Il Senato italiano ha approvato una risoluzione sulla Bielorussia


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Presentata dai senatori del Partito Radicale Nonviolento una mozione sui diritti umani in Bielorussia

In occasione del dibattito sulla ratifica del trattato fra Italia e Bielorussia, i senatori radicali hanno proposto una risoluzione sui diritti umani in quel Paese e denunciato le sistematiche violazioni dei diritti umani e civili da parte delle autorità bielorusse, riferisce l'organizzazione "Difensori dei diritti umani per libere elezioni".

La mozione, approvata dal Senato italiano, "impegna il Governo a chiedere al Consiglio d'Europa di esortare il governo bielorusso ad adottare la moratoria sulla pena di morte, liberare i prigionieri politici Nicholas Autuchovich e Vladimir Osipenko e a tenere elezioni libere il 19 dicembre, quando il popolo bielorusso voterà per il presidente.

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testo Mozione

Il Senato,
            in sede di discussione del disegno di legge n. 2264,
            considerato che a partire dal referendum indetto nel 1996 per estendere il mandato del Presidente della Repubblica di Belarus, Alexander Lukashenko, gli osservatori internazionali dell'OSCE hanno sistematicamente bocciato tutte le consultazioni elettorali tenutesi in Bielorussia;
            considerato che a seguito delle ultime Elezioni Presidenziali del 2006, l'Unione europea decise di negare alle autorità di Minsk ogni forma di cooperazione economica, fornì pieno sostegno all'opposizione e proibì per un lungo periodo al Presidente Lukashenko ed a 31 alti ufficiali del regime l'ingresso nel territorio comunitario;
            considerati i tragici eventi verificatisi a margine delle elezioni presidenziali del 2006 duranti i quali le forze speciali posero fine con la violenza alle pacifiche manifestazioni dell'opposizione che denunciavano i brogli elettorali;
            considerato che nel corso delle ultime elezioni parlamentari del settembre 2008 non è stato eletto nessun rappresentante dell'opposizione e che l'intero processo elettorale è sono stato considerato dall'Osce «né trasparente, né legittimo»;
            considerato che il prossimo 19 dicembre si terranno le prossime Elezioni Presidenziali e che durante la campagna elettorale, presumibilmente, non verrà garantita la libertà di espressione ai candidati dell'opposizione e saranno caratterizzate da massici brogli elettorali;
            considerato che la Bielorussia è l'unico dei Paesi Europei e dell'ex-Unione Sovietica che pratica ancora la pena di morte, per 14 reati. Non si hanno dati precisi in quanto tutte le notizie a riguardo sono soggette al segreto di stato, tuttavia, secondo Nessuno Tocchi Caino, lo scorso marzo sono stati giustiziati due cittadini Andrei Zhuk e Vasily Yuzepchuk (entrambi riconosciuti colpevoli di omicidio) mentre lo scorso 14 maggio due uomini sono stati condannati a morte Aleg Gryshkautsou e Andrei Burdyka per tre omicidi commessi nell'ottobre del 2009 nel corso di una rapina a mano armata.
            Considerando che la Bielorussia, proprio a causa del mantenimento della pena di morte, è l'unico paese della regione escluso dal Consiglio d'europa;
            considerando che è in corso un dibattito fra le autorità del Paese volto all'abolizione della pena di morte o all'adozione di una moratoria delle esecuzioni capitali che, secondo quanto dichiarato dal Procuratore Generale Hrygory Vasilevic lo scorso 23 settembre nel corso di una tavola rotonda a Minsk sarebbe «solo questione di tempo»;
            preso in esame il documento prodotto dal Dipartimento di Stato Americano, 2009 Human Rights Report: Belarus, pubblicato l'undici marzo scorso nel quale vengono analizzate in dettaglio le carenze democratiche riscontrate in Bielorussia;
            considerato che nel documento 2009 Human Rights Report: Belarus vengono denunciati i continui e reiterati abusi commessi dalle autorità governative nei confronti di detenuti e cittadini comuni;
            considerata la frequenza con la quale si ripetono arresti e detenzioni arbitrarie, per motivi politici e per la partecipazione a proteste a sfondo politico, come nel caso di Alexander Kozulin, già candidato alle elezioni presidenziali nel 2006 e privato della libertà per oltre due anni (la sua liberazione è avvenuta solo a seguito di lunghe pressioni dell'Unione europea che hanno portato ad una revoca parziale delle sanzioni imposte nel 2006 al regime di Lukashenko);
