Home ›
Il Democracy Caucus deve guidare gli sforzi tesi a rafforzare l'operato delle NU riguardo a Democrazia e Diritti Umani
11 settembre 2006. Il Democracy Caucus delle Nazioni Unite dovrebbe cogliere l'opportunità che si porrà in questo mese e guidare gli sforzi tesi a sostenere l'operato della organizzazione internazionale riguardo a diritti umani e democrazia. Strumenti nuovi come il Consiglio ONU dei Diritti Umani e il Fondo ONU per la Democrazia forniscono agli stati membri democratici l'opportunità di adempiere le promesse fatte a Varsavia nel 2000, in occasione del primo incontro della Comunità delle Democrazie, di lavorare insieme per rafforzare e promuovere la democrazia a livello nazionale, regionale ed internazionale.
In particolare i membri del Caucus dovrebbero prendere misure concrete per dimostrare il loro impegno, sia in sede di riunione della Comunità delle Democrazie a New York il 20 settembre che durante il secondo incontro del Consiglio dei Diritti Umani programmato per il 18 settembre:
· Condannando pubblicamente la recente tendenza a portare attacchi e restrizioni nei confronti di attivisti per la democrazia e per i diritti umani;
· Assicurando che il Consiglio si occupi in maniera imparziale delle violazioni più gravi dei diritti umani;
· Rafforzando la partecipazione della società civile al sistema delle NU;
· Rendendo più consistente il Fondo ONU per la Democrazia.
Inoltre, l'esperienza degli ultimi anni ha dimostrato che la Comunità delle Democrazie ed il Democracy Caucus delle NU dovrebbero costituire un segretariato permanente per essere effettivamente in grado di sostenere le rispettive attività e la cooperazione a livello internazionale.
La libertà di associazione, l'attacco alla democrazia ed i difensori dei diritti umani
Prima di tutto, la Comunità delle Democrazie, nel corso dell'incontro a livello ministeriale che si terrà nel mese di settembre a New York, deve denunciare apertamente l'allarmante escalation di attacchi contro gli attivisti della democrazia e dei diritti umani, in particolar modo sotto forma di leggi che criminalizzano o restringono il diritto di gruppi di persone di richiedere ed ottenere risorse necessarie allo svolgimento della loro attività.
In anni recenti, come é stato documentato dal Relatore Speciale delle NU sugli attivisti per i diritti umani, un numero crescente di governi ha approvato una legislazione ed attuato regolamenti per restringere la libertà di associazione, la libertà di riunione, l'accesso all'informazione e la libertà di espressione, in maniera particolare se legate ad attivisti per la democrazia o i diritti umani.
Oltre a ciò molti stati stanno utilizzando misure illegali come atti di vessazione ed intimidazione vari per ostacolare il lavoro delle organizzazioni non governative, mentre allo stesso tempo attori non statali stanno sempre più facendo ricorso ad attacchi contro persone dedicate alla protezione ed alla difesa delle libertà fondamentali. Queste attività violano la Dichiarazione di Varsavia, come anche l'art.20 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, l'art.22 del Patto internazionale sui Diritti Civili e Politici e la Dichiarazione delle NU sui difensori dei diritti umani.
Queste pratiche e tendenze devono essere condannate dalla comunità internazionale delle democrazie.
· Durante la riunione di questo mese del Consiglio dei Diritti Umani, i membri del Democracy Caucus dovrebbero sponsorizzare e lavorare per ottenere il passaggio di una risoluzione tematica separata, destinata a riaffermare i diritti dei cittadini di riunirsi pacificamente e formare associazioni, includendo il diritto di ricevere sostegno economico per le loro attività pacifiche tese a promuovere democrazia e stato di diritto.
· Come parte integrante dell'opera di revisione dei mandati e dei meccanismi delle procedure speciali, il Consiglio dovrebbe prendere in considerazione la nomina di un Relatore Speciale sulla Libertà di associazione per monitorare ed informare sulle violazioni di questa libertà fondamentale.
· Infine la Comunità delle Democrazie dovrebbe riaffermare l'importanza della piena applicazione della Dichiarazione ONU sui difensori di Diritti Umani all'incontro ministeriale di Bamako nel 2007.
