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Fidel sfida gli infedeli
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L'opposizione a Castro organizza una manifestazione per il 20 e 21 maggio. Nell'isola. Invitando illustri oppositori al totalitarismo. Come Vaclav Havel e Lech Walesa. Che farà il lider maximo?
Colloquio con Martha Beatriz Roque.
A Fidel stiamo creando in ogni caso un enorme problema. Se non proibisce la nostra assemblea, per la prima volta in 46 anni di dittatura si vedrà pubblicamente contestato in patria. Se la impedisce, metterà a nudo la natura tirannica del suo regime davanti a un centinaio di osservatori internazionali... Martha Beatriz Roque, 58 anni, economista che da giovane aderì alla rivoluzione castrista, è la leader della minuscola galassia di dissidenti cubani su cui il leader maximo fa cadere periodicamente la scure della repressione. incarcerata - unica donna - nel marzo 2003 insieme ad altri 74 oppositori, e condannata a 20 anni di detenzione, è stata liberata per gravi motivi di salute (disturbi cardiaci, diabete, ipertensione) dopo 16 mesi, di cui 12 trascorsi in un ospedale giudiziario. Ed è oggi la capofila di 365 gruppi del dissenso che per il 20 e 21 maggio stanno organizzando un assemblea all'Avana con l'intento - si legge nello statuto - di «aprire spazi alla società civile, in vista dell'instaurazione della democrazia». Nei giorni scorsi ha informato telefonicamente i membri del Parlamento europeo sullo sviluppo della sua iniziativa. E ha invitato al congresso autorità indiscusse della ribellione al totalitarismo marxista come Vaclav Havel, Lech Walesa e Elena Bonner (la vedova dello scrittore Andrei Sakharov). Mai, durante la lunga stagione del castrismo, la sfida al regime aveva mirato così in alto. Il cartello ha un sito Internet (asamblea- sociedad civil cuba.info), aggiornato quotidianamente, e il sostegno di numerose organizzazioni internazionali per i diritti civili, fra cui i radicali italiani. A Miami una trentina di gruppi di esiliati hanno creato una base di appoggio, offrendo telefonate gratuite con tessere prepagate ai dissidenti che operano nell'isola. «È quasi tutto pronto», dice la Roque, raggiunta telefonicamente nella sua casa di Santo Suarez (periferia dell'Avana): «Abbiamo già nominato i delegati per le 15 commissioni di lavoro che dibatteranno a fondo i problemi della nostra società. Abbiamo superato, non senza difficoltà , anche il problema della sede. Qui a Cuba le sale conferenze appartengono tutte allo Stato. Era impensabile che ce ne concedessero una in affitto. In un primo momento abbiamo pensato di allestireuna tendopoli. Ma anche questo era impossibile. Avremmo dovuto chiedere uno spazio pubblico. L'ostacolo è stato aggirato optando per la casa a Rio Verde, nel municipio di Boyeros (non lontano dall'aeroporto dell'Avana), di Félix Bonne Carcassés, un membro del nostro comitato esecutivo. Intorno c'è un terreno di 2 mila metri quadri in cui sistemeremo i circa 500 partecipanti».
Ma e proprio sicura che il governo non troverà il modo di impedire questa assemblea?
«Le provocazioni sono quotidiane. Linee telefoniche che saltano all’improvviso. Membri dell'organizzazione fermati in strada con stupidi pretesti. Una quindicina di gruppi hanno ritirato la loro adesione. Ma ho ricevuto messaggi di un'altra trentina pronti a subentrare. Può anche darsi che il 20 maggio il governo faccia intervenire la polizia per boicotta re il congresso. Non escludo nemmeno - che possano verificarsi degli scontri. Ma la repressione, davanti a tanti testimoni neutrali, si ritorcerebbe contro il regime. E comunque noi dissidenti oggi non abbiamo più paura».
Un giornale di Miami ha scritto che per organizzare l'assemblea disponete di un budget di 130 mila dollari. Come vi siete procurati questi soldi?
«Sono il frutto di donazioni di privati, per lo più di artisti, e di organizzazioni in esilio. Serviranno per l'acquisto di tavoli, sedie, microfoni, cellulari; per le forniture elettriche e idriche; per il vitto dei partecipanti; per i servizi video e - fotografici. Le spese dei viaggi saranno invece a carico degli invitati».
