Il nostro uomo nella Rivoluzione Arancione in Ucraina


The New York Sun

Ai molti cittadini di NY che seguono la "Rivoluzione Arancione" in Ucraina, le recenti vittorie a Kiev per la democrazia, anche se benvenute, sembrano lontanissime dalla loro quotidianità.

Non per Adrian Karatnycky.

Esperto esponente della organizzazione pro-democrazia, Freedom House, A.K. ha lavorato duramente per assicurare che democrazia e elezioni libere e corrette, fossero le conquiste principali della battaglia del momento in Ucraina.

Nato 50 anni fa a Manhattan da immigranti ucraini, A.K. è anche rappresentante di una comunità di americani originari dell'est europeo legati alle loro terre di provenienza e impegnati a promuovere la democrazia in quei paesi. Per A.K. aiutare lo sviluppo della democrazia in Ucraina è un modo per onorare la storia della sua famiglia.

"Mia nonna scappò dalla fame", dice."Raggiunse Vienna dove, esausta, decise di far dietro front. Per fortuna, sbagliò treno e finì nell' Occidente".

"Ho sempre avvertito una certa affinità con queste persone sottomesse", dice, "perché se non fosse stato per questo incidente storico, avrei potuto essere uno di loro".

Durante lo scorso anno, questo senso di parentela ha fatto aumentare il suo coinvolgimento verso le elezioni presidenziali ucraine. Fin dal principio della campagna, A.K. ha affrontato più volte un viaggio di andata e ritorno di 9.000 miglia per incontrarsi con i suoi candidati, con altri membri dell'élite politica ucraina, con gruppi della società civile, e con sostenitori in loco di Freedom House. Tra i suoi incontri figura il capo del personale di Yushchenko; quando il candidato dell'opposizione ha fatto visita a NY, A.K. ha agito spesso da punto di riferimento, organizzando per lui svariati incontri con gruppi americani interessati alla sua campagna, tra cui la Conferenza dei Presidenti delle Maggiori Organizzazioni Ebraiche d'America.

Sempre nel corso dell'anno passato, AK. e Freedom House, assieme al National Democratic Institute, ha effettuato 1023 controlli elettorali nei paesi dell'Europa Centrale e dell'Est, dando vita all'European Network of Election Monitoring Organizations, che ha osservato il voto in Ucraina documentandone le irregolarità.

A.K., in agosto, ha lavorato anche presso un gruppo di militanti pro-democrazia ucraini. "Croati, rumeni, slovacchi e serbi - capi del gruppo che ha portato all'opposizione civile di Milosevic - hanno insegnato ai bambini ucraini come "mantenere il controllo" durante manifestazioni affollate", ha detto A.K. E' stato insegnato loro ad affrontare la pressione del governo e a dimostrare che i gruppi civili sostenitori della democrazia non fanno parte di "una pericolosa cospirazione dell'Occidente". Hanno anche imparato le tecniche per fare teatro da strada, prendendo in giro i vari leader, per ridurre il timore che la popolazione nutre nei loro confronti e per far crescere i legami tra militanti.

Il risultato di questa istruzione, dice A.K., è sotto gli occhi di tutti a Kiev. Anche se molti dei suoi sforzi gioveranno a Yushchenko, A.K. aggiunge che durante i suoi incontri in Ucraina, ha "tentato tenacemente di indirizzarsi ad entrambe le parti". "Se Yanukovich ha vinto correttamente, avrebbe portato un governo ancor più corrotto", dice AK "ma capisco che le persone lo abbiano votato in buona fede".

Aggiunge poi: "mi piace Yushchenko. E' pro-Occidente, sposato con una donna americana e figlio di un prigioniero di Auschwitz. La sua famiglia aiutò molti ebrei durante la guerra. E' un uomo in gamba che farà le riforme".

Il lavoro di A.K. comunque è un lavoro imparziale e va "esattamente nella direzione del processo democratico", afferma Adrian. Il suo impegno lo ha portato nuovamente a Kiev il 21 novembre, per monitorare il secondo turno elettorale. In quell'occasione, afferma di aver personalmente assistito ad enormi imbrogli, architettati in particolare attraverso seggi assenti o mobili.

Prima del Giorno del Ringraziamento, Karatnycky ha visto le proteste nella piazza centrale della capitale ucraina, e vi ha riconosciuto alcuni militanti, tra cui giovani ragazze, studenti universitari, suore ecc. tutti che chiedevano la legittima proclamazione di Yushchenko presidente. Dopo il suo ritorno a New York, l'impegno di A.K. è diminuito davvero di poco.

Martedì pomeriggio - come spesso gli succede - A.K. aveva un'agenda stipata d'impegni legati all'Ucraina. Alle 14 aveva in programma di esaminare, con un altro esponente di Freedom House, le libertà civili in Ucraina per inserire il paese nella lista 2005 delle "Libertà nel mondo", alla luce degli eventi che si sono susseguiti dopo la crisi presidenziale. Dopo aver risposto abilmente ad alcuni giornalisti che gli chiedevano spiegazioni circa il suo ruolo ufficioso di punto di riferimento per la democrazia ucraina, A.K. è partito alla volta del quartiere ucraino-polacco di Manhattan, dove vive e dove si trova la sede dell'Ukrainian Congress Committee of America.

