Gheddafi, "l'amico libico" in Italia per una visita storica

Vincenzo Nigro
La Repubblica

Odiato e amato, demonizzato e corteggiato. Muhammar Gheddafi per l`Italia è stato tutto e il contrario di tutto. Di solito contemporaneamente. E continua ad esserlo, 40 anni dopo aver preso il potere a Tripoli con la sua rivoluzione verde. Dal 10 al 12 giugno il colonnello farà la sua prima visita in Italia, per ritornare poi in Abruzzo al G8 di luglio, dove rappresenterà l`Africa come presidente di turno dell`Oua, l`Unione africana. Arabo e africano, statista e terrorista, anti-americano ma poi pro-americano, Gheddafi ha fatto della sua lucida duplicità, apparentemente irrazionale, il segreto di un record di sopravvivenza: è il leader più longevo di tutto il Medio Oriente, del Mediterraneo, del mondo intero se possiamo trascurare personaggi marginali.  Ma in questo viaggio, nel corteggiamento intenso che riceve da Berlusconi, Gheddafi si troverà di fronte un fenomeno interessante: il buon vecchio, doppio binario della politica estera italiana non è stato per nulla abbandonato. Il ministro degli Esteri Franco Frattini sta costruendo quasi una "duplicità responsabile" che in politica estera permette al governo Berlusconi di essere "il miglior amico" di lsraele in Europa ma anche il miglior socio commerciale dell`Iran di Ahmadinejad; l`alleato fedele degli Usa, ma anche una forte sponda per la Russia di Putin. Il viaggio di Gheddafi per partecipare al G8 italiano era già stato confermato da tempo, con tanto di giocondo mistero sul luogo in cui il colonnello avrebbe piantato la tradizionale tenda beduina, prima alla Maddalena e  poi all`Aquila. Ma la conferma che un mese prima del G8 Gheddafi sarà a Roma per una missione totalmente bilaterale è l`ultimo segno della concreta importanza del rapporto Italia-Libia. Gheddafi vedrà tutti, Napolitano, Berlusconi, Schifani, Fini, l`opposizione. Ieri solo due "entità" hanno protestato per l`arrivo del colonnello in Italia: la prima è il Partito radicale di Marco Pannella ed Emma Bonino, che non dimentica il passato terrorista del regime libico, i dissidenti uccisi anche in Italia sotto gli occhi distratti del Sismi e della polizia. Così come Pannella e Bonino non dimenticano i diritti umani nella Libia di oggi. E contestano quindi la concessione di una laurea honoris causa che l`Università di Sassari vorrebbe consegnare al colonnello. Altra associazione che obietta qualcosa è l`Airl, il comitato che riunisce i rimpatriati  dalla Libia, gli italiani espulsi dopo il 1970. «Prima della visita di Gheddafi a Roma, Napolitano e Berlusconi ricevano anche noi», dice Giovanna Ortu, combattiva leader dei rimpatriati: «La rinnovata amicizia tra i due paesi ci ha permesso di tornare a Tripoli, dove abbiamo partecipato all`inaugurazione del restaurato cimitero». Adesso gli associati dell`Airl chiedono però che qualcuno si ricordi di onorare l`impegno di rimborsare, di ricompensare le case espropriate, i negozi, le attività confiscate dai libici. Non è quindi una vera protesta per l`arrivo di Gheddafi, a Roma, è la richiesta di tutelare diritti che gli interessi di oggi e gli affari del futuro potrebbero gettare nel cestino delle storie dimenticate. E` quasi sicuro allora che a Roma il 10 giugno Muhammar Gheddafi verrà accolto con interesse e curiosità, specchio arabo di una politica italiana che poi non è mai stata così estranea alla sua.