PER "IL DIRITTO ALLA LINGUA E ALLA LINGUA INTERNAZIONALE"


Appello-richiesta del Partito Radicale ai Paesi membri e ai Capi delle rispettive Delegazioni della Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, presenti nella riunione dei Seguiti della CSCE, ad Helsinki dal 24 marzo al 10 luglio 1992. Di fronte all'impetuoso riemergere del problema della tutela delle entità etniche, anche le più piccole e disperse, appare chiaro ad ognuno, che l'egemonia linguistica costituisce uno dei mezzi più potenti della loro oppressione e distruzione.E' infatti proprio attraverso l'imposizione forzata di una certa lingua e del sistema culturale che le è inevitabilmente connesso, che popoli più forti mirano ad integrare forzatamente realtà etniche diverse e a loro non omologhe.Cercando i mezzi che possano garantire ciascun individuo e popolo da tali processi antidemocratici, abbiamo individuato nell'adozione di una lingua sovranazionale, come l'esperanto, lo strumento più idoneo per fronteggiare ogni forma di "imperialismo linguistico".Già l'UNESCO, con la Risoluzione 11.11 del 1985, invitava i propri 160 Stati membri a promuovere l'esperanto, quale lingua i cui scopi e risultati andavano nella direzione degli obiettivi e degli ideali dell'Unesco stesso: la comprensione reciproca tra i popoli e le culture del mondo.Il Partito radicale è la sola organizzazione transnazionale e transpartitica costituita da parlamentari di oltre 30 Paesi e 80 partiti diversi, da cittadini residenti in oltre 50 Stati, che si batte per il diritto alla vita e la vita del Diritto.Abbiamo altresì individuato, nella csce, per lo sforzo di democratizzazione globale che essa sta perseguendo, una sede particolarmente idonea a promuovere lo sviluppo del diritto alla lingua garantito da una lingua sovranazionale.Per queste ragioni, ci rivolgiamo alla Sua cortese attenzione, proponendoLe la seguente ipotesi di articolo sulla tutela dell'identità linguistica, che, auspichiamo, sia inserito negli atti finali dei negoziati attualmente in corso:"Gli Stati partecipanti riaffermano la convinzione che le relazioni amichevoli, la pace, la democrazia e la sicurezza dipendono sempre di più dalla tutela dell'identità culturale, in particolare linguistica, delle entità etniche.Riconoscendo la crescente interconnessione tra sviluppo democratico e tutela dei diritti umani, Essi si impegnano a creare le condizioni per la promozione e la tutela di tale identità linguistico-culturale nell'ambito delle relazioni internazionali.A tal fine gli Stati esprimono l'opinione che l'adozione di una lingua sovranazionale costituisca lo strumento più idoneo per garantire tale identità".Solo questa soluzione consente, a nostro avviso, sia di evitare che si riproducano internazionalmente i contrasti che già si sono manifestati all'interno di singole entità statali, sia una autentica democratizzazione delle relazioni internazionali.In rapporto agli istituendi processi di integrazione sovranazionale, poi, se non si vuole che essi siano dei "condomini" di alcuni Stati sugli altri, è importante che la CSCE si pronunci, per la regolamentazione dei rapporti in quelle sedi, non in favore dell'adozione di una lingua etnica e artificialmente internazionale, bensì di una lingua naturalmente sovranazionale, neutrale, rispettosa come tale delle singole realtà nazionali.L'auspicio è che gli impegni presi per la promozione di strumenti per la tutela etnico-linguistica delle Minoranze Nazionali, in occasione dell'adozione della Carta di Parigi, siano ora adottati in questa nuova luce e per la tutela delle stesse entità nazionali.Esprimendo i nostri migliori auguri di buon lavoro e in attesa di un cortese e pronto riscontro, deferenti salutiSergio Stanzani, SegretarioEmma Bonino, PresidentePaolo Vigevano, TesoriereMarco Pannella, Presidente del Consiglio FederaleBasile Guissou, Già Ministro degli Esteri del Burkina FasoIvan Mesicek, Deputato del DEMOS (Coalizione Democratica Slovena)Giorgio Pagano, Consigliere federale del Partito radicale