Secondo il governo cubano alla colletta avrebbe contribuito direttamente Washington.
«E’ una bugia. Dal governo degli Stati Uniti non abbiamo ricevuto un dollaro.»
Non è però un mistero che lei e altri leader del dissenso siete frequentatori all'Avana dell'Ufficio di interessi americani. Risulta che dopo la sua scarcerazione il direttore James Cason la invitò per rispondere in teleconferenza ad alcune domande del Congresso statunitense. E il 4 novembre scorso lei avrebbe partecipato con altri dissidenti ad una votazione simbolica per la scelta del presidente Usa, in cui prevalse George Bush jr. con l'82 per cento dei consensi.
«Cuba è fra chi è in esilio e chi sta qui. E un segno di democrazia dialogare anche con i cubani che vivono all'estero».
Nel vostro cartello non è presente un gruppo di dissidenti moderati capitanato da Manuel Cuesta Morua, che ha fondato "Consenso", un periodico bimestrale sul Web in cui cerca di allacciare un dialogo con il governo.
«Ognuno ha la sua strategia. Loro pensano che il regime possa essere riformato dall'interno. Noi pensiamo che sia un'illusione. Non è vero che il governo ha allentato la morsa verso il dissenso. Proprio nelle settimane scorse hanno arrestato due contestatori a Manzanillo. Applicando la legge di pericolosità sociale che prevede condanne fino a quattro anni di carcere: una pena che castiga non un reato specifico, ma il solo sospetto che possa essere compiuto. Senza contare l'attività di repressione delle brigate di pronta risposta: le sentinelle della rivoluzione, che fanno irruzione nelle case dei sospettati e la domenica organizzano contromarce patriottiche davanti alla chiesa di Santa Rita dove sfilano per protesta le "damas en blanco". le consorti dei detenuti politici. I cubani non sono informati su questi misfatti, perché i media sono tutti nelle mani del regime. Ma la comunità internazionale ne è perfettamente al corrente. Come dimostra l'ennesima condanna pronunciata contro il regime dalla commissione dei diritti umani dell'Onu. Sono anni che Fidel viola sistematicamente i parametri internazionali. È giusto che venga isolato con le denunce e le sanzioni».
Elizardo Sanchez, un altro capo della dissidenza, ha rivelato nei giorni scorsi un paio di ammutinamenti esplosi il mese scorso fra i detenuti nel carcere di Combinado del Este. Lei ha trascorso più di un anno in detenzione. Come si vive nelle prigioni di Fidel?
«La mia esperienza personale è stata terribile. Specie nei primi tempi, in cui ero relegata in una cella di isolamento. La solitudine è insopportabile. Poi le mie condizioni sono peggiorate e hanno dovuto ricoverarmi in una corsia di ospedale. Oggi sono a casa, assistita dai miei familiari, ma usufruendo di una semplice licenza per motivi di salute. Non mi hanno né amnistiato né assolto. Mi consentono solo di curarmi in un ambiente meno oppressivo».
Ha mai pensato, come ha fatto il poeta Raul Rivero, di lasciare il paese?
«Non me lo permetterebbero. Tecnicamente ho ancora un debito con la giustizia. Avrei bisogno di un permesso speciale. Ma dubito che me lo diano. E poi, adesso, il mio posto è qui. Avverto una grande responsabilità per la sfida che stiamo lanciando. Anche per l'avvenire dei miei figli e dei miei nipoti non potrei più tirarmi indietro».
Il suo congresso avrà sicuramente un'eco all' estero. Ma rischia di essere ignorato proprio a Cuba. Pare che lei, come gli altri dissidenti, abbiate scarsissimo seguito in patria. Alla maggior parte dei cubani il suo nome sarebbe addirittura sconosciuto.
«Certo, né i quotidiani né la televisione nè la radio del regime si occupano mai di me. Non godrò mai di una vasta popolarità fino a che a Cuba esisteranno solo organi di propaganda che ovviamente ignorano le voci del dissenso. Ma io mi batto appunto per il ripristino della libertà di stampa che è un ingrediente essenziale per ogni democrazia .
