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IL SONNO EUROPEO
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Il ministro Bonino difende Israele e critica l'Eu che sottovaluta la minaccia del terrorismo.
Roma. "Per fortuna è stato sventato l'attentato, ma è un bel 'reminder' che la minaccia terroristica c'è". Emma Bonino, ministro per il Commercio internazionale e per le Politiche europee, dice al Foglio che però il campanello d'allarme suona soltanto quando la minaccia è vicina: "Qualche settimana fa, ci sono stati più di trecentocinquanta morti in un attacco terroristico a Bombay, ma a parte la notizia data il primo giorno tutti se ne sono dimenticati". Eppure anche quell'episodio fa parte della guerra al terrore. "Il fatto che sia stato evitato l'attacco agli aerei da Heathrow significa che c'è stata più sinergia e più coordinazione nelle varie intelligence, e questo è un passo positivo", dice Bonino con un certo ottimismo, visto che proprio il ruolo dei servizi segreti in Europa ha scatenato molte polemiche, soprattutto per quanto riguarda i voli della Cia. Ma la tendenza a sottostimare la potenza del fondamentalismo è comune nel nostro continente: "In Sinai, in India e poi in medio oriente: ci sono stati tanti episodi. C'è uno schieramento esplicito, che dichiara il suo obiettivo, e poco importa che lo faccia per interposta persona, che sia Hezbollah o Hamas". Proprio per questo Marco Pannella e il Partito radicale transnazionale hanno convocato per domani una "grave conferenza stampa": "Sproporzionata apparve per il nostro ministro degli Esteri la 'reazione' di Israele, ma sproporzionata a che, di grazia?". La risposta, secondo Pannella, è che "la replica delle due torri gemelle di New York sarà Israele. Il 22 agosto, come ipotizza Bernard Lewis, l'11 settembre".
Ma la capacità dell'Europa di reagire è poca. Il Vecchio continente non sa parlare con una voce sola, subisce le derive nazionaliste, "un contro l'altro armato", dice Bonino. Che porta l'esempio della miopia europea sul tema dell'energia. "A giugno dell' anno scorso, durante la presidenza dell' Inghilterra, era stata fatta la richiesta di una Authority per l'energia, ma non è neppure arrivata al Consiglio. Poi un giorno ci svegliamo e ci accorgiamo che la Russia, da cui dipendiamo, si è fatta un bell'accordo sul gas con l'Algeria e cominciamo a preoccuparci". In questo modo non si va molto avanti, ma certo molto dipende anche dalla possibilità di diventare interlocutori credibili, in tutti gli ambiti. Bonino ricorda una frase che le piace molto, la pronunciò John F. Kennedy: "L'America non negozia per paura, ma non ha mai paura di negoziare". Gli elementi di negoziazione devono essere chiari, e sono a maggior ragione importanti quando - come nel caso dell'energia, ma anche sulla questione del nucleare iraniano - si deve trattare con un colosso come la Russia, che ha un potere contrattuale alto e che ha una sua politica nei confronti di Teheran e del medio oriente affatto trasparente. "L'ipotesi dell'isolamento è impossibile, anzi, quasi è Mosca che isola noi, ma ci vogliono strumenti che facciano sentire i russi 'stakeholder' reponsabili", cioè coinvolti. L'adesione alla Wto è uno di questi elementi, ma lo stallo nei negoziati di Doha ne ha adombrato l'efficacia.
"Ma Gerusalemme si dia un progetto politico"
Le istituzioni internazionali sono, secondo Bonino, una variabile importante per conseguire molti obiettivi politici. Lo stallo al Consiglio di sicurezza con la risoluzione per il Libano non è un bel vedere. Per chi, come il ministro per il Commercio internazionale non ama le soluzioni puramente militari, il silenzio della diplomazia lascia un pò d'amarezza. "Ma Israele non ha altra scelta. Attaccati da nord e da sud, noi che faremmo? — chiede — Come ha detto anche Hillary Clinton, che cosa farebbe l'America se il Messico entrasse nel suo confine e facesse quel che ha fatto Hezbollah?". Certo, ci vuole cautela nella tattica, "ma loro (gli israeliani, ndr) stanno già attenti, non è certo un governo guerrafondaio". Dopo aver espresso la sua solidarietà, Bonino però pone una domanda al governo di Gerusalemme: "Qual è il suo progetto politico? Qual è il soft power di un paese che vive in un contesto tanto ostile? Come pensa di sopravvivere?". Bonino una risposta ce l'ha da tempo: Unione europea, o Nato. Un'inclusione che potrebbe salvare Israele dalla solitudine. "Potrebbe essere diverso per tutti se a essere sotto attacco fosse un membro dell'Europa", dice, ed è rassicurante credere alle sue parole.
