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Il Premier Monti fa pagare l’ICI al Vaticano
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Il Governo Italiano pone fine ai privilegi fiscali della Chiesa cattolica
Il primo ministro italiano Mario Monti vuole farla finita con le esenzioni fiscali per il Vaticano. D’ora in poi la chiesa pagherà le tasse su tutte le proprietà con funzione non strettamente religiose. Una piccola rivoluzione.
Mario Monti aveva scelto il giorno giusto. Proprio Giovedì, durante la commemorazione della firma dei Patti Lateranensi tra Benito Mussolini e il Vaticano nel 1929, il premier ha annunciato alle autorità ecclesiastiche che d’ora in poi dovranno pagare l’ICI. Il Governo Monti ha preparato un decreto da presentare in Parlamento.
Il presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Angelo Bagnasco, era già a conoscenza del provvedimento un paio di settimane fa e aveva dichiarato che la Chiesa studierà “con il necessario senso di responsabilità” qualsiasi “azione unilaterale” del governo. Se la legge verrà approvata, la Chiesa comincerà a pagare caro tutte le sue scuole, università, associazioni, conventi convertiti in albergo o ufficio.
L’accoglienza all’Ambasciata italiana presso la Santa Fede è andata molto bene. Ma il Vaticano non esulta. Finora nessun governo italiano aveva osato sfidare i privilegi dello Stato più piccolo al mondo. Nel 2005, il primo ministro Silvio Berlusconi aveva messo l’eccezione fiscale, fino a quel momento informale, per scritto. Il successore di Berlusconi, l’arci-cattolico Romano Prodi, subito dopo il suo insediamento, non aveva fatto che ampliare le norme a favore della Chiesa.
Combattere i privilegi
Anche Mario Monti è un cattolico praticante. Ma in tempi di crisi economico-finanziaria, in cui vengono chiesti sacrifici pesanti alla popolazione, non è possibile esentare Chiesa da ogni misura. “Combatteremo tutti i privilegi”, ha promesso Monti dopo il suo insediamento. “Senza eccezioni”.
Parole forti, anche se l’iniziativa non è stata lanciata al cento per cento dal premier. Già un po’ di tempo avanti, la Commissione Europea aveva avviato un procedimento d’infrazione contro l’Italia. Il vice-presidente della Commissione Joaquin Almunia ha positivamente accolto la risolutezza di Monti parlando di “progressi sostanziali”.
Ma c’è ancora molto da studiare. Per cominciare non esiste nessun documento che riporti con precisione tutte le proprietà della Chiesa sul territorio italiano. Le informazioni più attendibili sono contenute in uno studio fatto dal Partito Radicale, un partito libertario.
Da anni il Partito Radicale, di cui è membro l’ex commissaria europea, Emma Bonino, chiede che anche il Vaticano a paghi le tasse. Secondo lo studio, il clero italiano possiede complessivamente quasi 50.000 edifici, di cui 30.000 senza qualsiasi funzione religiosa.
Solo chiese, cappelle e monasteri non sono sottoposti alla regolamentazione del decreto annunciato. Alberghi arredati da altari e/o crocefissi, finora esenti dalle tasse, possono aspettarsi a una visita da parte del fisco. Lo stesso vale per gli ospedali e le case di riposo per anziani.
No profit
Tuttavia, non c’è neanche chiarezza sul gettito potenziale. Se i Radicali stimano il prelievo patrimoniale annuale sui beni della Chiesa intorno ai 2,5 miliardi di euro, il Ministero delle Finanze parla di 2 miliardi; altri ancora di 1 miliardo. L’associazione delle città e comuni italiani teme che non ci sia da ricavare dalla chiesa di più di 500.000 euro. Secondo giornali cattolici come l’Avvenire, la cifra sarebbe ancor più bassa.
Nel frattempo, la Chiesa si impegna a ricordare la funzione sociale che svolgono molti istituti religiosi e il fatto che essi non perseguono nessun profitto. Ma l’argomento non ha più una presa vera. I partiti politici, nel passato sempre contrari alle osservazioni riguardanti il trattamento privilegiato del Vaticano, sono entusiasti della misura. Non è infatti un governo politico, ma un governo tecnico che presenterà il decreto.
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