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I LUMI DELL’ISLAM CI SONO, L’ILLUMINISMO DELL’ISLAM ANCORA NO
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Bruxelles. I lumi dell’Islam ci sono, l’illuminismo islamico non c’è ancora e la sua maturazione sarà un lungo processo anche se urgente. Questo, in sintesi, il messaggio che esce dal convegno organizzato ieri a Bruxelles dall’Istituto italiano di cultura, diretto da Pialuisa Bianco, e dalla Fondazione Corriere della Sera. Un illuminismo che deve essere innanzitutto laico perché, spiega il professor Philippe Raynaud, autore di Terrorime et démocratie, “nell’Islam il successo religioso è sempre stato legato al successo politico”. Sono soprattutto i Lumi dell’Islam a sostenere la separazione tra Stato e Chiesa: Shafeeq Gabra, dell’Università americana del Kuwait, secondo il quale “se si vuole la pace, dobbiamo trovare il modo di neutralizzare la religione nella vita politica”, e l’antropologo Malek Chebel, per il quale “le riforme devono essere tanto radicali da lasciare la politica fuori dalla moschea e da fare in modo che l’imam, fuori dalla moschea, sia considerato come un qualsiasi cittadino”. L’illuminismo laico è la chiave per lottare contro il fondamentalismo, “la malattia che vive oggi l’Islam, o meglio il mondo arabo”, dice il professor Bassan Tibi, “perché in realtà è in atto uno scontro tra un Islam civico, come quello dell’Indonesia che sta percorrendo la strada dei diritti umani e della democrazia, e un Islam fondamentalista, che caratterizza il Medio Oriente”.
Tutti sono concordi nel dire che, dopo l’interevnto della coalizione in Iraq, siamo a un punto di svolta. Tanto che per Magdi Allam ci troviamo di fronte “all’inizio di una riscossa che viene dall’interno dello stesso mondo arabo e che dice “no” alla cultura della morte in nome dell’Islam”. Ma gli scenari futuri sono incerti. In caso di vittoria del fondamentalismo sull’illuminismo, Shafeeq Gabra vede “l’anarchia afgana che ha portato ad al Qaida”, oppure “le guerre civili” che hanno traumatizzato il Sudan e l’Algeria, o ancora la nascita di “autoritarismi simili a quelli di Saddam Hussein”. “Se non si farà nulla, questa sarà l’evoluzione di un mondo arabo confrontato a una fase predemocratica”, avverte Gabra. C’è stata la conferenza ministeriale di Sana’a, organizzata da Emma Bonino, e quella della società civile araba alla Biblioteca di Alessandria e c’è l’iniziativa americana sul Grande Medio Oriente. Ormai tutti concordano con Bernard Lewis quando dice “chi afferma che è impossibile che la democrazia possa funzionare nel mondo arabo, perché si tratta di culture troppo diverse, ignora il passato del mondo arabo e mostra poco interesse per il futuro”. Il ministro degli esteri, Franco Frattini, che con l’istituzione di un osservatorio candida l’Italia a essere “la casa del dialogo tra le culture e le civiltà”, rassicura il mondo islamico, quando afferma che il metodo per promuovere le riforme “non deve essere l’imposizione paternalistica”. Anche il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, vuole “dare più spazio alla voce dei paesi arabi moderati che stanno cercando di tenere insieme i valori dell’Islam e la ricchezza dell’esperienza democratica”.
Più d’un Lume dell’Islam ricorda, però, che i regimi autoritari della regione usano riforme come alibi per loro sopravvivenza. E hanno capito, spiega Emma Bonino, che “appena fanno un pò di resistenza alle iniziative di democratizzazione, gli occidentali innestano subito la marcia indietro”. Così “ci facciamo impelagare in un dibattito geografico sul luogo da cui devono venire le riforme”, dice Bonino. “Alla fine le riforme non vengono da nessuna parte perché manca la volontà politica”. Il Convegno scorre lasciando l’Iraq un pò a margine. Ma ci pensa Michael Ledeen a rimettere tutti con i piedi per terra. “Tutta questa discussione è molto interessante, ma a poco a che faer con la realtà. Per l’analista dell’American Entreprise Institute la guerra è quella in Iraq, ma anche e soprattutto quella del fascismo fondamentalista contro l’Occidente. “Non c’è più tempo per le riforme – dice Ledeen – l’unica arma in Medio Oriente è quella della rivoluzione democratica”.