Fidel afferma di aver rimesso a posto i conti dello Stato con il petrolio elargitogli a prezzo di favore dal Venezuela e con la vendita del nichel alla Cina. "Vamos bien", è il suo nuovo motto.
«Se lo dice lui.. Fidel ama tanto parlare»
Dopo la morte di Giovanni Paolo II ha anche rivendicato l'amicizia con il papa cementata nel viaggio pontificale del '98 all'Avana.
«Lui può dire ciò che vuole. Tanto papa Wojtyla è morto e non potrà mai smentirlo».
Se lei un giorno incontrasse personalmente Fidel cosa gli direbbe?
«Niente. È sordo. Non gli parlerei proprio»
Come si immagina il dopo Fidel?
«Sogno per Cuba un futuro di libertà».
Per gli osservatori internazionali la transizione inizierà solo dopo la scomparsa del leader rivoluzionario.
«Io penso che avverrà prima».
In tal caso cosa ne sarà di Fidel?
«Non gli succederà nulla. Purché se ne vada. Potrebbe rifugiarsi in Venezuela dal suo amico Chavez»..
Colloquio con Martha Beatriz Roque.
A Fidel stiamo creando in ogni caso un enorme problema. Se non proibisce la nostra assemblea, per la prima volta in 46 anni di dittatura si vedrà pubblicamente contestato in patria. Se la impedisce, metterà a nudo la natura tirannica del suo regime davanti a un centinaio di osservatori internazionali... Martha Beatriz Roque, 58 anni, economista che da giovane aderì alla rivoluzione castrista, è la leader della minuscola galassia di dissidenti cubani su cui il leader maximo fa cadere periodicamente la scure della repressione. incarcerata - unica donna - nel marzo 2003 insieme ad altri 74 oppositori, e condannata a 20 anni di detenzione, è stata liberata per gravi motivi di salute (disturbi cardiaci, diabete, ipertensione) dopo 16 mesi, di cui 12 trascorsi in un ospedale giudiziario. Ed è oggi la capofila di 365 gruppi del dissenso che per il 20 e 21 maggio stanno organizzando un assemblea all'Avana con l'intento - si legge nello statuto - di «aprire spazi alla società civile, in vista dell'instaurazione della democrazia». Nei giorni scorsi ha informato telefonicamente i membri del Parlamento europeo sullo sviluppo della sua iniziativa. E ha invitato al congresso autorità indiscusse della ribellione al totalitarismo marxista come Vaclav Havel, Lech Walesa e Elena Bonner (la vedova dello scrittore Andrei Sakharov). Mai, durante la lunga stagione del castrismo, la sfida al regime aveva mirato così in alto. Il cartello ha un sito Internet (asamblea- sociedad civil cuba.info), aggiornato quotidianamente, e il sostegno di numerose organizzazioni internazionali per i diritti civili, fra cui i radicali italiani. A Miami una trentina di gruppi di esiliati hanno creato una base di appoggio, offrendo telefonate gratuite con tessere prepagate ai dissidenti che operano nell'isola. «È quasi tutto pronto», dice la Roque, raggiunta telefonicamente nella sua casa di Santo Suarez (periferia dell'Avana): «Abbiamo già nominato i delegati per le 15 commissioni di lavoro che dibatteranno a fondo i problemi della nostra società. Abbiamo superato, non senza difficoltà , anche il problema della sede. Qui a Cuba le sale conferenze appartengono tutte allo Stato. Era impensabile che ce ne concedessero una in affitto. In un primo momento abbiamo pensato di allestireuna tendopoli. Ma anche questo era impossibile. Avremmo dovuto chiedere uno spazio pubblico. L'ostacolo è stato aggirato optando per la casa a Rio Verde, nel municipio di Boyeros (non lontano dall'aeroporto dell'Avana), di Félix Bonne Carcassés, un membro del nostro comitato esecutivo. Intorno c'è un terreno di 2 mila metri quadri in cui sistemeremo i circa 500 partecipanti».
Ma e proprio sicura che il governo non troverà il modo di impedire questa assemblea?