Consiglio dei Diritti Umani
Riconosciamo i passi avanti intrapresi dal Consiglio dei Diritti Umani durante la sua sessione inaugurale di giugno nell'implementare la risoluzione No.60/251 dell'Assemblea Generale, compresa la formazione di due gruppi di lavoro per sviluppare le modalità e le procedure della revisione periodica universale (Universal Periodic Review) e per revisionare i mandati ed i meccanismi della Procedura Speciale. Apprezziamo l'approccio del Consiglio teso fino ad ora ad assicurare una partecipazione attiva delle organizzazioni non governative alle sue procedure e speriamo tutto ciò diventi un modello da seguire per migliorare il dialogo governi-società civile attraverso il sistema delle Nazioni Unite.
Siamo però preoccupati della rilevata assenza di leadership e di cooperazione tra i membri democratici del Consiglio, come d'altronde é evidenziato dalla mancanza di una qualsiasi riunione del Democracy Caucus nel corso della prima sessione di Ginevra. Il processo di elezione, come riformato per il nuovo Consiglio per i Diritti Umani, ha fatto sì che il 75% dei membri (37 su 47) siano anche parte del processo della Comunità delle Democrazie. Questo rappresenta per gli stati membri democratici un'occasione rara per lavorare al di là di linee di confine regionali ed assicurarsi piuttosto che il Consiglio sia più forte ed efficace.
E' nostra ferma convinzione che il destino delle riforme per rafforzare il sistema dei diritti umani delle Nazioni Unite dipenda dal fatto che i membri del Democracy Caucus organizzino uno sforzo coerente, sistematico e continuato per assicurare che l'organo si occupi seriamente delle violazioni dei diritti umani in maniera imparziale ed attiva. Crediamo che l'esperienza abbia dimostrato che un impegno del genere richiederà la presenza di un segretariato permanente.
Questo momento rappresenta un'opportunità decisiva per i membri del Democracy Caucus per prendere una posizione comune al fine di assicurarsi che il Consiglio si attrezzi con gli strumenti di cui necessita per far avanzare in maniera significativa la causa dei diritti umani e per occuparsi di una certa quantità di situazioni sempre più critiche per diritti umani in tutto il pianeta.
· Azioni per occuparsi di violazioni specifiche riguardanti singole situazioni o singoli paesi: il Consiglio dei Diritti Umani dovrebbe attivarsi su violazioni dei diritti umani specifiche o di alcuni paesi in particolare sia nel corso delle sessioni ordinarie che straordinarie a seconda della gravità della violazione presa in considerazione. Al momento di decidere come comportarsi di fronte a casi specifici il Consiglio dovrebbe considerare sia l'urgenza che la natura mutevole della situazione per decidere se il caso debba essere affrontato durante (1) la sessione ordinaria in corso o la successiva, oppure se richieda (2) la convocazione di una sessione ad hoc o infine se debba essere trattata all'interno del meccanismo di Revisione Universale tra Pari (Universal Peer Review). L'adozione di risoluzioni da parte del Consiglio per i Diritti Umani deve continuare ad essere parte degli strumenti per trattare violazioni specifiche o riguardanti particolari paesi.
Questo settembre il Consiglio dovrebbe considerare seriamente l'ipotesi di agire sulle violazioni dei diritti umani attualmente in corso in Sudan/Darfur, Corea del Nord, Uzbekistan, Iran, Sri Lanka e Zimbabwe.
· L'utilizzo di Sessioni Straordinarie: le Sessioni Straordinarie possono essere necessarie in una serie di circostanze, ma in particolare quando una situazione concernente il rispetto dei diritti umani peggiora in maniera rapida e significativa, con l'obiettivo immediato di contenere la situazione ed evitare che ulteriori abusi abbiamo luogo. Crediamo che gli eventi del Darfur rispondano a questi criteri.
Se pure le situazioni del Libano e di Gaza probabilmente incontravano i suddetti criteri, il fatto che non sia stata convocata una Sessione Straordinaria nel caso del Darfur solleva interrogativi importanti sull'effettiva capacità del Consiglio di essere imparziale nelle sue attività. Inoltre, le risoluzioni approvate in quelle sessioni sono state universalmente considerate sbilanciate per il fatto di non essere riuscite a riconoscere le responsabilità di Hezbollah ed Hamas negli abusi commessi. Le divisioni all'interno del Democracy Caucus su queste risoluzioni sembrano aver indebolito la capacità di far fronte comune contro le violazioni dei diritti umani, ovunque esse si producano.
