I conti del professore: 17mila morti

M.D.C.
Corriere della Sera

A Kaing Guek Eav piacevano i numeri, amava la loro esattezza, l`ordine che sapevano dare al mondo. Kaing era un bravo professore khmer di origine cinese. Ma erano gli anni Sessanta, e la rivoluzione correva sotto la pelle della Cambogia, Kaing ci credette, si fece comunista, la polizia di Sihanouk lo catturò, probabilmente venne torturato. Kaing divenne Duch e si diede alla macchia. All`imputato numero uno dei processo ai Khmer rossi furono affidate le prigioni della guerriglia. Dopo il 1975 a Tuol Sleng, sobborghi di Phnom Penh, comandava S-21, il carcere  principale del regime. Passavano da lui Khmer rossi vittime di purghe. Erano i «traditori», il «nemico», «agenti della Cia e del Vietnam». Dovevano confessare. E lui doveva ricostruire complotti immaginari, reti di complicità. La tortura faceva dire qualunque cosa a chiunque, lui prendeva nota, la matematica lo aiutava a essere minuzioso e stringente. Orrore con metodo. Poi eliminava tutti i «microbi», uomini donne bambini, 17 mila morti. Una dozzina i sopravvissuti di S-21. Nel `79 Duch sparì, spettro per 20 anni. Il fotografo Nic Dunlop si mise a cercarlo, quasi in preda a un`ossessione personale. Lo scovò nel 1999, nella zona di  Samlaut, a sudovest. Duch lavorava per Ong occidentali prodigandosi in modo esemplare. Nessuno sapeva nulla del suo passato. Si era convertito, era un evangelico, cristiano rinato. Arrestato. Il filmaker Mario Zanot lo ha incontrato in carcere nel 2007 e ha appena terminato un documentario su di lui, «Il macellaio di Phnom Penh»: «Ha l`aria di uno zio, uno di cui fidarsi». Per Zanot «non è il dottor Jekyll e mister Hyde, dà l`idea del rivoluzionario tutto d`un pezzo. Si difende dicendo che aveva eseguito gli ordini, altrimenti sarebbe stato ucciso. Incolpa Pol Pot e Ta Mok. Peccato che siano morti».