Il Canada riconosce le nozze orno e un ministro (contrario) se ne va

Daniele Raineri
Il Foglio

Dopo Belgio e Olanda, e con soltanto due giorni di anticipo sulla Spagna, il Canada diventa il terzo paese nel mondo a dare riconoscimento ufficiale al matrimonio di coppie dello stesso sesso. La prima nazione per quanto riguarda la popolazione, se si contano i suoi 33 milioni di abitanti. L'approvazione in via definitiva del Civil marriage act, avvenuta alla Camera dei Comuni nella notte di martedì con una maggioranza di 158 voti a favore su 133 contrari, pone fine a un ruvido scontro che ormai durava da quattro mesi. Alla legge, perché diventi effettiva, manca soltanto la scontata ratifica da parte del Senato, che arriverà per la fine di luglio; ma si tratta soltanto di una formalità prima della firma del governatore generale, Adrienne Clarkson. A favore hanno votato i deputati del Bloc Québécois, del Ndp e la maggioranza dei deputati liberali. Il primo ministro Paul Martin ha definito quella di martedì ''una giornata storica''.

L'appena approvato, e già celebre, Bill C—38 è lo sbocco di un accidentato percorso legale iniziato nella scorsa legislatura. Nel giugno del 2003 l'allora primo ministro, Jean Chrétien, aveva preso apertamente posizione sull'argomento, innescando le prime controversie: le unioni omosessuali aveva detto — sono da ufficializzare. Agli effetti pratici, l'annuncio rendeva chiaro che il governo federale di Ottawa non si sarebbe opposto in appello contro eventuali sentenze delle corti locali, di grado inferiore, che avessero sancito il diritto delle cop pie gay a convolare a nozze come le coppie etero. Si lasciava libertà di decidere localmente, nelle singole province.

La dichiarazione di Chrétien aveva provocato una levata di scudi. "Il governo — sostenevano la gerarchia ecclesiastica nazionale e la fascia più tradizionalista dell'opinione pubblica - non ha alcun diritto di ridefinire il matrimonio, che è già dato nel Common Law, come l'unione di un uomo e di una donna".

Nel dicembre dell'anno scorso, la Corte suprema del Canada era intervenuta a dirimere definitivamente la questione: l'unico attore sulla scena ad avere competenza esclusiva, e a poter decidere chi ha il diritto di sposarsi e chi no, era proprio il governo centrale di Ottawa. Fatto salvo, bontà dei giudici, il diritto dei gruppi religiosi di non celebrare matrimoni che sono contrari alla loro dottrina. La sentenza rese legali le unioni già celebrate in otto province canadesi e nel territorio dello Yukon, almeno tremila; di cui mille di coppie di gay americani saliti con questo preciso scopo dal confine meridionale del paese.

L'approvazione della nuova legge è arrivata con un forte pedaggio politico da pagare. Il ministro Joe Comuzzi ha rassegnato le dimissioni per essere libero di poter votare contro, in plateale rottura con la linea legislativa del proprio governo e con la decisione del premier canadese di blindare il voto. Comuzzi era il ministro responsabile per la regione dell'Ontario del Nord. Nonostante sia stato il solo membro del Gabinetto a uscire dai ranghi e a ribellarsi contro il primo ministro, la sua scelta illumina esplicitamente la spaccatura profonda che la questione del matrimonio tra gay e lesbiche ha creato in Canada. Dare le dimissioni, dice il ministro, per anteporre i principi personali ai privilegi di uomo politico, è stata una decisione ovvia: "Nel 2004, durante la campagna elettorale, ho promesso lealmente alla gente del mio collegio che avrei difeso la definizione di matrimonio”.

Il premier Paul Martin ha deplorato le dimissioni del suo ministro, ma le ha accettate. "Lui e io siamo stati vecchi amici per ben 20 anni, e ora sto molto male — ha detto — so perché ha preso questa decisione, ma sul matrimonio omosessuale il governo deve parlare con una voce sola".

Nelle fasi finali del voto, che ha registrato ben 34 liberali contrari, anche i ministri del Gabinetto federale sono stati messi sotto pressione perché rigettassero la legge. Il parlamentare Pat O'Brien, che proprio a causa di questa riforma aveva lasciato i liberali all'inizio del mese, dice che tra gli stessi ministri c'è chi in passato ha votato e si è schierato in difesa della definizione tradizionale di matrimonio. Ora O'Brien è indipendente e si dice convinto che alcuni membri del gabinetto siano stati forzati a votare a favore, pena la perdita dei loro posti di ministro. Il leader dei conservatori all'opposizione, Stephen Harper, ha annunciato che se il suo partito formerà il nuovo governo, la legge sarà cambiata. Harper sostiene che un eventuale esecutivo dei conservatori lascerebbe