            considerato che nonostante «l'approccio morbido» adottato dall'Unione europea si sono registrati nuovi casi di detenuti politici in particolare il giovane attivista di «Malady Front» Arstyom Dubski e i leader dell'associazione di liberi imprenditori Uladzimir Asipenka, Mikalay Autukhovich, Uladzimir Asipenka (quest'ultimi due sono ancora reclusi) per aver organizzato delle manifestazioni di protesta contro una nuova legge particolarmente punitiva nei confronti delle libere iniziative economiche;
            considerate le restrizioni alle libertà civili, incluse la libertà di espressione, di associazione e di religione e che nella classifica sulla libertà di stampa stilata da Reporter Sans Frontiers la Bielorussia occupa il 154º posto su 178 Paesi esaminati. Considerato che la stampa e la distribuzione dei giornali è appannaggio di un'azienda monopolista governativa che può decidere liberamente la lista dei giornali diffusi nel paese;
            considerato che il decreto Presidenziale approvato il 1º febbraio 2010 ha posto Internet sotto il controllo della Presidenza con l'obiettivo, in vista delle prossime elezioni presidenziali, di impedire all'opposizione e ai giornalisti indipendenti di esprimersi liberamente in rete.
            Considerato che nel 2007 il regime ha chiuso i pochi media liberi e indipendenti che operavano in Bielorussia e sono costanti le intimidazioni nei confronti dei giornalisti indipendenti da parte del Kgb e delle istituzioni giudiziarie;
            considerato che lo scorso 3 settembre è stato trovato morto Aleh Byabenin, giornalista e fondatore del più autorevole sito di contro-informazione, Charter 97 e che, nonostante la versione ufficiale parli di suicidio, le circostanze della morte non sono ancora state chiarite;
            considerati gli alti livelli di corruzione nelle istituzioni bielorusse espressi dagli indicatori della Banca Mondiale e dall'ultimo rapporto di Trasparency International che sottolineano come la corruzione sia un serio problema per il paese, nonostante la legislazione severa in vigore;
            considerate le persecuzioni e le minacce nei confronti delle organizzazioni non governative indipendenti a cui viene sistematicamente negata la registrazione e quindi impedito di svolgere legalmente qualsiasi attività (secondo la legge adottata nel 2005 tramite decreto presidenziale, è reato penale organizzare o partecipare a qualsiasi attività portata avanti da un'organizzazione non registrata).
            Considerati i ripetuti episodi di interferenze arbitrarie alla privacy, alla famiglia, all'abitazione e alla corrispondenza privata, nonostante esista una legislazione che impedisca queste pratiche;
            considerate le discriminazioni perpetrate nei confronti di minoranze etniche (in special modo le minoranze polacche e rom) e sessuali (la comunità LGBT);
            considerato che la libertà di insegnamento è duramente messa a repentaglio dalle pressioni ideologiche del regime e che l'Università per gli Studi Umanistici fondata a Minsk nel 1992 è stata chiusa dalle autorità nel 2004 e dal 2005 opera in esilio a Vilnius dove accoglie centinaia di studenti bielorussi.
            Considerate le eccellenti relazioni diplomatiche tra il nostro paese e la Bielorussia dimostrate dal fatto che, a seguito della sospensione delle sanzioni adottate dall'Unione europea, l'Italia è stato il primo Paese dell'Unione europea visitato dal Presidente bielorusso e dai suoi Ministri e che il Governo italiano è stato il primo ad inviare il proprio Ministro degli Esteri in visita ufficiale a Minsk e che, lo scorso 30 novembre, il Primo Ministro italiano, onorevole Silvio Berlusconi, è stato il primo Capo di Governo di un paese occidentale ad essersi recato in visita di stato a Minsk dalla fine degli anni '90,
 impegna il Governo a:
            chiedere al Consiglio dell'Unione europea di porre con forza al Governo di Minsk la questione del rispetto dei diritti umani con la richiesta di una moratoria della pena di morte e anche la specifica richiesta di liberazione dei due prigionieri politici Mikalay Autukhovich e Uladzimir Asipenka e la tenuta di elezioni libere e democratiche il 19 dicembre;
            a continuare a sostenere unitamente ai 14 Governi Europei, anche finanziariamente, l'Università per gli Studi Umanistici, chiusa dalle autorità bielorusse nel 2004 e ora operante a Vilnius, accogliendo ogni anno centinaia di studenti bielorussi.