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ILLEGITTIMO È NON INCRIMINARE SLOBO. CHE VERRÀ DIFESO BENISSIMO
Sergio Stanzani e Gianfranco Dell’Alba
Presidente e Segretario “Non c’è Pace Senza Giustizia”.
Libero
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E così il direttore di Libero pensa che una bella bomba su casa Milosevic durante l’offensiva NATO contro la Serbia sarebbe stata più «politically correct» dell’incriminazione del dittatore di Belgrado davanti al Tribunale dell’Aja. Questo in nome di una «realpolitik» tutta sua che considera buffonesco “il rito di un Tribunale ad hoc dal verdetto pre-confezionato”. Il perché Feltri cada nella trappola di «épater le bourgeois» a tutti i costi sparando ad alzo zero su una giustizia penale internazionale che comincia finalmente ad affermarsi è per noi un mistero. Per una volta che è possibile anche plasticamente vedere un Totò Riina internazionale alla sbarra degli imputati invece che in un esilio dorato come i vari Amin Dada ancora in circolazione, è curioso che il direttore di Libero si erga quasi a difensore postumo dell’impunità di Milosevic e di altri dirigenti jugoslavi.
Innanzitutto non è vero che il Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia sia illegittimo: esso è stato istituito con Risoluzione del Consiglio di Sicurezza n. 827, del 25 maggio 1993, conformemente al Capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite, allo scopo di processare i responsabili delle più gravi violazioni del diritto internazionale umanitario commesse nel territorio della ex Jugoslavia dal 1991.
Non è vero neanche che Milosevic sia stato consegnato illegalmente: il primo ministro serbo Dindic si è avvalso dell’articolo 135 della Costituzione serba, per cui le autorità possono avvalersi di prerogative federali nei casi in cui le istituzioni non funzionino nell’interesse della Repubblica.
Milosevic va processato, non ci sono dubbi, come noi radicali chiediamo da anni, tant’evvero che nell’agosto del 1998 il Partito Radicale lanciò per primo una campagna di raccolta firme per la sua incriminazione.
Il 18 febbraio 1999, poi, a Rambouillet, mentre si svolgevano gli ultimi tentativi per scongiurare l’avvio massiccio della “pulizia etnica” in Kossovo, il Comitato “Non c’è Pace senza Giustizia” presentò al rappresentante speciale dell’Unione Europea per il Kossovo Wolfang Petrich e all’allora procuratore del Tribunale per la ex Jugoslavia, Louise Arbour, un rapporto con le prove della responsabilità diretta di Milosevic per i crimini di guerra e contro l’umanità commessi in Kossovo a partire dal 1998.
Mentre il regime di Belgrado negava accesso al territorio Jugoslavo al Procuratore del Tribunale dell'Aja, un team di “Non c’è Pace Senza Giustizia” si recò in Kossovo ed in altre località jugoslave, in Macedonia ed in Albania, ad ottobre e a novembre del 1998, per condurre le ricerche sul campo necessarie alla compilazione di tale rapporto.
Dal 1989, Slobodan Milosevic ha controllato direttamente la Serbia e ha organizzato con cura la struttura della Repubblica Serba e della Repubblica Federale Jugoslava, in modo da assicurarsi il predominio decisionale. In qualità di capo del Consiglio Superiore di Difesa ha ordinato l'utilizzazione delle Forze Armate Jugoslave (VJ) in Kossovo, nonostante le obiezioni del premier del Montenegro. Allo stesso tempo, ha favorito lo schieramento di un gran numero di forze di polizia, che egli é stato in grado di controllare attraverso il suo consigliere per la sicurezza nazionale e capo della sicurezza di Stato serba, Jovica Stanisic, e attraverso il Capo del Dipartimento serbo di Pubblica Sicurezza, Vladimir Djordevic. Non vi é dubbio che egli sia stato in contatto diretto con i comandanti di polizia e militari sul campo - Stanisic e Djordevic da una parte, e il Generale Pavkovic dell'Esercito Jugoslavo dall'altra - ed ha diretto le loro attività da Belgrado.
Lo Statuto del Tribunale Internazionale prevede due forme diverse di responsabilità superiore - agli articoli 7 (1) e 7 (2) - cui sarebbero incorsi coloro che hanno diretto la campagna serba e controllato le forze coinvolte nella perpetrazione di crimini contro l'umanità e violazioni del diritto e delle consuetudini di guerra. Tale responsabilità deve essere posta al livello più alto di priorità investigativa per soddisfare il mandato del Tribunale Internazionale di contribuire al mantenimento della pace e alla realizzazione della riconciliazione in ex Jugoslavia.