Alle 16.30 A.K. incontra Tamara Gallo, direttrice esecutiva del Comitato, una signora ucraino-americana molto coinvolta nel processo elettorale. Anche lei, come Adrian, si è recata in Ucraina per monitorare il processo elettorale e una volta tornata in USA ha messo in moto la comunità ucraino-americana per sostenere la Rivoluzione Arancione, operazione che non ha richiesto grandi sforzi, ha affermato. Fin dall'anno scorso, il gruppo degli ucraino-americani è molto più unito e attivo.

"Il 70° anniversario della carestia e della campagna per annullare il premio Pulitzer a Duranty, ha fatto scendere la gente nelle piazze", ha detto la Gallo. Walter Duranty era un corrispondente del New York Times a Mosca, il cui lavoro fu quasi del tutto screditato dalla propaganda stalinista.

Le elezioni di quest'anno, aggiunge la signora Gallo, sono un altro esempio d'interferenza russa in Ucraina che ha mobilitato immigrati e discendenti d'immigranti. Gallo e Karatnycky, entrambi di origini ucraine, hanno passato ore ed ore a coordinare il loro lavoro pro-democrazia negli States. Hanno illuminato la cima dell'Empire State Building di arancione, hanno appeso nastri arancioni per le strade di New York in solidarietà con i manifestanti a Kiev e hanno tentato di far incontrare i leader della comunità ucraina con il Presidente Bush.

Per A.K., lo scoppio internazionale di questo sentimento pro-democrazia è il frutto di semi piantati molto tempo fa. Karatnycky è stato presidente di Freedom House dal 1996 fino al 2003 e dal 1993 al 1996 ne è stato direttore esecutivo. Grazie a questi ruoli, ha contribuito alla creazione in Ucraina di think tank, organizzazioni civili ed altri organi necessari ad una democrazia funzionante - tra cui squadre per effettuare sondaggi, controllo dei media, e scuole di voto. Senza quest'opera, dice A.K., sarebbe stato davvero improbabile che venissero alla luce i brogli di Yanukovich, o che milioni di ucraini abbiano potuto far sentire la propria voce nella scelta del destino politico del proprio paese.

Parlando martedì sera al Knickerbocker Club, Club sponsorizzato dall'Hudson Institute, A.K. ha cercato di delineare il futuro prossimo dell'Ucraina. "L'Ucraina è il test per l'egemonia della democrazia". "Il Presidente Putin", ha continuato A.K., "sta facendo di tutto per ricostituire il suo mini-impero-KGB e la vittoria di Yanukovich, un altro ex-agente del KGB, sarebbe stato un 'miracolo' di Putin".

A.K. è ottimista sul fatto che la parte est dell'Ucraina non voterà in favore del referendum per la secessione. E anche il "miracolo Putin" sarà improbabile che si realizzi. La speranza alla quale si aggrappa Yanukovich per restare al potere è quella di tentare di logorare i manifestanti cercando di creare una situazione di stallo. Secondo Karatnycky però, "i manifestanti hanno paralizzato il governo e i ministri sono bloccati. Un milione e mezzo di persone manifesta a turno. Si possono formare facilmente grandi folle". Tutto questo è un punto a favore di Yushchenko. "Ha già prestato giuramento all'incarico", ha detto A.K. "Non vi sono indicazioni di cenni d'intervento da parte dell'esercito. Vogliono una soluzione pacifica; non è loro intenzione intervenire".

A.K. ha anche detto che il KGB sta "gentilmente cooperando" con Yushchenko, dato che ha fornito le prove, nastri e registrazioni, della collaborazione tra Yanukovich e Mosca nel tentativo di truccare il conteggio dei voti.

"Penso che stavolta la Rivoluzione Arancione vincerà, e aggiungo che non riesco ad immaginare uno scenario in cui Yushchenko non sia presidente", ha detto A.K.

Altrettanto ottimista è Radek Sikorski, direttore esecutivo della New Atlantic Initiative presso l'American Enterprise Institute. Anche Sikorski ha partecipato al monitoraggio delle elezioni, con l'International Republican Institute. Nato nella Polonia comunista, Sikorski, da molto, è un altro sostenitore della democrazia per l'Europa dell'est, sostegno profuso in particolare attraverso il suo operato con il movimento di Solidarnosh.

"Ero a Kiev, il mese scorso", dice, "si respirava un'atmosfera simile a quella di Solidarnosh negli anni '80 - gente che alzava i piedi dicendo 'non ci stiamo ai vostri giochi di corruzione'. Gli ucraini sono pieni di speranza e di rabbia allo stesso tempo.

Ci vuole l'aiuto dell'Occidente, anche gesti simbolici". Continua: "è questo il motivo per cui è stato fantastico avere il sostegno di Lech Walesa". "Se lui può farcela, noi possiamo farcela".

Se possono davvero "farcela" - se la democrazia, e Yushchenko, dovessero trionfare a Kiev - Karatnycky non smetterà di monitorare gli eventi nella sua terra d'origine.

"Credo che per i prossimi anni sarà importantissimo costruire il l'appoggio per il governo riformista ed aiutare la società civile a mantenere quel governo in salute - dato che tutti possono non rispettare gli impegni presi", dice A.K.

"E' sempre difficile aiutare la vita civile, per assicurare che i media migliorino la loro indipendenza, la loro professionalità e la loro oggettività", ha detto Karatnycky.

"Sono queste le cose di cui vorrei occuparmi".