IL DALAI LAMA ACCETTA L’INVITO A TORINO E RINGRAZIA IL PIEMONTE PER IL SOSTEGNO DATO ALLA CAUSA TIBETANA. MELLANO: “ UNA BANDIERA PER IL TIBET!”


Ieri, presso il Palazzo dell’Arengo sede del Comune di Rimini, si è svolto un incontro fra Tenzin Gyatso, XVI Dalai Lama del Tibet, ed una delegazione dell’Associazione Comuni, Province e Regioni per il Tibet composta da Mariacristina Spinosa, membro dell’ufficio di presidenza del consiglio regionale del Piemonte, consigliere regionale dei Verdi e Bruno Mellano, promotore dell’Associazione e coordinatore dell’attività sino ad ora svolte.

La delegazione ha consegnato nelle mani di Sua Santità una lettera di invito a Torino, a firma del nuovo Presidente del Consiglio Regionale del Piemonte Davide Gariglio, e il consigliere regionale Spinosa è intervenuta pubblicamente per ribadire la continuità dell’impegno della Regione Piemonte a favore della causa tibetana, sottolineando le iniziative portate avanti dal precedente Consiglio Regionale e ricordando il particolare impegno dei radicali per la campagna delle bandiere tibetane e per il coinvolgimento degli enti locali italiani.

Il Dalai Lama, nel suo intervento, ha ringraziato la delegazione piemontese, annunciando di voler accettare il caldo invito ad essere a Torino nei prossimi mesi. Tenzin Gyatso ha inoltre ringraziato il Consiglio Regionale del Piemonte per il sostegno dato alla causa tibetana con la creazione dell’Associazione Comuni, Province e Regioni per il Tibet.

Mellano ha dichiarato:
“Oggi sono doppiamente felice: in primo luogo perché il Dalai Lama ha accettato l’invito ad essere in Piemonte nei prossimi mesi, ma anche per il valore ed il senso della delegazione riminese. Il Consiglio Regionale del Piemonte intende, dunque, proseguire un impegno ed un lavoro a cui i consiglieri regionali radicali nella scorsa legislatura hanno dedicato tempo e passione, riuscendo a mobilitare e creare occasioni importanti di azione e di riflessione sul ruolo e sugli obiettivi possibili della “politica estera” piemontese. Come radicali intendiamo tenere alta la bandiera tibetana che, l’abbiamo sempre detto, è il simbolo di una lotta nonviolenta ma che pone contemporaneamente anche la questione diritti umani e politici in Cina, in primo luogo degli stessi cinesi.”