«Le provocazioni sono quotidiane. Linee telefoniche che saltano all’improvviso. Membri dell'organizzazione fermati in strada con stupidi pretesti. Una quindicina di gruppi hanno ritirato la loro adesione. Ma ho ricevuto messaggi di un'altra trentina pronti a subentrare. Può anche darsi che il 20 maggio il governo faccia intervenire la polizia per boicotta re il congresso. Non escludo nemmeno - che possano verificarsi degli scontri. Ma la repressione, davanti a tanti testimoni neutrali, si ritorcerebbe contro il regime. E comunque noi dissidenti oggi non abbiamo più paura».
Un giornale di Miami ha scritto che per organizzare l'assemblea disponete di un budget di 130 mila dollari. Come vi siete procurati questi soldi?
«Sono il frutto di donazioni di privati, per lo più di artisti, e di organizzazioni in esilio. Serviranno per l'acquisto di tavoli, sedie, microfoni, cellulari; per le forniture elettriche e idriche; per il vitto dei partecipanti; per i servizi video e - fotografici. Le spese dei viaggi saranno invece a carico degli invitati».
Secondo il governo cubano alla colletta avrebbe contribuito direttamente Washington.
«E’ una bugia. Dal governo degli Stati Uniti non abbiamo ricevuto un dollaro.»
Non è però un mistero che lei e altri leader del dissenso siete frequentatori all'Avana dell'Ufficio di interessi americani. Risulta che dopo la sua scarcerazione il direttore James Cason la invitò per rispondere in teleconferenza ad alcune domande del Congresso statunitense. E il 4 novembre scorso lei avrebbe partecipato con altri dissidenti ad una votazione simbolica per la scelta del presidente Usa, in cui prevalse George Bush jr. con l'82 per cento dei consensi.
«Cuba è fra chi è in esilio e chi sta qui. E un segno di democrazia dialogare anche con i cubani che vivono all'estero».
Nel vostro cartello non è presente un gruppo di dissidenti moderati capitanato da Manuel Cuesta Morua, che ha fondato "Consenso", un periodico bimestrale sul Web in cui cerca di allacciare un dialogo con il governo.
«Ognuno ha la sua strategia. Loro pensano che il regime possa essere riformato dall'interno. Noi pensiamo che sia un'illusione. Non è vero che il governo ha allentato la morsa verso il dissenso. Proprio nelle settimane scorse hanno arrestato due contestatori a Manzanillo. Applicando la legge di pericolosità sociale che prevede condanne fino a quattro anni di carcere: una pena che castiga non un reato specifico, ma il solo sospetto che possa essere compiuto. Senza contare l'attività di repressione delle brigate di pronta risposta: le sentinelle della rivoluzione, che fanno irruzione nelle case dei sospettati e la domenica organizzano contromarce patriottiche davanti alla chiesa di Santa Rita dove sfilano per protesta le "damas en blanco". le consorti dei detenuti politici. I cubani non sono informati su questi misfatti, perché i media sono tutti nelle mani del regime. Ma la comunità internazionale ne è perfettamente al corrente. Come dimostra l'ennesima condanna pronunciata contro il regime dalla commissione dei diritti umani dell'Onu. Sono anni che Fidel viola sistematicamente i parametri internazionali. È giusto che venga isolato con le denunce e le sanzioni».
Elizardo Sanchez, un altro capo della dissidenza, ha rivelato nei giorni scorsi un paio di ammutinamenti esplosi il mese scorso fra i detenuti nel carcere di Combinado del Este. Lei ha trascorso più di un anno in detenzione. Come si vive nelle prigioni di Fidel?
«La mia esperienza personale è stata terribile. Specie nei primi tempi, in cui ero relegata in una cella di isolamento. La solitudine è insopportabile. Poi le mie condizioni sono peggiorate e hanno dovuto ricoverarmi in una corsia di ospedale. Oggi sono a casa, assistita dai miei familiari, ma usufruendo di una semplice licenza per motivi di salute. Non mi hanno né amnistiato né assolto. Mi consentono solo di curarmi in un ambiente meno oppressivo».
Ha mai pensato, come ha fatto il poeta Raul Rivero, di lasciare il paese?
«Non me lo permetterebbero. Tecnicamente ho ancora un debito con la giustizia. Avrei bisogno di un permesso speciale. Ma dubito che me lo diano. E poi, adesso, il mio posto è qui. Avverto una grande responsabilità per la sfida che stiamo lanciando. Anche per l'avvenire dei miei figli e dei miei nipoti non potrei più tirarmi indietro».
