Freedom House




Kiev? La legge vieta alla Cia di fare le rivoluzioni ma la democrazia si può insegnare, dice Karatnycky

New York. Nato a New York cinquant’anni fa da immigrati ucraini rifugiati negli Stati Uniti nel 1948, Adrian Karatnycky, presidente di Freedom House, potrebbe rientrare nel prototipo dei complottardi americani che, secondo il Guardian, starebbero dietro alla “rivolta popolare sponsorizzata dalla Cia” dell’Ucraina. Più che dietro però, Karatnycky sembra stare davanti alle rivoluzioni, lavorando, da oltre 25 anni, prima con l’Afl-Cio e, dal 1993, con Freedom House, a sostegno di dissidenti e di forze liberali in giro per il mondo, nell’Europa dell’est e, in particolare, in Ucraina, dove affondano le sue radici. Dai dissidenti ucraini Leonid Plioutsch e Vyacheslav Chornovil (ucciso in un sospetto incidente stradale, nel 1999, sotto il governo di Kuchma), Karatnycky ha saputo del lavoro svolto a difesa della libertà dal partito transnazionale di Marco Pannella, di cui questi erano membri, e ora Freedom House si è unita ai radicali nella campagna per la nascita di un’Organizzazione mondiale delle democrazie. Con l’arrivo di Karatnycky, Freedom House, una delle più antiche ong americane, fondata nel 1948 da Eleonore Roosevelt e da allora rigorosamente bipartisan – di cui sono membri sia i cosidetti “falchi neocon”, James Woolsey e Jeane Kirkpatrick, sia il teorico della nonviolenza Peter Ackermann, sia il decano della diplomazia americana John Palmer – ha ampliato la propria sfera d’azione. Oltre ad analizzare la diffusione dei principi liberali e democratici nel mondo nel rapporto annuale “Freedom in the World”, si occupa di sostenere i gruppi locali che promuovano la nascita di istituzioni democratiche o le difendono da attacchi autoritari. Da poco rientrato da Kiev, dove, anche con il National Democratic Institute, ha supervisionato 1.023 volontari che monitoravano le elezioni, Karatnycky sta partecipando a numerose trasmissioni negli Stati Uniti per raccontare che cosa sta avvenendo in Ucraina. Sul supposto complotto della Cia che starebbe dietro la rivoluzione arancione, Karatnycky dice: “Negli Stati Uniti, a partire dagli anni 60, è stata approvata una legge che vieta alla Cia di influenzare l’opinione pubblica americana. Freedom House opera negli Stati Uniti e ha tra i suoi scopi quello di informare il pubblico americano sull’importanza della diffusione della libertà, della democrazia e del libero mercato negli Stati Uniti e nel mondo. Se lavorassimo con la Cia saremmo nell’illegalità innanzitutto negli Stati Uniti, non in Ucraina”. Karatnycky aggiunge che “nel 1983, anche in seguito ad alcuni scandali della Cia, il Congresso decise, grazie al sostegno di Ronald Reagan e all’impegno di un parlamentare democratico, Dante Fascell, di fondare il National Endowment for Democracy (Ned), proprio per garantire che i fondi a sostegno di gruppi democratici in giro per il mondo fossero distribuiti non in modo clandestino, ma pubblico. La lista dei gruppi finanziati è sui siti di Fredoom House e Ned”.

L’educazione al voto e alla mobilitazione

Per quanto riguarda i finanziatori di Freedom House, Karatnycky spiega: “Siamo finanziati in parte con soldi pubblici del dipartimento di Stato – attraverso l’agenzia US-AID – e in parte da fondazioni private e dai cittadini. In agosto abbiamo fatto il training di 500 giovani volontari ucraini e di altri paesi dell’est, in maggioranza studenti. Abbiamo spiegato come fare campagne d’informazione sul diritto di voto (a partire dalla sua segretezza), come avvicinare le persone anziane e sviluppare tecniche di coordinamento e di comunicazione per la denuncia di brogli. Con alcuni spettacoli teatrali abbiamo insegnato come evitare le pressioni delle autorità corrotte. Soprattutto abbiamo spiegato come tenere bassa ‘la temperatura’ nelle manifestazioni di massa, per evitare risposte violente alle immancabili provocazioni.” Insomma, prosegue Karatnycky “l’obiettivo dell’operazione è stato di ridurre il grado di paura delle persone al momento del voto, per renderle pronte ad affrontare gli ostruzionismi o le intimidazioni delle autorità”. A questi corsi di addestramento erano presenti anche molti studenti di Pora, il movimento studentesco che ha organizzato decine e decine di manifestazioni e picchetti attorno ai palazzi del potere a Kiev. “Il network di organizzazioni civiche che abbiamo finanziato per organizzare il training si chiama ‘Freedom of Choice’ (libertà di scelta) e abbiamo anche contribuito al finanziamento di un istituto di sondaggi per poter avere informazioni sull’orientamento politico dei cittadini che fossero diverse da quelle governative e fondate su criteri scientifici noti”. Karatnycky spiega poi che “con queste iniziative non si fa propaganda politica a favore di nessuno dei candidati ma, se si teme che il governo o uno dei candidati violi le regole democratiche, i militanti sono messi nelle condizioni di mobilitarsi per ottenere il rispetto delle regole democratiche. Schierarsi, in alcuni casi, come in Ucraina, è necessario: chi tiene alla democrazia non può che stare con Yushenko”. Per spiegare più a fondo quale sia il mandato politico di Freedom House, Karatnycky racconta che “alla base delle scelte sui gruppi e gli individui da sostenere, sta una filosofia non violenta che prevede il ricorso ad azioni di disobbedienza civile che mirano a far rispettare le leggi. Secondo la costituzione di molti Stati i cittadini hanno il dovere di mobilitarsi se c’è una violazione dei principi costituzionali. E che cosa c’è di più grave del furto delle elezioni?”. Le rivoluzioni in Ucraina, ma anche in Serbia e Georgia, sono espressione della forza di questi doveri. “Quando mobilitazioni di questo genere accadranno anche in medio oriente e in Cina, la partita contro le dittature sarà praticamente chiusa”.

Matteo Mecacci membro della direzione di Radicali italiani e del Partito radicale transnazionale