenza sleale", fatta di contrabbando, evasione fiscale, atti vandalici. Le hanno assaltato gli uffici, bruciato i depositi». Poi c'è l'esperienza della bulgara Dorina Dobreva, manager di una ditta produttrice di porte e cancelli automatici: «Durante gli studi a Firenze ha visitato una fabbrica italiana e ha capito che nel suo Paese c'era mercato. Adesso la sua azienda ha 25 partner in 15 Paesi». E ancora Nina Noeva, presidente della Coalizione delle associazioni donne imprenditrici dell'Europa dell'Est, e Sonia Tasevska, che nel settore alimentare fattura tra Serbia e Macedonia circa 20 milioni di euro l'anno. O Narmina Abdinbeyova, la «signora dei profumi» in Azerbaijan, e Branka Bosnjak, che a Belgrado progetta ospedali e centri commerciali.

TAILLEUR BIANCO

«Questi Paesi ci sono geograficamente abbastanza vicini ed è un fattore importante perché la gran parte delle nostre aziende è di dimensione medio-piccola», sottolinea il ministro. Che si aspetta molto dalle imprenditrici italiane, cui non risparmia una tirata d'orecchi: «Sono una realtà diffusa e vivace. Però nelle missioni internazionali che ho guidato finora, in Marocco come in Cina, la loro partecipazione è stata debole». Arriveranno al Forum dal Sud d'Italia, come la presidente di Confindustria in Campania Cristiana Coppola, ma anche dal Nord, come Evelina Christillin, e dal Centro, come Fiorella Tombolini, presidente dell'omonima azienda d'abbigliamento. Quest'ultima l'ha conosciuta recentemente, durante un'altra iniziativa imprenditoriale in Umbria: «Mi colpì molto il suo intervento», racconta la Bonino, «ma non sapevo chi fosse. Giorni dopo mi recapitano a casa un favoloso tailleur bianco. Deve aver pensato che ero malvestita...».