· Universal Periodic Review: Il nuovo processo di Revisione Universale Periodica (Universal Periodic Review) affidato su mandato dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite offre una possibilità di sottoporre tutti gli stati membri dell'ONU ad un esame accurato ed indipendente del loro operato in materia di diritti umani. Ci appelliamo al Democracy Caucus perchè si esprima sulle trattative in corso a Ginevra e per sostenere i seguenti punti, necessari per rendere il meccanismo di Revisione Universale Periodica efficiente e credibile:
1) La revisione dovrebbe basarsi su un ampio ventaglio di informazioni oggettive ed affidabili riguardanti la situazione dei diritti umani nel paese al momento sotto esame;
2) Una revisione efficace richiederà la nomina di un esperto o di un panel di esperti indipendenti che esamineranno e raccoglieranno materiale adattandolo a mo' di lista organizzata per argomenti chiave per la revisione e che stabiliranno i quesiti da rivolgere al governo in questione;
3) Il processo di revisione dovrebbe contemplare un ruolo adeguato per le ONG, inclusa la possibilità di sottoporre rapporti da prendere in considerazione e la possibilità di partecipare a discussioni nel corso del processo di revisione periodica universale;
4) La revisione dovrebbe concludersi con una dichiarazione finale che contenga considerazioni e raccomandazioni concrete, oltre che includere un meccanismo concordato che assicuri un seguito effettivo alla questione sollevata.
Fondo ONU per la Democrazia
Il Democracy Caucus delle Nazioni Unite ha giocato fino ad oggi un ruolo strumentale per sostenere il nuovo Fondo Onu per la Democrazia, creato quest'anno dal Segretario Generale in modo da aumentare il supporto delle NU ai gruppi che promuovono democrazia e diritti umani in tutto il mondo. Ci appelliamo agli stati membri del Democracy Caucus affinché continuino con il loro sostegno aumentando al più presto il budget del Fondo al fine di assicurare la continuità di questo programma innovativo. Inoltre auspichiamo maggiore trasparenza del processo di decision-making all'interno del Fondo, tramite l'allargamento della partecipazione della società civile al comitato del Fondo ed un aumento della quota delle risorse del Fondo per le organizzazioni delle società civile. Al momento di prendere in esame i risultati della prima tornata di donazioni, faremo particolare attenzione per capire se il Fondo sia in grado di compiere decisioni di finanziamento senza interferenze da parte del governo destinatario.
FIRMATO:
Dr. Sima Samar
Afghanistan Independent Human Rights Commission, Afghanistan
Fatiha Azzabi
Africa Women in Development Southpanafrican International, South Africa
Mohammad Zeidan
Arab Association for Human Rights, Israel
Albert Musliu
Association for Democratic Initiatives, Macedonia
Abdulhadi Alkhawaja
Bahrain Centre for Human Rights, Bahrain
Joseph Cirincione
Center for American Progress, U.S.A.
Yuri Dzhibladze
Center for the Development of Democracy and Human Rights, Russia
Ana Maria Stame Cervone
Centrist Democrat International, Belgium
Tolekan Ismailova
People changing the World network, Kyrgyzstan
Don Kraus
Citizens for Global Solutions, U.S.A.
Jan Mortier
Civitatis International, United Kingdom
Maja Daruwala
Commonwealth Human Rights Initiative, India
Lorena Fries
Corporación Humanas, Chile
Andrea Sanhueza
Corporación Participa, Chile
Ted Piccone
Democracy Coalition Project, U.S.A.
Wasef Tubishat
Democracy Watch, Jordan
Javier De Cespedes
Directorio Democrático Cubano, U.S.A.
Samuel Bizen
Eritrean Movement for Democracy and Human Rights, Eritrea
Ilona Mihaies
Euroregional Center for Democracy, Romania
Omar Lopez
Foundation for Human Rights in Cuba, U.S.A.
Jennifer Windsor
Freedom House, U.S.A.
