Gheddafi manda a monte il Summit arabo.
Emirati Arabi avevano pronto un documento proposto e accettato da Saddam
Il vertice della Lega araba, che nessuno voleva, si è concluso al buio, con una dichiarazione del segretario generale Amr Moussa, che ha annunciato l'accordo sul «netto rifiuto di un attacco all'Iraq» e sul no alla «partecipazione ad azione militari» contro il Paese fratello. L'imprevisto, che sicuramente molti hanno benedetto, ha evitato la discussione sulla proposta del leader degli Emirati Arabi Uniti, che ha scritto quel che molti suoi colleghi dicono soltanto nel privato: che Saddam se ne deve andare «per il bene del popolo iracheno e in nome della pace». Nel documento si legge che al raiss vengono date «due settimane per decidere», con garanzia di impunità per se, famigliari e gerarchi, e con l'impegno a un'amnistia generalizzata sotto il controllo della Lega araba e dell'Onu, che saranno i provvisori supervisori di tutto. Però mentre le agenzie di stampa cominciavano a diffondere il progetto, già fioccavano le critiche e si moltiplicavano le pressioni perché l'emiro ritirasse la proposta. A quel punto soltanto un evento straordinario avrebbe potuto evitare la discussione. E l'evento straordinario l'ha prodotto il colonnello Gheddafi, che già aveva strappato la scena in mattinata, arrivando all'albergo del summit con due auto più del consentito. (…) Però Gheddafi aveva in serbo ben altre sorprese. Ha deciso di parlare a braccio, ha detto di voler imitare «mio figlio, il presidente Bashar», provocando il risentimento del giovane leader siriano, infine ha attaccato a testa bassa la leadership saudita, accusandola di essere al servizio degli Usa. (…) era troppo anche per la distratta regia egiziana. Tutti i collegamenti con la sala sono stati sospesi. (…) Nessun documento ufficiale soltanto la dichiarazione letta da Amr Moussa. (Il Corriere della Sera, Antonio Ferrari)
Gli Emirati Arabi avevano raggiunto l’accordo con Saddam. Dopo 4 visite a Bagdad
Muhammad bin Zayed al-Nahyan, Principe di Abu Dhabi e figlio dell'ultimo Presidente Sheik Zayed al-Nahyan, ha spiegato sabato al canale d'informazione pan-arabo Al Arabiya che suo fratello aveva ricevuto il consenso di Saddam Hussein di andare in esilio prima dell'invasione del paese in cambio della concessione dell'amnistia e di garanzie di protezione. La rivelazione dello Sceicco è la prima ufficiale dichiarazione secondo cui Saddam Hussein stava considerando la possibilità di cedere il potere, come richiesto in occasione del meeting della Lega Araba convocato d'urgenza a Sharm el Skeik nel Marzo del 2003, prima dell'invasione militare dell'Iraq. La proposta avanzata durante il meeting si proponeva di evitare il conflitto. "Noi abbiamo ottenuto l'assenso definitivo delle differenti parti, dei principali protagonisti a livello mondiale e della persona interessata, Saddam Hussein". Un ufficiale degli Emirati Arabi, parlando in anonimato perché non autorizzato a discutere della vicenda, ha affermato che una delegazione del suo paese ha incontrato Saddam Hussein in quattro occasioni. Ha affermato che Saddam è apparso preoccupato per la crisi in atto e che il Leader iracheno ha chiesto alla Lega Araba di sostenere l'offerta. «Saddam ha accettato la possibilità» ha riferito l'ufficiale. «Fino all'ultimo minuto l'idea era stata accolta». Lo sceicco Abdullah bin Zayed al-Nahyan, Ministro dell'Informazione e della Cultura degli Emirati Arabi Uniti, ha anche comunicato che Saddam "avrebbe accolto positivamente la nostra proposta". (New York Time 2 novembre 2005)
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