Roma. "Per fortuna è stato sventato l'attentato, ma è un bel 'reminder' che la minaccia terroristica c'è". Emma Bonino, ministro per il Commercio internazionale e per le Politiche europee, dice al Foglio che però il campanello d'allarme suona soltanto quando la minaccia è vicina: "Qualche settimana fa, ci sono stati più di trecentocinquanta morti in un attacco terroristico a Bombay, ma a parte la notizia data il primo giorno tutti se ne sono dimenticati". Eppure anche quell'episodio fa parte della guerra al terrore. "Il fatto che sia stato evitato l'attacco agli aerei da Heathrow significa che c'è stata più sinergia e più coordinazione nelle varie intelligence, e questo è un passo positivo", dice Bonino con un certo ottimismo, visto che proprio il ruolo dei servizi segreti in Europa ha scatenato molte polemiche, soprattutto per quanto riguarda i voli della Cia. Ma la tendenza a sottostimare la potenza del fondamentalismo è comune nel nostro continente: "In Sinai, in India e poi in medio oriente: ci sono stati tanti episodi. C'è uno schieramento esplicito, che dichiara il suo obiettivo, e poco importa che lo faccia per interposta persona, che sia Hezbollah o Hamas". Proprio per questo Marco Pannella e il Partito radicale transnazionale hanno convocato per domani una "grave conferenza stampa": "Sproporzionata apparve per il nostro ministro degli Esteri la 'reazione' di Israele, ma sproporzionata a che, di grazia?". La risposta, secondo Pannella, è che "la replica delle due torri gemelle di New York sarà Israele. Il 22 agosto, come ipotizza Bernard Lewis, l'11 settembre".
Ma la capacità dell'Europa di reagire è poca. Il Vecchio continente non sa parlare con una voce sola, subisce le derive nazionaliste, "un contro l'altro armato", dice Bonino. Che porta l'esempio della miopia europea sul tema dell'energia. "A giugno dell' anno scorso, durante la presidenza dell' Inghilterra, era stata fatta la richiesta di una Authority per l'energia, ma non è neppure arrivata al Consiglio. Poi un giorno ci svegliamo e ci accorgiamo che la Russia, da cui dipendiamo, si è fatta un bell'accordo sul gas con l'Algeria e cominciamo a preoccuparci". In questo modo non si va molto avanti, ma certo molto dipende anche dalla possibilità di diventare interlocutori credibili, in tutti gli ambiti. Bonino ricorda una frase che le piace molto, la pronunciò John F. Kennedy: "L'America non negozia per paura, ma non ha mai paura di negoziare". Gli elementi di negoziazione devono essere chiari, e sono a maggior ragione importanti quando - come nel caso dell'energia, ma anche sulla questione del nucleare iraniano - si deve trattare con un colosso come la Russia, che ha un potere contrattuale alto e che ha una sua politica nei confronti di Teheran e del medio oriente affatto trasparente. "L'ipotesi dell'isolamento è impossibile, anzi, quasi è Mosca che isola noi, ma ci vogliono strumenti che facciano sentire i russi 'stakeholder' reponsabili", cioè coinvolti. L'adesione alla Wto è uno di questi elementi, ma lo stallo nei negoziati di Doha ne ha adombrato l'efficacia.
"Ma Gerusalemme si dia un progetto politico"
Le istituzioni internazionali sono, secondo Bonino, una variabile importante per conseguire molti obiettivi politici. Lo stallo al Consiglio di sicurezza con la risoluzione per il Libano non è un bel vedere. Per chi, come il ministro per il Commercio internazionale non ama le soluzioni puramente militari, il silenzio della diplomazia lascia un pò d'amarezza. "Ma Israele non ha altra scelta. Attaccati da nord e da sud, noi che faremmo? — chiede — Come ha detto anche Hillary Clinton, che cosa farebbe l'America se il Messico entrasse nel suo confine e facesse quel che ha fatto Hezbollah?". Certo, ci vuole cautela nella tattica, "ma loro (gli israeliani, ndr) stanno già attenti, non è certo un governo guerrafondaio". Dopo aver espresso la sua solidarietà, Bonino però pone una domanda al governo di Gerusalemme: "Qual è il suo progetto politico? Qual è il soft power di un paese che vive in un contesto tanto ostile? Come pensa di sopravvivere?". Bonino una risposta ce l'ha da tempo: Unione europea, o Nato. Un'inclusione che potrebbe salvare Israele dalla solitudine. "Potrebbe essere diverso per tutti se a essere sotto attacco fosse un membro dell'Europa", dice, ed è rassicurante credere alle sue parole.
Gli iscritti e contribuenti 2012
| FRANCESCA T. MILANO | 200 euro |
| EUFEMIA T. MUGGIO' | 200 euro |
| AMBROGIO S. CASSINA DE' PECCHI | 200 euro |
| PIER PAOLO S. FROSINONE | 200 euro |
| DAVIDE R. MILANO | 200 euro |
| LORENA P. MONZA | 200 euro |
| DAVIDE L. MANTOVA | 200 euro |
| PAOLO G. ROMA | 200 euro |
| MARTA G. ROMA | 200 euro |
| ANNA MARIA D. ROMA | 200 euro |
| Total SUM | 397.572 euro |
Iscrizioni e contributi 2012
Gruppi radicali nel mondo
Comunicati stampa
31/05/2010
Israele
M.O. Mecacci: Governo riferisca in parlamento su strage nave Gaza. Occorre inchiesta internazionale
01/02/2010
Israele
Israele, Perduca: Israele nell'Ue è proposta politica di Pannella dal 1984, il sogno è quello federalista europeo per divenire realtà se si agisce politicamente
Rassegna stampa
Documenti
28/11/2001
Interrogazioni (PE) Israele
Interrogazione parlamentare di Maurizio Turco (NI) alla Commissione e risposta data dal sig. Patten in nome della Commissione
radioradicale.it
2012-04-08 17:05:00 Conversazione settimanale con Marco Pannella
2012-03-25 17:04:00 Conversazione settimanale con Marco Pannella
2012-02-22 09:33:22 Sedute 677ª e 678ª (XVI legislatura)
2012-02-21 16:32:16 Seduta 676ª (XVI legislatura)
2012-02-12 17:00:00 Conversazione settimanale di Massimo Bordin con Marco Pannella 