Mukete Tahle Itoe
Global Network for Good Governance, Cameroon
Jamils Richard Achunji Anguaseh
Global Welfare Association, Cameroon
Layla Rajab Zayed
Gulf Centre for Democratic Development, Bahrain
Maurice Bahati Masheka ga Namwira
Heritiers de la Justice, Rwanda
Maureen Byrnes
Human Rights First, U.S.A.
Kenneth Roth
Human Rights Watch, U.S.A.
Dieudonné Zognong
Humanus Foundation, Cameroon
Mark L. Schneider
International Crisis Group, Belgium
Hassan Al-ukaily
Iraqi Organization For Human Rights Coordination, Iraq
Amina Bouayach
Moroccan Organization for human rights, Morocco
Carl Gershman
National Endowment for Democracy, U.S.A.
Morton H. Halperin
Open Society Policy Center, U.S.A.
Vo Van Ai,
Quê Me: Action for Democracy in Vietnam, Vietnam
Vietnam Committee on Human Rights, Vietnam
Howard Glenn
Rights Australia, Australia
Atamo B T Kane
Southpanafrican International, South Africa
Aleksander Smolar
Stefan Batory Foundation, Poland
Yang Huang May-Sing
Taiwan Foundation for Democracy, Taiwan
Matteo Mecacci
Transnational Radical Party, Italy
Hillel Neuer
UN Watch, Switzerland
Bo Tedards
World Forum for Democratization in Asia, Taiwan
In particolare i membri del Caucus dovrebbero prendere misure concrete per dimostrare il loro impegno, sia in sede di riunione della Comunità delle Democrazie a New York il 20 settembre che durante il secondo incontro del Consiglio dei Diritti Umani programmato per il 18 settembre:
· Condannando pubblicamente la recente tendenza a portare attacchi e restrizioni nei confronti di attivisti per la democrazia e per i diritti umani;
· Assicurando che il Consiglio si occupi in maniera imparziale delle violazioni più gravi dei diritti umani;
· Rafforzando la partecipazione della società civile al sistema delle NU;
· Rendendo più consistente il Fondo ONU per la Democrazia.
Inoltre, l'esperienza degli ultimi anni ha dimostrato che la Comunità delle Democrazie ed il Democracy Caucus delle NU dovrebbero costituire un segretariato permanente per essere effettivamente in grado di sostenere le rispettive attività e la cooperazione a livello internazionale.
La libertà di associazione, l'attacco alla democrazia ed i difensori dei diritti umani
Prima di tutto, la Comunità delle Democrazie, nel corso dell'incontro a livello ministeriale che si terrà nel mese di settembre a New York, deve denunciare apertamente l'allarmante escalation di attacchi contro gli attivisti della democrazia e dei diritti umani, in particolar modo sotto forma di leggi che criminalizzano o restringono il diritto di gruppi di persone di richiedere ed ottenere risorse necessarie allo svolgimento della loro attività.
In anni recenti, come é stato documentato dal Relatore Speciale delle NU sugli attivisti per i diritti umani, un numero crescente di governi ha approvato una legislazione ed attuato regolamenti per restringere la libertà di associazione, la libertà di riunione, l'accesso all'informazione e la libertà di espressione, in maniera particolare se legate ad attivisti per la democrazia o i diritti umani.
Oltre a ciò molti stati stanno utilizzando misure illegali come atti di vessazione ed intimidazione vari per ostacolare il lavoro delle organizzazioni non governative, mentre allo stesso tempo attori non statali stanno sempre più facendo ricorso ad attacchi contro persone dedicate alla protezione ed alla difesa delle libertà fondamentali. Queste attività violano la Dichiarazione di Varsavia, come anche l'art.20 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, l'art.22 del Patto internazionale sui Diritti Civili e Politici e la Dichiarazione delle NU sui difensori dei diritti umani.
Queste pratiche e tendenze devono essere condannate dalla comunità internazionale delle democrazie.
· Durante la riunione di questo mese del Consiglio dei Diritti Umani, i membri del Democracy Caucus dovrebbero sponsorizzare e lavorare per ottenere il passaggio di una risoluzione tematica separata, destinata a riaffermare i diritti dei cittadini di riunirsi pacificamente e formare associazioni, includendo il diritto di ricevere sostegno economico per le loro attività pacifiche tese a promuovere democrazia e stato di diritto.
