Emma Bonino incontra l'Unione delle Donne dello Yemen (in occasione della Conferenza di Sanaa).
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IL MODELLO ITALIA CONTRO LO TSUNAMI
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In missione in Sri Lanka, la Bonino assicura: "I soldi italiani sono stati spesi bene"
Colombo - "I soldi erano tanti, ma sono stati spesi bene", dice Emma Bonino ancora nello Sri Lanka quando la raggiungiamo per farci raccontare cosa ha visto con i suoi occhi a un anno dallo tsunami che lo scorso dicembre colpì dodici paesi affacciati sull'Oceano Indiano. A Colombo, la capitale, si è recata nella sua veste di coordinatrice del Comitato dei Garanti (gli altri due in viaggio con lei sono l'ex premier Giuliano Amato e Andrea Monorchio) che doveva verificare lo stato di avanzamento dei progetti di ricostruzione finanziati con le donazioni dai cittadini italiani, ammontanti a una cifra senza precedenti, pari a oltre 47 milioni di euro. "Tutto procede e questa è la cosa più importante. Non dico che l'intervento italiano sia il solo modello da seguire, ma di sicuro è un esempio per tutti per l'efficacia e la flessibilità con cui è stato attuato. Si sono potuti spostare i soldi da un progetto all'altro quando ce n'era bisogno e così i tempi della ricostruzione sono risultati velocizzati. Mi sento veramente di dare la mia fiducia a tutti gli operatori".
Qual è la situazione che ha valutato di persona?
"Per quello che riguarda la mia missione di controllo, ho potuto verificare che gli oltre 40 progetti avviati, 19 dalle Ong e gli altri dalla Protezione Civile, stanno rispettando i tempi previsti. Sono stati ricostruiti i villaggi dei pescatori, gli ospedali, i centri di accoglienza. Le preoccupazioni nascono altrove".
Che cosa vuol dire?
"Che nella zona a nord-est del paese c'è un'angosciante situazione dal punto di vista politico. Lì c'è uno stato di guerra latente. Proprio ieri, nella penisola di Jaffna, un attentato della guerriglia contro i militari ha provocato dieci morti, mentre nelle ultime settimane si sono susseguiti parecchi assassini di origine "politica". L'ultimo, quello durante la Messa di Natale, del deputato del partito di alleanza nazionale Tamil Joseph Pararajasingam".
Chi sono i contendenti? Sembra che l'esercito debba fronteggiare le tigri Tamil che rivendicano una zona indipendente nel nord-est fin dall'83.
"Non si capisce bene chi combatte contro chi. La tensione maggiore mi sembra sia quella generata dalla contrapposizione fra i Tamil e la popolazione musulmana, tensione esaltata dalla presenza massiccia e molto evidente dell'esercito che ha istituito dovunque molti posti di blocco. Tutto ciò genera paura negli abitanti. L'altro giorno c'è stata anche una serrata totale degli uffici ed esercizi pubblici. In questo clima i nostri progetti di aiuto e di ricostruzione di scuole e ospedali subiscono un rallentamento e rallentano ancora di più rispetto al previsto, se si tiene conto che una delle zone scelte per gli interventi è in un territorio acquitrinoso, di per sé impervio e difficile da raggiungere, situato a 14 ore di viaggio in macchina dalla capitale Colombo. Cominciano anche ad avere il loro peso problemi legati alla minore sicurezza di quei posti. Due Ong di Intersos lì impegnate si sono dovute ritirare per questo motivo".
Lo tsunami non è stata che una ulteriore tragedia per quei popoli...
"Se arriva la guerra sarà peggio, questo è sicuro".
Che cosa l'ha commossa di più nel suo viaggio?
"Vedere i ragazzini con la cartella e la divisa tornare a scuola. Questo mi ha fatto pensare a un nuovo inizio, a una speranza vera per quella gente. Era il segno del futuro che si apre davanti alle famiglie".
Lei ha potuto verificare se fossero vere le voci che parlano di una tratta dei bambini subito dopo lo tsunami?
"Non ne ho idea, non lo so. Non ho potuto approfondire questo aspetto che non rientrava nella mia missione".
Che cosa può dire agli italiani che hanno dato prova di grande generosità verso le popolazioni vittime della devastazione?
"Che possono essere orgogliosi di quanto è stato fatto lì e contenti di questa operazione collettiva riuscita. Voglio augurarmi che sia lo sprone a non fermarsi, a contribuire anche per altre emergenze come la ricostruzione nel Pakistan dopo il terremoto".
Colombo - "I soldi erano tanti, ma sono stati spesi bene", dice Emma Bonino ancora nello Sri Lanka quando la raggiungiamo per farci raccontare cosa ha visto con i suoi occhi a un anno dallo tsunami che lo scorso dicembre colpì dodici paesi affacciati sull'Oceano Indiano. A Colombo, la capitale, si è recata nella sua veste di coordinatrice del Comitato dei Garanti (gli altri due in viaggio con lei sono l'ex premier Giuliano Amato e Andrea Monorchio) che doveva verificare lo stato di avanzamento dei progetti di ricostruzione finanziati con le donazioni dai cittadini italiani, ammontanti a una cifra senza precedenti, pari a oltre 47 milioni di euro. "Tutto procede e questa è la cosa più importante. Non dico che l'intervento italiano sia il solo modello da seguire, ma di sicuro è un esempio per tutti per l'efficacia e la flessibilità con cui è stato attuato. Si sono potuti spostare i soldi da un progetto all'altro quando ce n'era bisogno e così i tempi della ricostruzione sono risultati velocizzati. Mi sento veramente di dare la mia fiducia a tutti gli operatori".
