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Gli Stati Uniti tentano di creare un fronte unito somalo contro Al Qaida
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Arriva l’inviato di Bush. Tre capibanda, un ex poliziotto e il governo transitorio possibili alleati. Il blitz dello Yemen
Le rivalità tra i clan e i leader
Bruxelles. Le voci di fonte tedesca su un imminente attacco americano contro “santuari” di Al Qaida in Somalia, vanno collegate a due notizie certe, delle stesse ore: il blitz compiuto dalle Forze armate dello Yemen (dietro richiesta statunitense) contro integralisti islamici locali, presunti amici di bin Laden, e la prima visita a Mogadiscio dal 1993 di un diplomatico americano, Glen Warren, per incontrarvi Abdikassim Salad, presidente di un traballante Governo transitorio nazionale (Gtn) che ha tra i suoi alleati l’organizzazione integralista somala Al Ittihad Al Islamiya, collegata ad Al Qaida.
L’impressione è che l’amministrazione Bush, pur non rinunciando al progetto di continuare “oltre l’Afghanistan” la guerra senza quartiere al terrorismo internazionale, tenga tuttavia conto della riluttanza dei governi amici – l’Europa dei 15 in testa – a impegnare l’“alleanza contro il terrorismo” oltre i confini dell’Afghanistan.
Washington, che sembra avere ottenuto dal governo dello Yemen ciò che non aveva ottenuto dal mullah Omar e dai pakistani – che neutralizzassero essi stessi Al Qaida – sta ora tentando lo stesso gioco in Somalia, con un ammonimento al Gtn che può essere riassunto così: o rompete il vostro sodalizio con i “barbuti” di Ittihad e ci aiutate a eliminarli, o diventate voi stessi un ostacolo da rimuovere, come i talebani.
Il disegno di Washington è sensato e può funzionare. E’ sensato perché nel marasma che contraddistingue il centro-sud della Somalia (il resto del paese è sostanzialmente controllato dalle autorità del Somaliland e del Puntland) il Gtn è l’unica entità legittimata, oltre che dalla forza delle armi, da una Assemblea transitoria eletta nel 2000 a Gibuti da una “loya jirga” di capi tradizionali e leader religiosi. Per chi voglia ricostruire lo Stato somalo evaporato nel ’91 il
Gtn è un interlocutore obbligato. Spazzarlo via allontanerebbe il ritorno a una qualche normalità istituzionale. Il disegno americano può funzionare perché il presidente provvisorio Abdikassim non ha nulla del mullah Omar e Al Ittihad non è, come Al Qaida a Kabul, una struttura portante del regime. Se gli americani lo corteggiano, difficilmente lo spregiudicato Abdikassim resisterà.
Vicino ai sessanta, figlio di uno dei rari leader politici somali che alla vigilia dell’indipendenza si dichiaravano filo-italiani, laureato in biologia in Urss, Abdikassim partecipò da ministro ai primi anni “socialisti” di Siad Barre (quelli della modernizzazione forzata) e rimase al potere quando il regime si ridusse a dittatura tribale. Era vicepremier e ministro dell’Interno quando cadde Siad Barre. Ed è risorto solo in virtù della sua appartenenza allo stesso clan “vincente” cui appartiene la famiglia degli Aidid. Figurarsi se rifiuta la mano tesa di Washington.
Il punto debole di questa possibile intesa sta però nella debolezza militare del Gtn, non certo in grado militarmente di “ripulire” i santuari di Ittihad localizzati lungo l’asse che da Ras Kiambone (alla frontiera sul mare fra Somalia e Kenya) sale fino a dove si incontrano le frontiere fra Kenya, Somalia ed Etiopia. Nei pressi di Ras Kiambone, si dice, gli americani hanno localizzato il “gruppo di fuoco” Al Ittihad/Al Qaida che nell’ottobre del ’93 – con missili
Stinger americani provenienti dall’Afghanistan – abbatté due elicotteri US che davano la caccia al generale Aidid (allora alleato dei “barbuti”), uccise 18 soldati americani e oltraggiò i cadaveri di alcuni di essi trascinandoli come trofei di caccia.
Con l’appoggio di Kenya ed Etiopia
Ora, per annientare i terminali di Al Qaida nel Sud della Somalia, il Pentagono ha come alleati possibili – oltre al Kenya – proprio i nemici giurati di Abdikassim e del Gtn, l’Etiopia e quattro leader somali decisi ad affondare il Gtn: tre capibanda e un capopopolo.
I tre capibanda sono Aidid junior, che prima di ereditare la milizia tribale del padre fece in tempo a indossare la divisa di marine in California; l’ex camionista Mussa Sudi, capobastone di mezza Mogadiscio Sud; l’ex generale Mohamed Said “Morgan”, un criminale di guerra già ai tempi di Siad Barre che ora imperversa a Kisimayo.
Il capopopolo è un ex poliziotto che con il soprannome di “Camicia Rossa” ha conquistato la guida dei clan Rahanweyin, famiglia tribale semisedentaria che vive attorno a Baidoa, ai confini, appunto, con l’Etiopia. Tutti questi signori sono pronti a rendere un servizio agli Stati Uniti e all’Etiopia annientando i “barbuti”. Chiedono in cambio di annientare, già che ci sono, anche il Governo transitorio di Mogadiscio.
Tocca agli strateghi di Bush quadrare questo cerchio.
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