Il Nobel europeo al dissidente Hu

Marco Del Corona
Corriere della Sera

A sera, il portavoce del ministero degli Esteri ascolta la domanda, si aggiusta gli occhiali e regola i conti con il premio «Sakharov» per i diritti umani, che 3 ore prima l'Europarlamento aveva attributo al dissidente Hu Jia. «Siamo molto scontenti - scandisce Liu Jianchao - perché la decisione tradisce mancanza di rispetto per la Cina. Quell'uomo è in carcere perché è un criminale».

 

Scene da una vigilia di vertice. Il vertice è quello dell'Asem, i Paesi della Ue più buona parte dell'Asia (Cina, India, Giappone, nazioni dell'Asean e altri). Capi di Stato e di governo di 43 nazioni e due giorni - oggi e domani - per discutere di tutto, ma soprattutto della crisi finanziaria. Arriva Nicolas Sarkozy, è qui Silvio Berlusconi, l'obiettivo come ha ripetuto il presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso - sta nel «coinvolgere la Cina e l'Asia per superare una crisi senza precedenti in un'era globale anch'essa senza precedenti, o nuotiamo insieme o affoghiamo insieme, e l'errore da evitare è la tentazione di chiusura, il protezionismo». I diritti umani erano già previsti dal menu, all'ora di pranzo li aveva menzionati anche Barroso: tuttavia la testa di tutti volava a come tamponare l'emergenza. Il premio a Hu Jia, invece, ha rimescolato gli equilibri del programma, uno schiaffo dall'Europa alla Cina padrona di casa, tanto più che Pechino già aveva espresso la sua contrarietà preventiva all'ipotesi del Nobel per la pace all'attivista per la democrazia.

 

Pechino aveva avvertito che il «Sakharov» al 35enne Hu avrebbe danneggiato i rapporti con la Ue. Ieri sera il portavoce Liu ha smorzato i toni, «tanto questa decisione non riflette il pensiero della stragrande maggioranza dell'opinione pubblica in Europa e nel mondo», anche se il premio resta un'«intromissione grave negli affari interni di un Paese» che non dovrebbe esserci tra parti che si «rispettano» pur nelle «differenze di storia e valori».

 

Proprio ieri un tribunale ha condannato a morte per corruzione un altro vicesindaco, stavolta di Suzhou, 10 milioni di euro in tangenti: Jiang Renjie - questo il suo nome - non ha avuto neppure la sospensione della pena come il suo collega di Pechino, Liu Zhihua. La Cina è complicata. Lo sa la cancelliera tedesca Angela Merkel che vuole sanare la ferita aperta dal suo incontro a Berlino col Dalai Lama un anno fa. Ma sotto esame per i diritti umani sono in parecchi, all'Asem, e non tutti vantano l'alta scuola di diritto sino-europea come quella che ieri ha inaugurato Barroso, segno che Pechino sa comunque interrogarsi sul proprio sistema. Ci sono la Birmania dei generali, due regimi comunisti (Laos e Vietnam), due Paesi che hanno sfiorato la guerra (Cambogia e Thailandia), democrazie dove un premio Nobel per la pace non è gradito (l'iraniana Shirin Ebadi in Malaysia), il Giappone della pena di morte... La crisi globale, però, forza l'agenda dell'Asem verso l'urgenza economico-finanziaria, la Cina si compiace della voglia dell'Europa di coinvolgerla. «La consultazione fra le parti va accresciuta, noi faremo la nostra parte», ha detto il governo, il vertice «a venti» indicato da George Bush il 15 novembre è una «proposta da studiare con favore». Sono questi i tavoli che Pechino preferisce. i