Home ›
Il martirio delle donne afghane e le campagne della Bonino
Tweet
Quando ho appreso dalla televisione che le donne di Kabul finalmente potevano togliersi il burqa, ho esultato come non mi capitava da tempo. Prenda nota: è stata una voce femminile che ha annunciato alla radio afghana l’arrivo dell’Alleanza
del Nord nella capitale. Questo mi sembra il segnale più importante. È finita con persone di sesso femminile che non possono studiare, lavorare,
essere visitate da medici maschi, indossare scarpe con i tacchi, stringere la mano di un uomo. La cui testimonianza in tribunale vale la metà.
E che, se colte in adulterio, vengono condannate alla lapidazione...
Imma Danieli, Milano
Cara signora Danieli, anch’io spero che sia davvero finita questa stagione di cui non solo i seguaci del mullah Omar portano la responsabilità. Ma la invito alla prudenza. Su questo giornale Maria Grazia Cutuli è stata la prima - dopo aver parlato a lungo con le attiviste del Rawa (l’associazione delle esuli dall’Afghanistan) - a spiegarci perché si deve sì essere ottimisti, ma cauti. Queste militanti le hanno ricordato che, prima dei talebani, il leggendario comandante Massud aveva già imposto il velo alle donne; che quando parte degli attuali liberatori entrarono a Kabul, nel 1992, trattarono da prostitute le ragazze cresciute ai tempi del precedente regime filosovietico, odioso sì, ma più liberale, va detto, nei confronti delle donne; che ci furono allora innumerevoli casi di stupro; che molte scelsero il suicidio pur di non finire tra le mani dei nuovi padroni. E che tale situazione durò per quattro terribili anni. Senza niente togliere al fatto che a questi quattro anni ne seguirono cinque, quelli dei talebani, ancor più terribili. Luce verde alla speranza dunque. Ma cautela, grande cautela.
Ho detto prima che le responsabilità di quel che è accaduto non sono imputabili esclusivamente al mullah che ora è a Kandahar. Non dimentico la solitudine di Emma Bonino quando, unica in Europa, iniziò - da subito, appena i talebani giunsero al potere - ad occuparsi (mettendosi personalmente a rischio, come ha sempre fatto) di questi temi. Che io ricordi si mobilitò soltanto Silvia Costa. Dov’erano le altre donne italiane? Dove eravamo noi? Dov’ero io? E ancora due mesi fa, quando iniziò la campagna militare per liberare noi tutti dal terrorismo e liberare loro, le donne afghane, dalla schiavitù, solo poche, pochissime (Letizia Paolozzi, Ombretta Colli) unirono la loro voce a quella della Bonino. E adesso che la compagna di lotte di Marco Pannella ha avanzato la proposta illuminante - illuminante, per il tipo di riflessioni a cui ci induce - di inserire una donna nel nuovo governo di Kabul, non mi sembra che ad essa sia dato il risalto che meriterebbe. Lei, signora Danieli, mi fa notare che è stata una donna ad annunciare alla radio afghana che nel Paese è il giorno della radiosa liberazione. Io che da tempo (probabilmente dal 1975, da quando la Cambogia fu festosamente «liberata» dai khmer rossi) ho deciso di non lasciarmi andare a entusiasmi di questo tipo, le suggerisco di attendere un po’. E di osservare attentamente se il suggerimento di Emma Bonino sarà quantomeno preso in considerazione. È un test molto significativo.
del Nord nella capitale. Questo mi sembra il segnale più importante. È finita con persone di sesso femminile che non possono studiare, lavorare,
essere visitate da medici maschi, indossare scarpe con i tacchi, stringere la mano di un uomo. La cui testimonianza in tribunale vale la metà.
E che, se colte in adulterio, vengono condannate alla lapidazione...
Imma Danieli, Milano
Cara signora Danieli, anch’io spero che sia davvero finita questa stagione di cui non solo i seguaci del mullah Omar portano la responsabilità. Ma la invito alla prudenza. Su questo giornale Maria Grazia Cutuli è stata la prima - dopo aver parlato a lungo con le attiviste del Rawa (l’associazione delle esuli dall’Afghanistan) - a spiegarci perché si deve sì essere ottimisti, ma cauti. Queste militanti le hanno ricordato che, prima dei talebani, il leggendario comandante Massud aveva già imposto il velo alle donne; che quando parte degli attuali liberatori entrarono a Kabul, nel 1992, trattarono da prostitute le ragazze cresciute ai tempi del precedente regime filosovietico, odioso sì, ma più liberale, va detto, nei confronti delle donne; che ci furono allora innumerevoli casi di stupro; che molte scelsero il suicidio pur di non finire tra le mani dei nuovi padroni. E che tale situazione durò per quattro terribili anni. Senza niente togliere al fatto che a questi quattro anni ne seguirono cinque, quelli dei talebani, ancor più terribili. Luce verde alla speranza dunque. Ma cautela, grande cautela.
Ho detto prima che le responsabilità di quel che è accaduto non sono imputabili esclusivamente al mullah che ora è a Kandahar. Non dimentico la solitudine di Emma Bonino quando, unica in Europa, iniziò - da subito, appena i talebani giunsero al potere - ad occuparsi (mettendosi personalmente a rischio, come ha sempre fatto) di questi temi. Che io ricordi si mobilitò soltanto Silvia Costa. Dov’erano le altre donne italiane? Dove eravamo noi? Dov’ero io? E ancora due mesi fa, quando iniziò la campagna militare per liberare noi tutti dal terrorismo e liberare loro, le donne afghane, dalla schiavitù, solo poche, pochissime (Letizia Paolozzi, Ombretta Colli) unirono la loro voce a quella della Bonino. E adesso che la compagna di lotte di Marco Pannella ha avanzato la proposta illuminante - illuminante, per il tipo di riflessioni a cui ci induce - di inserire una donna nel nuovo governo di Kabul, non mi sembra che ad essa sia dato il risalto che meriterebbe. Lei, signora Danieli, mi fa notare che è stata una donna ad annunciare alla radio afghana che nel Paese è il giorno della radiosa liberazione. Io che da tempo (probabilmente dal 1975, da quando la Cambogia fu festosamente «liberata» dai khmer rossi) ho deciso di non lasciarmi andare a entusiasmi di questo tipo, le suggerisco di attendere un po’. E di osservare attentamente se il suggerimento di Emma Bonino sarà quantomeno preso in considerazione. È un test molto significativo.
Gli iscritti e contribuenti 2012
| FRANCESCA T. MILANO | 200 euro |
| EUFEMIA T. MUGGIO' | 200 euro |
| AMBROGIO S. CASSINA DE' PECCHI | 200 euro |
| PIER PAOLO S. FROSINONE | 200 euro |
| DAVIDE R. MILANO | 200 euro |
| LORENA P. MONZA | 200 euro |
| DAVIDE L. MANTOVA | 200 euro |
| PAOLO G. ROMA | 200 euro |
| MARTA G. ROMA | 200 euro |
| ANNA MARIA D. ROMA | 200 euro |
| Total SUM | 397.572 euro |
Iscrizioni e contributi 2012
Gruppi radicali nel mondo
Comunicati stampa
Rassegna stampa
radioradicale.it
2012-05-10 10:05:16 Seduta 630ª (XVI legislatura)
2012-04-20 09:07:36 Seduta 625ª (XVI legislatura)
2011-05-19 09:33:08 Sedute 555ª e 556ª (XVI legislatura)
2011-05-18 09:41:50 Sedute 553ª e 554ª (XVI legislatura)
2011-04-03 17:06:46 Conversazione settimanale con Marco Pannella 










