EUROPA, CONTINUA COSÌ E L'UNIONE DOVRA' FARLA CLINTON


Il Messaggero

Malgrado la presidenza accorta ed efficace di Felipe Gonz lez, il Consiglio europeo di Madrid
sarà ricordato più per le frustrazioni e le polemiche che ha generato che per le decisioni prese.

Di frustrazioni ce n'è a volontà. Prendiamo la moneta unica: alla fine si è deciso di chiamarla
Euro, assecondando la volontà tedesca che, ormai, su queste questioni è quasi verbo divino.
Ma, una volta terminato il battesimo, ecco tutti a lamentarsi nei corridoi: i francesi preferivano il
vecchio caro scudo (l'Ecu), al punto che Chirac vorrebbe organizzarci un referendum; i finlandesi
la Corona, il resto degli scandinavi avrebbe voluto la Marka, senza contare i nostalgici del
Ducato e gli innamorati del Fiorino e della Sterlina. Più serie appaiono, invece, le inquietudini di
chi o non potrà, come l'Italia, o non vorrà, come la Gran Bretagna, partecipare sin dall'inizio alla
terza fase dell'Unione monetaria.

Frustrante per altri versi è la ricognizione effettuata dal "gruppo di riflessione", dei problemi da
sottoporre alla prossima Conferenza intergovernativa di revisione del Trattato di Maastricht. Il
rapporto Westendorp, sottoposto ai capi di Stato e di governo a Madrid, è poco più di un
catalogo di posizioni nazionali distinte e parzialmente riconciliabili, certo non il miglior viatico per
l'auspicato salto di qualità dell'integrazione, in vista dell'allargamento.

Ma un modo per sfogare le frustrazioni c'è, lo sanno tutti: basta prendersela con "la burocrazia di
Bruxelles", ovvero con la Commissione. La gente scende in piazza in Francia e altrove perché i
governi stringono i cordoni della borsa pubblica? è colpa della Commissione e dei "suoi" criteri
di convergenza verso la moneta unica. Che invece non sono per niente della Commissione - se
non in gestione - perché sono stati sottoscritti dai governi e ratificati dai Parlamenti nazionali.
Nella cena di venerdì scorso, poi, il tiro al bersaglio si è intensificato: Kohl avrebbe chiesto al
presidente Santer di tenere più sotto controllo questa specie di scolaresca negligente che
saremmo noi commissari, rei di lavorare solo "dal martedì al giovedì" e di passare più tempo "a
scrivere libri che a fare il proprio dovere". Anche le conferenze stampa quotidiane della
Commissione andrebbero abolite, se no si crea troppa attenzione verso "questioni irrilevanti".
Chirac, a sentire le agenzie, non ha resistito a rincarare la dose con qualche battuta di spirito:
come quella di darci in prestito per tre anni al Mercosur, la zona di libero scambio dell'America
Latina. Viene da pensare che c'è poco da stare allegri, se Francia e Germania - i due motori del
processo di unificazione - vedono l'esecutivo dell'Unione europea alle soglie del 2000 come nulla
più di un gruppo di passacarte, cui va interdetto di fare politica.

Da un clima talmente polemico, non potevano venire - appunto - che polemiche. Quella
franco-italiana in testa, che ha spinto Chirac a boicottare apertamente il vertice di Torino di
apertura della Conferenza intergovernativa, che gli italiani vogliono tenere a livello di capi di
Stato e di governo. Il livello di questa polemica è davvero, purtroppo, molto basso. Ed è un
peccato che sia Susanna Agnelli che Lamberto Dini abbiano deciso di scendervi. Per la
seconda volta, il governo italiano ha perso l'occasione di far presente a quello francese, con la
dovuta fermezza, una cosa molto semplice: che la solidarietà non si può pretendere a posteriori.
Spero che l'abbraccio di Bonn tra Suni Agnelli ed il ministro francese, De Charette, abbia messo
la parola fine a questa saga incresciosa, e che il semestre italiano di presidenza non ne abbia a
soffrire.

E qui arrivano le dolenti note. Perché se queste sono le premesse, non vedo proprio come la
Conferenza intergovernativa possa arrivare a sciogliere il nodo più importante della costruzione
europea, quello di dare volto e incisività all'azione esterna dell'Unione. Come notava molto
giustamente domenica scorsa Barbara Spinelli su La Stampa, senza Clinton l'Europa sarebbe
perduta: non solo ha avviato a soluzione il problema palestinese ed il conflitto jugoslavo; perfino
in Irlanda del Nord c'è stato bisogno della sua mediazione. Se andiamo avanti così, l'unico modo
per avere una politica estera e di sicurezza comune sarà quello di federarci agli Stati Uniti
d'America. O di lasciare che sia Clinton a presiedere la Conferenza intergovernativa.