Qual è la situazione che ha valutato di persona?
"Per quello che riguarda la mia missione di controllo, ho potuto verificare che gli oltre 40 progetti avviati, 19 dalle Ong e gli altri dalla Protezione Civile, stanno rispettando i tempi previsti. Sono stati ricostruiti i villaggi dei pescatori, gli ospedali, i centri di accoglienza. Le preoccupazioni nascono altrove".
Che cosa vuol dire?
"Che nella zona a nord-est del paese c'è un'angosciante situazione dal punto di vista politico. Lì c'è uno stato di guerra latente. Proprio ieri, nella penisola di Jaffna, un attentato della guerriglia contro i militari ha provocato dieci morti, mentre nelle ultime settimane si sono susseguiti parecchi assassini di origine "politica". L'ultimo, quello durante la Messa di Natale, del deputato del partito di alleanza nazionale Tamil Joseph Pararajasingam".
Chi sono i contendenti? Sembra che l'esercito debba fronteggiare le tigri Tamil che rivendicano una zona indipendente nel nord-est fin dall'83.
"Non si capisce bene chi combatte contro chi. La tensione maggiore mi sembra sia quella generata dalla contrapposizione fra i Tamil e la popolazione musulmana, tensione esaltata dalla presenza massiccia e molto evidente dell'esercito che ha istituito dovunque molti posti di blocco. Tutto ciò genera paura negli abitanti. L'altro giorno c'è stata anche una serrata totale degli uffici ed esercizi pubblici. In questo clima i nostri progetti di aiuto e di ricostruzione di scuole e ospedali subiscono un rallentamento e rallentano ancora di più rispetto al previsto, se si tiene conto che una delle zone scelte per gli interventi è in un territorio acquitrinoso, di per sé impervio e difficile da raggiungere, situato a 14 ore di viaggio in macchina dalla capitale Colombo. Cominciano anche ad avere il loro peso problemi legati alla minore sicurezza di quei posti. Due Ong di Intersos lì impegnate si sono dovute ritirare per questo motivo".
Lo tsunami non è stata che una ulteriore tragedia per quei popoli...
"Se arriva la guerra sarà peggio, questo è sicuro".
Che cosa l'ha commossa di più nel suo viaggio?
"Vedere i ragazzini con la cartella e la divisa tornare a scuola. Questo mi ha fatto pensare a un nuovo inizio, a una speranza vera per quella gente. Era il segno del futuro che si apre davanti alle famiglie".
Lei ha potuto verificare se fossero vere le voci che parlano di una tratta dei bambini subito dopo lo tsunami?
"Non ne ho idea, non lo so. Non ho potuto approfondire questo aspetto che non rientrava nella mia missione".
Che cosa può dire agli italiani che hanno dato prova di grande generosità verso le popolazioni vittime della devastazione?
"Che possono essere orgogliosi di quanto è stato fatto lì e contenti di questa operazione collettiva riuscita. Voglio augurarmi che sia lo sprone a non fermarsi, a contribuire anche per altre emergenze come la ricostruzione nel Pakistan dopo il terremoto".
Iscrizioni e contributi 2012
Rassegna stampa
25/11/2009
Charta Minuta (novembre/dicembre 2009)
Barbara Mennitti
Intervista ad Emma Bonino. L'esportazione della democrazia non riguarda solo i militari
29/12/2005
Il Corriere della Sera
Costantino Muscau
TSUNAMI, SCONTRO TRA AMATO E L'AMBASCIATORE IN SRI LANKA
Documenti
11/03/2003
Asia Lettere
ASIA DEL SUD-EST/ RICHIESTA DI DIMISSIONI DEL PRESIDENTE NASSAUER: LETTERA AL PRESIDENTE DEL PARLAMENTO EUROPEO
12/10/2002
Asia Discorsi (partito)
Globalizzare la democrazia: dall'Asia all'Europa,
percorsi, connessioni, contraddizioni e necessità<br> di Olivier Dupuis
radioradicale.it
2012-02-10 11:46:43 Le foibe, gli eccidi dei partigiani comunisti jugoslavi di Tito in Italia, le polemiche del passato, la congiura del silenzio, i radicali
2012-02-10 10:45:00 Verità e giustizia su Formigoni. Rispetto dei Referendum milanesi. Liberalizzazioni: l'alternativa Radicale a Milano 2012-02-09 12:32:10 L'amministrazione della giustizia, la responsabilità civile dei magistrati, il caso Tortora, Napoli, i referendum radicali della primavera 86
2012-02-09 08:57:55 Notiziario del mattino
2012-02-08 23:51:37 Collegamento di Marco Pannella
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