Tutti sono concordi nel dire che, dopo l’interevnto della coalizione in Iraq, siamo a un punto di svolta. Tanto che per Magdi Allam ci troviamo di fronte “all’inizio di una riscossa che viene dall’interno dello stesso mondo arabo e che dice “no” alla cultura della morte in nome dell’Islam”. Ma gli scenari futuri sono incerti. In caso di vittoria del fondamentalismo sull’illuminismo, Shafeeq Gabra vede “l’anarchia afgana che ha portato ad al Qaida”, oppure “le guerre civili” che hanno traumatizzato il Sudan e l’Algeria, o ancora la nascita di “autoritarismi simili a quelli di Saddam Hussein”. “Se non si farà nulla, questa sarà l’evoluzione di un mondo arabo confrontato a una fase predemocratica”, avverte Gabra. C’è stata la conferenza ministeriale di Sana’a, organizzata da Emma Bonino, e quella della società civile araba alla Biblioteca di Alessandria e c’è l’iniziativa americana sul Grande Medio Oriente. Ormai tutti concordano con Bernard Lewis quando dice “chi afferma che è impossibile che la democrazia possa funzionare nel mondo arabo, perché si tratta di culture troppo diverse, ignora il passato del mondo arabo e mostra poco interesse per il futuro”. Il ministro degli esteri, Franco Frattini, che con l’istituzione di un osservatorio candida l’Italia a essere “la casa del dialogo tra le culture e le civiltà”, rassicura il mondo islamico, quando afferma che il metodo per promuovere le riforme “non deve essere l’imposizione paternalistica”. Anche il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, vuole “dare più spazio alla voce dei paesi arabi moderati che stanno cercando di tenere insieme i valori dell’Islam e la ricchezza dell’esperienza democratica”.
Più d’un Lume dell’Islam ricorda, però, che i regimi autoritari della regione usano riforme come alibi per loro sopravvivenza. E hanno capito, spiega Emma Bonino, che “appena fanno un pò di resistenza alle iniziative di democratizzazione, gli occidentali innestano subito la marcia indietro”. Così “ci facciamo impelagare in un dibattito geografico sul luogo da cui devono venire le riforme”, dice Bonino. “Alla fine le riforme non vengono da nessuna parte perché manca la volontà politica”. Il Convegno scorre lasciando l’Iraq un pò a margine. Ma ci pensa Michael Ledeen a rimettere tutti con i piedi per terra. “Tutta questa discussione è molto interessante, ma a poco a che faer con la realtà. Per l’analista dell’American Entreprise Institute la guerra è quella in Iraq, ma anche e soprattutto quella del fascismo fondamentalista contro l’Occidente. “Non c’è più tempo per le riforme – dice Ledeen – l’unica arma in Medio Oriente è quella della rivoluzione democratica”.
Iscritti e contribuenti 2013
| Giuseppe R. Roma | 590 € |
| Salvatore P. Capistrello | 200 € |
| Giancarlo B. Torino | 30 € |
| Marco B. Merano | 20 € |
| Davide B. Prato | 50 € |
| Giuseppe P. Grottammare | 50 € |
| Maurizio T. Roma | 1.000 € |
| Rosa A. Firenze | 590 € |
| Giuliano G. Sondrio | 590 € |
| Sergio Pasquale R. Cremona | 500 € |
| Total SUM | 326.746 € |
Iscrizioni e contributi (online) 2013
Comunicati stampa
27/09/2010
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Democrazia Digitale: Tavola rotonda all'Onu sulla via virtuale alla promozione dei diritti umani.
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DOHA: CONCLUSI I LAVORI DEL WORKSHOP SU SICUREZZA UMANA E SVILUPPO UMANO IN MEDIO ORIENTE E NORD AFRICA, ORGANIZZATO DALL’ADF E NPSG IN PREPARAZIONE AL FORUM PER IL FUTURO 2009
08/05/2008
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APPROVATO IL RAPPORTO CAPPATO SUL RISPETTO DEI DIRITTI UMANI NEL MONDO
02/04/2008
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PE/Rapporto Cappato sui diritti umani: La Commissione affari esteri sceglie la strada della nonviolenza gandhiana
Rassegna stampa
12/08/2006
La Repubblica
Giovanna Casadio
"CARO RUTELLI, NIENTE LEZIONI E' L'IGNAVIA CHE AIUTA IL TERRORE"
Documenti
25/09/2006
Globalizzare La Democrazia Nazioni Unite (documenti)
Briefing: Libertà di Associazione: la repressione delle ONG e il ruolo del Democracy Caucus per difenderla.
19/09/2005
Globalizzare La Democrazia Nazioni Unite (documenti)
DICHIARAZIONE A NOME DELLA COALIZIONE PER UN CAUCUS DEMOCRATICO ALL'ONU. RILASCIATA DA TED PICCONE - DIRETTORE ESECUTIVO DEL DEMOCRACY COALITION PROJECT - ALL'INCONTRO MINISTERIALE DEL CAUCUS DEMOCRATICO DELLE NAZIONI UNITE
16/12/2004
Appelli Globalizzare La Democrazia
LETTERA DI APPELLO ALLE NAZIONI UNITE DEL DEMOCRACY CAUCUS














