I consigli di Madeleine per Barack
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Madeleine Albright, prima donna segretario di Stato nella storia degli Stati Uniti, crede che Barack Obama si trovi davanti a «una delle situazioni di politica estera più difficile della storia americana». E in una libreria di New York, racconta al Riformista i consigli che vorrebbe dargli. Signora Albright, Obama eredita un paese impegnato su due diversi teatri di guerra, come stanno andando le cose? In Afghanistan la situazione si sta deteriorando. I talebani stanno riguadagnando terreno e fra la popolazione locale cresce un sentimento di rabbia e frustrazione verso i nostri militari. Il peggior effetto collaterale della guerra in Afghanistan è la destabilizzazione del Pakistan, che possiede tutti gli ingredienti per trasformarsi in un vero mal di testa di proporzioni internazionali: un arsenale nucleare, una posizione geografica strategica, un regime instabile e corrotto. Al momento, secondo me è il Pakistan è paese più pericoloso del mondo.
E l'Iraq?
Rischia di essere ricordato come il peggior errore di politica estera della storia americana. L'Iraq si è rivelato più disastroso del Vietnam. Non in termini di vite umane sacrificate, ma per le conseguenze che si sono involontariamente innescate, come l'influenza guadagnata dall'Iran all'interno del paese, e il danno morale subito dagli Stati Uniti a causa di Guantanamo Bay e di Abu Ghraib.
La lotta al terrorismo rimane una priorità? Certamente, e quanto accaduto in India lo dimostra. Però il presidente dovrà capire come combatterla senza creare nuovi sentimenti antiamericani e di conseguenza nuovi terroristi. Deve evitare di creare all'estero situazioni che generano tanto odio da aiutare per i terroristi reclutare nuovi adepti. Inoltre, definire la lotta al terrorismo come una guerra è stato un errore perché, così facendo, abbiamo concesso a dei semplici assassini uno status di guerrieri, contribuendo automaticamente ad aumentarne il prestigio in alcune culture di riferimento.
Che ruolo gioca la globalizzazione nello sforzo per vincere il terrorismo?
E' necessario risolvere alcuni effetti negativi che ne derivano: il divario tra ricchi e poveri sta crescendo e questo può causare seri problemi. Non esiste un'equazione diretta fra povertà e terrorismo. Ma è più probabile che la gente che vive in condizioni economicamente disagiate covi della rabbia e diventi per questo più facilmente condizionabile e arruolabile da organizzazioni terroriste.
C'è qualche paese da cui gli Stati Uniti possono prendere esempio nella lotta al terrore?
Credo che nessuno abbia affrontato in maniera soddisfacente questa sfida. Alcuni paesi europei che avevano già avuto esperienze con il terrorismo negli anni 70 si sono dimostrati meno nervosi nelle loro reazioni, ma in democrazia è difficile reagire pacatamente quando nel paese ci sono stati morti in attentati terroristici.
Quali sono gli altri temi che il nuovo presidente dovrebbe affrontare nei primi mesi del suo mandato?
Restaurare il buon nome e il prestigio della democrazia americana. In nessun altro paese al mondo si sono succeduti uno dopo l'altro 44 presidenti eletti democraticamente. Bisogna che gli Stati Uniti tornino ad essere ampiamente rispettati agli occhi della popolazione mondiale, come accadeva negli anni dopo la seconda guerra mondiale.
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2013-03-10 17:00:00 Conversazione settimanale con Marco Pannella
2013-01-13 17:00:00 Conversazione settimanale con Marco Pannella
2012-11-25 17:00:00 Conversazione settimanale con Marco Pannella
2011-04-13 09:39:00 Seduta 463ª (XVI legislatura)
2011-02-20 17:00:00 Conversazione settimanale di Massimo Bordin con Marco Pannella 










