Il leader radicale merita una speciale attenzione da parte di noi clericali
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- 19/10/2004
- Il Foglio
Forse bisogna aggiungere qualche parolina sul senso di un'antica amicizia e di un antico affetto che possono sopportare qualunque prova. Nell'immagine che ci siamo fatti di lui negli anni, Pannella non è un clericale, è direttamente un apostolo, un asceta digiunatore della modernità, un prete. Laico, certamente, e divorzista, abortista, sostenitore dei diritti di libertà della persona e delle donne e delle minoranze e degli omosessuali: tutti elementi e parabole di un apostolato che noi clericali condividiamo, così come condividiamo la libera e antica scelta pannelliana di stati-guida (si fa per scherzare) come l'America con il suo modello di democrazia e Israele con il suo modello di autodifesa da stato-guarnigione. Persino verso il Papa, che a volte come istituzione è oggetto dei suoi fulmini, il rapporto di Pannella è diverso da quello di un Giulio Andreotti, e più simile al nostro: Andreotti punta, ricainbiato, al reciproco uso di mondo tra poteri, mentre Pannella punta sulla comune devozione, sua e del Papa o dei papi, verso la "verità".
Abbiamo messo la parola verità tra virgolette perché è scorretto, secondo il mondo liberale un po' ottuso e dogmatico che ci circonda, anche solo menzionare la verità al singolare, ché sarebbe un ostacolo al dialogo tra le verità multiple e indifferenti. Ecco il punto: siamo radicali e clericali e pannelliani fino al punto in cui la verità si media con i diritti, ma senza annegarsi nel minestrone di una nuova ideologia dei diritti.
Il divorzio? Può essere meglio avere una sola famiglia, e praticare il peccato dell'adulterio, ma il diritto al divorzio non distrugge la famiglia tradizionale, per chi la scelga. Così per l'aborto, che è un omicidio da depenalizzare in relazione alla ancestrale e concreta libertà della donna di praticarlo clandestinamente, con orribili conseguenze su di lei e sulla società, ma resta un comportamento assassino. Poi c'è l'embrione, e quello è un altro discorso perché non sta per sbaglio di natura nel corpo della donna libera, lo fabbrichiamo noi con una tecnica che induce il desiderio di aver figli dalla tecnica, e allora eliminarlo in modo frettoloso è più crudele, oscurantista, medievale, per parlare la cattiva lingua degli avversari. Infine l'omosessualità, che è allegra e libera nei nostri intendimenti, finché però non diventa quell'ideologia che abroga il matrimonio tradizionale e il mandato, kantianamente difeso in base alla distinzione tra morale e diritto, del povero e simpatico (sì, ormai ci è perfino diventato simpatico) professor dottor onorevole Rocco Buttiglione.
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