· Come parte integrante dell'opera di revisione dei mandati e dei meccanismi delle procedure speciali, il Consiglio dovrebbe prendere in considerazione la nomina di un Relatore Speciale sulla Libertà di associazione per monitorare ed informare sulle violazioni di questa libertà fondamentale.
· Infine la Comunità delle Democrazie dovrebbe riaffermare l'importanza della piena applicazione della Dichiarazione ONU sui difensori di Diritti Umani all'incontro ministeriale di Bamako nel 2007.
Consiglio dei Diritti Umani
Riconosciamo i passi avanti intrapresi dal Consiglio dei Diritti Umani durante la sua sessione inaugurale di giugno nell'implementare la risoluzione No.60/251 dell'Assemblea Generale, compresa la formazione di due gruppi di lavoro per sviluppare le modalità e le procedure della revisione periodica universale (Universal Periodic Review) e per revisionare i mandati ed i meccanismi della Procedura Speciale. Apprezziamo l'approccio del Consiglio teso fino ad ora ad assicurare una partecipazione attiva delle organizzazioni non governative alle sue procedure e speriamo tutto ciò diventi un modello da seguire per migliorare il dialogo governi-società civile attraverso il sistema delle Nazioni Unite.
Siamo però preoccupati della rilevata assenza di leadership e di cooperazione tra i membri democratici del Consiglio, come d'altronde é evidenziato dalla mancanza di una qualsiasi riunione del Democracy Caucus nel corso della prima sessione di Ginevra. Il processo di elezione, come riformato per il nuovo Consiglio per i Diritti Umani, ha fatto sì che il 75% dei membri (37 su 47) siano anche parte del processo della Comunità delle Democrazie. Questo rappresenta per gli stati membri democratici un'occasione rara per lavorare al di là di linee di confine regionali ed assicurarsi piuttosto che il Consiglio sia più forte ed efficace.
E' nostra ferma convinzione che il destino delle riforme per rafforzare il sistema dei diritti umani delle Nazioni Unite dipenda dal fatto che i membri del Democracy Caucus organizzino uno sforzo coerente, sistematico e continuato per assicurare che l'organo si occupi seriamente delle violazioni dei diritti umani in maniera imparziale ed attiva. Crediamo che l'esperienza abbia dimostrato che un impegno del genere richiederà la presenza di un segretariato permanente.
Questo momento rappresenta un'opportunità decisiva per i membri del Democracy Caucus per prendere una posizione comune al fine di assicurarsi che il Consiglio si attrezzi con gli strumenti di cui necessita per far avanzare in maniera significativa la causa dei diritti umani e per occuparsi di una certa quantità di situazioni sempre più critiche per diritti umani in tutto il pianeta.
· Azioni per occuparsi di violazioni specifiche riguardanti singole situazioni o singoli paesi: il Consiglio dei Diritti Umani dovrebbe attivarsi su violazioni dei diritti umani specifiche o di alcuni paesi in particolare sia nel corso delle sessioni ordinarie che straordinarie a seconda della gravità della violazione presa in considerazione. Al momento di decidere come comportarsi di fronte a casi specifici il Consiglio dovrebbe considerare sia l'urgenza che la natura mutevole della situazione per decidere se il caso debba essere affrontato durante (1) la sessione ordinaria in corso o la successiva, oppure se richieda (2) la convocazione di una sessione ad hoc o infine se debba essere trattata all'interno del meccanismo di Revisione Universale tra Pari (Universal Peer Review). L'adozione di risoluzioni da parte del Consiglio per i Diritti Umani deve continuare ad essere parte degli strumenti per trattare violazioni specifiche o riguardanti particolari paesi.
Questo settembre il Consiglio dovrebbe considerare seriamente l'ipotesi di agire sulle violazioni dei diritti umani attualmente in corso in Sudan/Darfur, Corea del Nord, Uzbekistan, Iran, Sri Lanka e Zimbabwe.