Non si può celebrare un processo riguardante i crimini commessi nel conflitto in Kossovo senza riconoscere che l'attore principale, coinvolto a tutti i livelli nella pianificazione, ordine, istigazione e esecuzione di questi crimini, sia stato infatti il Presidente della Repubblica Jugoslava Milosevic.
Da questo punto di vista non solo la legittimità del tribunale è totale, e pienamente riconosciuta da tutta la comunità internazionale, ma sarebbe stata illegittima, casomai, la non consegna di Milosevic ai giudici che in virtù degli accadimenti jugoslavi e della gravità dei crimini perpetrati nella ex Jugoslavia sono gli unici abilitati a giudicare Milosevic.
Quanto ai diritti della difesa, ne siamo certi, Milosevic ne goderà molto di più di quelli che gli avrebbe garantito un Tribunale del suo regime e forse correrà meno rischi di bere tazzine di caffè avvelenato come è avvenuto, in varie forme, per tanti dignitari del suo regime.
Potrà quindi, se crede, fare pure i nomi dei vari burattinai europei e americani che con lui hanno fatto affari e intrallazzi. O forse Feltri pensa che, viceversa, con una bella bomba tanti si sarebbero messi più il cuore in pace?
Innanzitutto non è vero che il Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia sia illegittimo: esso è stato istituito con Risoluzione del Consiglio di Sicurezza n. 827, del 25 maggio 1993, conformemente al Capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite, allo scopo di processare i responsabili delle più gravi violazioni del diritto internazionale umanitario commesse nel territorio della ex Jugoslavia dal 1991.
Non è vero neanche che Milosevic sia stato consegnato illegalmente: il primo ministro serbo Dindic si è avvalso dell’articolo 135 della Costituzione serba, per cui le autorità possono avvalersi di prerogative federali nei casi in cui le istituzioni non funzionino nell’interesse della Repubblica.
Milosevic va processato, non ci sono dubbi, come noi radicali chiediamo da anni, tant’evvero che nell’agosto del 1998 il Partito Radicale lanciò per primo una campagna di raccolta firme per la sua incriminazione.
Il 18 febbraio 1999, poi, a Rambouillet, mentre si svolgevano gli ultimi tentativi per scongiurare l’avvio massiccio della “pulizia etnica” in Kossovo, il Comitato “Non c’è Pace senza Giustizia” presentò al rappresentante speciale dell’Unione Europea per il Kossovo Wolfang Petrich e all’allora procuratore del Tribunale per la ex Jugoslavia, Louise Arbour, un rapporto con le prove della responsabilità diretta di Milosevic per i crimini di guerra e contro l’umanità commessi in Kossovo a partire dal 1998.
Mentre il regime di Belgrado negava accesso al territorio Jugoslavo al Procuratore del Tribunale dell'Aja, un team di “Non c’è Pace Senza Giustizia” si recò in Kossovo ed in altre località jugoslave, in Macedonia ed in Albania, ad ottobre e a novembre del 1998, per condurre le ricerche sul campo necessarie alla compilazione di tale rapporto.
Dal 1989, Slobodan Milosevic ha controllato direttamente la Serbia e ha organizzato con cura la struttura della Repubblica Serba e della Repubblica Federale Jugoslava, in modo da assicurarsi il predominio decisionale. In qualità di capo del Consiglio Superiore di Difesa ha ordinato l'utilizzazione delle Forze Armate Jugoslave (VJ) in Kossovo, nonostante le obiezioni del premier del Montenegro. Allo stesso tempo, ha favorito lo schieramento di un gran numero di forze di polizia, che egli é stato in grado di controllare attraverso il suo consigliere per la sicurezza nazionale e capo della sicurezza di Stato serba, Jovica Stanisic, e attraverso il Capo del Dipartimento serbo di Pubblica Sicurezza, Vladimir Djordevic. Non vi é dubbio che egli sia stato in contatto diretto con i comandanti di polizia e militari sul campo - Stanisic e Djordevic da una parte, e il Generale Pavkovic dell'Esercito Jugoslavo dall'altra - ed ha diretto le loro attività da Belgrado.