Il suo congresso avrà sicuramente un'eco all' estero. Ma rischia di essere ignorato proprio a Cuba. Pare che lei, come gli altri dissidenti, abbiate scarsissimo seguito in patria. Alla maggior parte dei cubani il suo nome sarebbe addirittura sconosciuto.
«Certo, né i quotidiani né la televisione nè la radio del regime si occupano mai di me. Non godrò mai di una vasta popolarità fino a che a Cuba esisteranno solo organi di propaganda che ovviamente ignorano le voci del dissenso. Ma io mi batto appunto per il ripristino della libertà di stampa che è un ingrediente essenziale per ogni democrazia .
Fidel afferma di aver rimesso a posto i conti dello Stato con il petrolio elargitogli a prezzo di favore dal Venezuela e con la vendita del nichel alla Cina. "Vamos bien", è il suo nuovo motto.
«Se lo dice lui.. Fidel ama tanto parlare»
Dopo la morte di Giovanni Paolo II ha anche rivendicato l'amicizia con il papa cementata nel viaggio pontificale del '98 all'Avana.
«Lui può dire ciò che vuole. Tanto papa Wojtyla è morto e non potrà mai smentirlo».
Se lei un giorno incontrasse personalmente Fidel cosa gli direbbe?
«Niente. È sordo. Non gli parlerei proprio»
Come si immagina il dopo Fidel?
«Sogno per Cuba un futuro di libertà».
Per gli osservatori internazionali la transizione inizierà solo dopo la scomparsa del leader rivoluzionario.
«Io penso che avverrà prima».
In tal caso cosa ne sarà di Fidel?
«Non gli succederà nulla. Purché se ne vada. Potrebbe rifugiarsi in Venezuela dal suo amico Chavez»..
Gli iscritti e contribuenti 2012
| FRANCESCA T. MILANO | 200 euro |
| EUFEMIA T. MUGGIO' | 200 euro |
| AMBROGIO S. CASSINA DE' PECCHI | 200 euro |
| PIER PAOLO S. FROSINONE | 200 euro |
| DAVIDE R. MILANO | 200 euro |
| LORENA P. MONZA | 200 euro |
| DAVIDE L. MANTOVA | 200 euro |
| PAOLO G. ROMA | 200 euro |
| MARTA G. ROMA | 200 euro |
| ANNA MARIA D. ROMA | 200 euro |
| Total SUM | 397.572 euro |
Iscrizioni e contributi 2012
Gruppi radicali nel mondo
Comunicati stampa
10/05/2010
Cuba
Diritti umani: Mecacci, per PD rapporto con Fidel Castro ancora tabu’ e sostegno a politica estera Berlusconi dogma
06/04/2010
Cuba
Cuba, Mecacci: Frattini non è opinionista, Cicchitto chieda subito calendarizzazione mozioni su Cuba già depositate da settimane
28/09/2007
Cuba
Partito Radicale Nonviolento: sostegno ai manifestanti cubani arrestati tra cui Marta Beatriz Roque
Rassegna stampa
23/06/2010
Notizie Radicali
Matteo Mecacci
Riflessione sulla politica estera del Partito Democratico a partire da una discussione parlamentare sulla situazione dei diritti umani a Cuba
Documenti
15/05/2007
Cuba Eventi
Programma: Convegno “Diritti Sindacali e Responsabilità sociale delle Imprese a Cuba”
23/02/2007
Cuba Interrogazioni (PE)
Partecipazione azionaria di Telecom Italia nella compagnia monopolista di comunicazione cubana e cooperazione in attività di repressione della liberta' di espressione
24/06/2003
Cuba Interrogazioni (PE)
Interrogazione parlamentare E-2213/03 di Marco Pannella (NI) al Consiglio e risposta
radioradicale.it
2011-04-05 10:06:39 Seduta 458ª (XVI legislatura)
2011-01-27 09:40:12 Seduta 425ª (XVI legislatura)
2010-06-10 09:04:58 Seduta 335ª (XVI legislatura)
2010-06-07 16:07:43 Seduta 332ª (XVI legislatura)
2009-04-23 09:36:34 Sedute 193ª e 194ª (XVI legislatura) 