· L'utilizzo di Sessioni Straordinarie: le Sessioni Straordinarie possono essere necessarie in una serie di circostanze, ma in particolare quando una situazione concernente il rispetto dei diritti umani peggiora in maniera rapida e significativa, con l'obiettivo immediato di contenere la situazione ed evitare che ulteriori abusi abbiamo luogo. Crediamo che gli eventi del Darfur rispondano a questi criteri.
Se pure le situazioni del Libano e di Gaza probabilmente incontravano i suddetti criteri, il fatto che non sia stata convocata una Sessione Straordinaria nel caso del Darfur solleva interrogativi importanti sull'effettiva capacità del Consiglio di essere imparziale nelle sue attività. Inoltre, le risoluzioni approvate in quelle sessioni sono state universalmente considerate sbilanciate per il fatto di non essere riuscite a riconoscere le responsabilità di Hezbollah ed Hamas negli abusi commessi. Le divisioni all'interno del Democracy Caucus su queste risoluzioni sembrano aver indebolito la capacità di far fronte comune contro le violazioni dei diritti umani, ovunque esse si producano.
· Universal Periodic Review: Il nuovo processo di Revisione Universale Periodica (Universal Periodic Review) affidato su mandato dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite offre una possibilità di sottoporre tutti gli stati membri dell'ONU ad un esame accurato ed indipendente del loro operato in materia di diritti umani. Ci appelliamo al Democracy Caucus perchè si esprima sulle trattative in corso a Ginevra e per sostenere i seguenti punti, necessari per rendere il meccanismo di Revisione Universale Periodica efficiente e credibile:
1) La revisione dovrebbe basarsi su un ampio ventaglio di informazioni oggettive ed affidabili riguardanti la situazione dei diritti umani nel paese al momento sotto esame;
2) Una revisione efficace richiederà la nomina di un esperto o di un panel di esperti indipendenti che esamineranno e raccoglieranno materiale adattandolo a mo' di lista organizzata per argomenti chiave per la revisione e che stabiliranno i quesiti da rivolgere al governo in questione;
3) Il processo di revisione dovrebbe contemplare un ruolo adeguato per le ONG, inclusa la possibilità di sottoporre rapporti da prendere in considerazione e la possibilità di partecipare a discussioni nel corso del processo di revisione periodica universale;
4) La revisione dovrebbe concludersi con una dichiarazione finale che contenga considerazioni e raccomandazioni concrete, oltre che includere un meccanismo concordato che assicuri un seguito effettivo alla questione sollevata.
Fondo ONU per la Democrazia
Il Democracy Caucus delle Nazioni Unite ha giocato fino ad oggi un ruolo strumentale per sostenere il nuovo Fondo Onu per la Democrazia, creato quest'anno dal Segretario Generale in modo da aumentare il supporto delle NU ai gruppi che promuovono democrazia e diritti umani in tutto il mondo. Ci appelliamo agli stati membri del Democracy Caucus affinché continuino con il loro sostegno aumentando al più presto il budget del Fondo al fine di assicurare la continuità di questo programma innovativo. Inoltre auspichiamo maggiore trasparenza del processo di decision-making all'interno del Fondo, tramite l'allargamento della partecipazione della società civile al comitato del Fondo ed un aumento della quota delle risorse del Fondo per le organizzazioni delle società civile. Al momento di prendere in esame i risultati della prima tornata di donazioni, faremo particolare attenzione per capire se il Fondo sia in grado di compiere decisioni di finanziamento senza interferenze da parte del governo destinatario.
FIRMATO:
Dr. Sima Samar
Afghanistan Independent Human Rights Commission, Afghanistan
Fatiha Azzabi
Africa Women in Development Southpanafrican International, South Africa
Mohammad Zeidan
Arab Association for Human Rights, Israel
Albert Musliu
Association for Democratic Initiatives, Macedonia
Abdulhadi Alkhawaja
Bahrain Centre for Human Rights, Bahrain
Joseph Cirincione
Center for American Progress, U.S.A.
Yuri Dzhibladze
Center for the Development of Democracy and Human Rights, Russia
Ana Maria Stame Cervone
Centrist Democrat International, Belgium
Tolekan Ismailova
People changing the World network, Kyrgyzstan
Don Kraus
Citizens for Global Solutions, U.S.A.
