I montagnard: una persecuzione nell'indifferenza

Gerolamo Fazzini
Avvenire

Il popolo cristiano «dei monti» nel mirino del governo vietnamita

Tra i tanti popoli vittime di repressione e violenza, quello dei montagnard del Vietnam - gruppo tribale minoritario in gran parte cristiano continua a subire discriminazioni e soprusi in un clima di quasi totale disinteresse. Di quando in quando, in Italia organismi Cristiani (Aiuto alla Chiesa che soffre) e gruppi politici (i radicali) sollevano il velo sulla situazione dei montagnard. Ma invano: la sorte di questa minoranza doppiamente discriminata, politicamente e religiosamente, non scalda il cuore delle masse terzomondiste, pronte a mobilitarsi giustamente per gli indios sudamericani o gli aborigeni australiani. Risultato: un popolo che negli anni Settanta superava i due milioni di persone, oggi ne comprende poche centinaia di in migliaia. Una tragedia dimenticata, insomma, quella dei montagnard. Meglio: taciuta. Eppure di recente anche un organismo super partes come Human Rights Watch (Hrw) aveva diffuso un allarmante dossier sulla situazione dei montagnard. Venticinque fitte pagine, nelle quali si passano in rassegna le più recenti violenze commesse dal regime vietnamita ai danni del “popolo dei monti” : arresti arbitrari di leader ecclesiali e di attivisti, detenzione di famiglie di rifugiati, pressioni psicologiche e torture fisiche ai danni di civili. Un campionario di abusi che il governo motiva addebitando ai montagnard due gravi colpe: il desiderio di una maggiore autonomia. in nome della propria identità culturale, e l’appartenenza religiosa al cristianesimo. Nel mirino di Hrw è anche il governo cambogiano, reo di adottare un comportamento a dir poco riprovevole nei confronti dei montagnard che lasciano il Vietnam: ad essi non viene riconosciuto lo status di rifugiati e Phnom Pehn, che li considera immigrati illegali, non di rado li rispedisce oltre quel confine che i montagnard non vorrebbero più riattraversare. A lanciare l'allarme montagnard è stato nel 2004 anche il Dipartimento di Stato americano: nel Rapporto annuale sulla libertà religiosa, il Vietnam è finito, per la prima volta, nella lista dei Paesi «oggetto di preoccupazione particolare», a motivo delle «violazioni del diritto alla libertà religiosa particolarmente gravi» che colpiscono i gruppi religiosi non riconosciuti dal governo. tra i quali le comunità montagnard, cristiani di altre etnie e gruppi buddhisti non controllati dalle autorità politiche. Che la situazione dei montagnard sia delicatissima lo confermano le cronache recenti. A metà novembre una ventina di tribali della provincia di Dak Nong sono stati condannati (in qualche caso a 10 anni di detenzione) per aver presto parte alle proteste avvenute la vigilia della Pasqua 2004. Si trattò di una manifestazione imponente. la più clamorosa dopo gli incidenti del 2001. Tra i 10 e i 30mila montagnard scesero in piazza nelle province di Daklak, Dak Nong e Gia Lai, negli Altipiani Centrali, per protestare in modo pacifico contro la repressione religiosa del governo e la continua confisca delle terre. Dieci i manifestanti che rimasero sul terreno durante gli scontri con la polizia, centinaia i feriti. Testimoni oculari riferirono a Hrw che polizia e civili armati avevano usato spranghe, bastoni con chiodi e catene contro i montagnard i quali, disarmati, si difendevano lanciando sassi, il governo di Hanoi, pur ammettendo gli scontri, ne minimizzò la portata, dichiarando che solo due persone rimasero uccise, colpite dalle pietre lanciate dagli altri manifestanti. All'indomani degli incidenti, l’Unione europea intervenne esprimendo preoccupazione per l'accaduto e chiese al Vietnam «informazioni dettagliate sugli eventi». Dopo quell'episodio, una dozzina di tribali finirono in carcere; alcune centinaia fuggirono alla volta della Cambogia, dove però l'accoglienza non è stata affatto benevola. L'estate scorsa il primo ministro cambogiano Hun Sen ha inviato un contingente di militari nelle foreste del nord-est per stanare i montagnard rifugiativisi. Non è difficile immaginare l'odissea toccata in sorte a costoro (e ad altre centinaia che negli anni scorsi avevano cercato riparo oltre confine): per settimane, a volte mesi, costoro hanno vagato nella giungla sopportando la fame e gli stenti, nutrendosi di tuberi e bevendo acqua piovana, con il rischio di contrarre la malaria. Tra loro anche alcune donne con bambini appena nati. L'appartenenza religiosa al cristianesimo è una delle cause della persecuzione: i montagnard sono in larga parte protestanti e il tasso di conversioni alla fede cristiana è molto alto. Per questa ragione, oltre che per la resistenza al potere centrale in nome della propria identità culturale, Hanoi da anni attua una strategia di isolamento e repressione contro i montagnard, ricorrendo anche al diboscamento degli altopiani con il pretesto di allargare le piantagioni di caffè, di cui il Vietnam è uno dei principali produttori al mondo. L'Ong Save the Montagnards denuncia un vero complotto per eliminare gli scomodi tribali: il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (Unfpa) secondo tale denuncia — avrebbe addirittura finanziato un rigido programma di controllo delle nascite, che prevede anche sterilizzazioni forzate e l'uso di una sostanza bandita, finalizzato all'estinzione dei montagnard. Nel dicembre2004 le autorità vietnamite, a titolo preventivo, ha arrestato numerosi" cristiani dei monti" per evitare che in occasione di Natale si avessero manifestazioni di massa analoghe a quelle di Pasqua. Ma, con l’eccezione di qualche agenzia missionaria, nessuna voce si è alzata a protestare. Il calvario dei montagnard continua. Nell'indifferenza del mondo.