Il Libano in ebollizione, in attesa dei prossimi eventi
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Per capire il Libano e la sua storia bisogna avere dei rudimenti di religione e conoscere le varie confessioni presenti in questo paese (se ne contano 18) grande quanto tutto l’Abruzzo. Per questo non è mai semplice prevedere quando la situazione sta per degenerare, e quando invece le continue scaramucce tra le diverse fazioni sono da considerarsi di normale amministrazione. La tensione, sebbene negli ultimi mesi non abbia mai superato il livello di guardia, cresce e si abbassa nel giro di una dichiarazione, di un’intervista, di un semplice litigio tra famiglie vicine, ma di religione diversa. I libanesi, che hanno esperienza e che sono passati per gli anni della guerra civile, della tensione con la Siria, del conflitto con Israele, sanno che ci si deve moderatamente preoccupare, ed essere pronti a qualsiasi evenienza. Inoltre, l’apparenza di Beirut, città cosmopolita e festaiola, non deve far ingannare, cosi come i grandi investimenti che si susseguono senza tregua, soprattutto nel campo delle costruzioni (cosa che si evince dai più di 300 cantieri aperti in città), non devono far pensare che il momento sia scevro di pericoli.
Infatti, come dicevamo, le cose possono cambiare da un giorno all’altro, e nelle prossime settimane molte circostanze possono modificare la situazione. A cominciare dalla visita del presidente iraniano Ahmadinejad, che non passerà di certo inosservata, e se gli sciiti si preparano a celebrarlo, altre fazioni, tra cui gli alauiti, già preannunciano forti proteste, considerando la visita una provocazione. A metà ottobre infatti, dopo gli incontri istituzionali di rito, il presidente iraniano si recherà nella regione meridionale del paese, e chissà se veramente si metterà a tirare pietre, non solo simbolicamente, contro Israele, cosi come preannunciato. Altrettanto nefaste possono essere le reazioni alle prossime mosse del Tribunale speciale per il Libano, il tribunale stabilito dalle Nazioni Unite con una risoluzione del 2007 con il compito di chiarire le responsabilità dell’assassinio dell’ex presidente Rafik Hariri, ucciso il 14 febbraio 2005 insieme ad altre 21 persone.
Uno dei motivi di tensione è proprio questo, il fatto che da indiscrezioni il Tribunale potrebbe incriminare qualche importante esponente di Hezbollah (il partito di Dio, fazione sciita) che di fatto non ha atteso che la cosa accadesse, partendo subito all’attacco del Tribunale, definendolo un’istanza politicizzata, naturalmente sotto il comando di Israele, e chiedendo al governo di revocare i finanziamenti al Tribunale (sovvenzionato al 49% proprio dal Libano).
Dal canto suo il primo ministro Saad Hariri, del movimento 14 marzo, fazione sunnita, figlio di quello assassinato nel 2005, ha fatto un passo indietro rispetto al passato, scusandosi con la Siria, da tutti considerata responsabile all’indomani di quell’assassinio, per le accuse frettolosamente mosse. Inoltre il presidente Sleiman, esponente cristiano maronita, nel corso dell’ultima assemblea generale dell’Onu ha puntato anch’egli il dito su Israele, bersaglio comune di molti libanesi, che ritrovano solo contro il nemico comune quell’unità che per altri versi sembra impossibile da raggiungere.
Infatti, un’eventuale decisione del Tribunale che incriminasse un esponente di Hezbollah, potrebbe far riaccendere gli animi e lo scontro tra sciiti e sunniti, mai totalmente sopito. Si ritiene che i primi, a fronte di qualche incriminazione che li coinvolgesse, si scaglierebbero contro i secondi, rei di aver supportato il Tribunale. Infatti, nonostante i continui richiami di esponenti di Hezbollah affinché il primo ministro utilizzi la propria influenza per scongiurare quella che loro definiscono un’accusa “ingiusta”, Hariri ha ribadito che in ogni caso il Tribunale va rispettato ed accettate le sue decisioni. Insomma, c’è un clima di attesa che qualcosa possa avvenire, fino a che punto bisogna preoccuparsi lo scopriremo presto. Nel frattempo, la vita a Beirut prosegue come sempre con la sua disincantata, apparente, tranquillità.
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