Jan Mortier
Civitatis International, United Kingdom
Maja Daruwala
Commonwealth Human Rights Initiative, India
Lorena Fries
Corporación Humanas, Chile
Andrea Sanhueza
Corporación Participa, Chile
Ted Piccone
Democracy Coalition Project, U.S.A.
Wasef Tubishat
Democracy Watch, Jordan
Javier De Cespedes
Directorio Democrático Cubano, U.S.A.
Samuel Bizen
Eritrean Movement for Democracy and Human Rights, Eritrea
Ilona Mihaies
Euroregional Center for Democracy, Romania
Omar Lopez
Foundation for Human Rights in Cuba, U.S.A.
Jennifer Windsor
Freedom House, U.S.A.
Mukete Tahle Itoe
Global Network for Good Governance, Cameroon
Jamils Richard Achunji Anguaseh
Global Welfare Association, Cameroon
Layla Rajab Zayed
Gulf Centre for Democratic Development, Bahrain
Maurice Bahati Masheka ga Namwira
Heritiers de la Justice, Rwanda
Maureen Byrnes
Human Rights First, U.S.A.
Kenneth Roth
Human Rights Watch, U.S.A.
Dieudonné Zognong
Humanus Foundation, Cameroon
Mark L. Schneider
International Crisis Group, Belgium
Hassan Al-ukaily
Iraqi Organization For Human Rights Coordination, Iraq
Amina Bouayach
Moroccan Organization for human rights, Morocco
Carl Gershman
National Endowment for Democracy, U.S.A.
Morton H. Halperin
Open Society Policy Center, U.S.A.
Vo Van Ai,
Quê Me: Action for Democracy in Vietnam, Vietnam
Vietnam Committee on Human Rights, Vietnam
Howard Glenn
Rights Australia, Australia
Atamo B T Kane
Southpanafrican International, South Africa
Aleksander Smolar
Stefan Batory Foundation, Poland
Yang Huang May-Sing
Taiwan Foundation for Democracy, Taiwan
Matteo Mecacci
Transnational Radical Party, Italy
Hillel Neuer
UN Watch, Switzerland
Bo Tedards
World Forum for Democratization in Asia, Taiwan
Gli iscritti e contribuenti 2012
| FRANCESCA T. MILANO | 200 euro |
| EUFEMIA T. MUGGIO' | 200 euro |
| AMBROGIO S. CASSINA DE' PECCHI | 200 euro |
| PIER PAOLO S. FROSINONE | 200 euro |
| DAVIDE R. MILANO | 200 euro |
| LORENA P. MONZA | 200 euro |
| DAVIDE L. MANTOVA | 200 euro |
| PAOLO G. ROMA | 200 euro |
| MARTA G. ROMA | 200 euro |
| ANNA MARIA D. ROMA | 200 euro |
| Total SUM | 397.572 euro |
Iscrizioni e contributi 2012
Gruppi radicali nel mondo
Comunicati stampa
Rassegna stampa
27/10/2006
Il Giornale
Fausto Biloslavo
L’Italia con il club dei dittatori per il seggio al Consiglio ONU”. Intervista a Matteo Mecacci
Documenti
27/09/2006
Birmania Nazioni Unite (documenti)
2nd Session of the United Nations Human Rights Council: Intervento del Partito Radicale Transnazionale sulla situazione dei diritti umani in Birmania
27/09/2006
Laos Nazioni Unite (documenti)
Briefing: Prospettive di libertà e democrazia nel Asia del Sud-Est
26/09/2006
Cina Nazioni Unite (documenti)
Briefing: "Promuovere la democrazia e i diritti umani in Cina"
25/09/2006
Globalizzare La Democrazia Nazioni Unite (documenti)
Briefing: Libertà di Associazione: la repressione delle ONG e il ruolo del Democracy Caucus per difenderla.
radioradicale.it
2012-03-28 14:59:49 Seduta 613ª (XVI legislatura) 2011-03-09 15:00:00 Sessione Plenaria del Parlamento Europeo
2011-01-09 17:14:00 Conversazione settimanale con Marco Pannella
2010-05-30 17:08:13 Conversazione settimanale di Massimo Bordin con Marco Pannella
2010-02-14 17:01:42 Conversazione settimanale di Massimo Bordin con Marco Pannella 