Lo Statuto del Tribunale Internazionale prevede due forme diverse di responsabilità superiore - agli articoli 7 (1) e 7 (2) - cui sarebbero incorsi coloro che hanno diretto la campagna serba e controllato le forze coinvolte nella perpetrazione di crimini contro l'umanità e violazioni del diritto e delle consuetudini di guerra. Tale responsabilità deve essere posta al livello più alto di priorità investigativa per soddisfare il mandato del Tribunale Internazionale di contribuire al mantenimento della pace e alla realizzazione della riconciliazione in ex Jugoslavia.
Non si può celebrare un processo riguardante i crimini commessi nel conflitto in Kossovo senza riconoscere che l'attore principale, coinvolto a tutti i livelli nella pianificazione, ordine, istigazione e esecuzione di questi crimini, sia stato infatti il Presidente della Repubblica Jugoslava Milosevic.
Da questo punto di vista non solo la legittimità del tribunale è totale, e pienamente riconosciuta da tutta la comunità internazionale, ma sarebbe stata illegittima, casomai, la non consegna di Milosevic ai giudici che in virtù degli accadimenti jugoslavi e della gravità dei crimini perpetrati nella ex Jugoslavia sono gli unici abilitati a giudicare Milosevic.
Quanto ai diritti della difesa, ne siamo certi, Milosevic ne goderà molto di più di quelli che gli avrebbe garantito un Tribunale del suo regime e forse correrà meno rischi di bere tazzine di caffè avvelenato come è avvenuto, in varie forme, per tanti dignitari del suo regime.
Potrà quindi, se crede, fare pure i nomi dei vari burattinai europei e americani che con lui hanno fatto affari e intrallazzi. O forse Feltri pensa che, viceversa, con una bella bomba tanti si sarebbero messi più il cuore in pace?
Iscritti e contribuenti 2013
| Giuseppe R. Roma | 590 € |
| Salvatore P. Capistrello | 200 € |
| Giancarlo B. Torino | 30 € |
| Marco B. Merano | 20 € |
| Davide B. Prato | 50 € |
| Giuseppe P. Grottammare | 50 € |
| Maurizio T. Roma | 1.000 € |
| Rosa A. Firenze | 590 € |
| Giuliano G. Sondrio | 590 € |
| Sergio Pasquale R. Cremona | 500 € |
| Totale | 326.746 € |
Iscrizioni e contributi (online) 2013
Comunicati stampa
09/01/2003
TPI sulla Ex Jugoslavia
LA SERBIA DEVE CONSEGNARE AL TRIBUNALE DELL'AJA MILUTINOVIC, MLADIC E SESELJ E L'UNIONE EUROPEA DEVE ISCRIVERE LA SERBIA SULL’ELENCO DEI PAESI CANDIDATI
12/04/2002
TPI sulla Ex Jugoslavia
SERBIA: DUPUIS (RADICALI) "DOPO IL SUICIDIO DI STOJILJKOVIC, OCCORRE ASSICURARE SUBITO ALLA GIUSTIZIA INTERNAZIONALE I RICERCATI SERBI"
20/02/2002
TPI sulla Ex Jugoslavia
IL PRESIDENTE KOSTUNICA NON CONSENTE L’ACCESSO DEL TPI ALL’ARCHIVIO DELLE FORZE ARMATE JUGOSLAVE, FONDAMENTALE PER COMPRENDERE QUANTO AVVENNE IN CROAZIA, BOSNIA E KOSOVO
13/02/2002
TPI sulla Ex Jugoslavia
MILOSEVIC/REMONDINO:CAPPATO A ZACCARIA:"LA VOCE DELL’AJA NON SIA LA EX-VOCE DI BELGRADO"
Rassegna stampa
20/11/2002
Vjesnik
Miroslava Rozankovic
IL PIU' GRANDE PATIBOLO DELL' EUROPA DOPO LA SECONDA GUERRA MONDIALE
03/11/2002
Jutarnji list
Nikolina Sajn
Bonino: La Croazia ha il diritto di utilizzare tutte le possibilita' dello Statuto del Tribunale dell'Aja
22/02/2002
Radio Radicale
a cura Marina Sikora
Intervista di RR a Zdravko Tomac, vicepresidente del parlamento croato (Sabor), presidente della Commissione esteri, iscritto al PRT











