Energia, all'Italia non piace il vento

Pietro Greco
L'Unità

La potenza installata, nel mondo, ha raggiunto ormai i 32.000 megawatt (MW). Con una crescita media annua che, negli ultimi cinque anni, è stata del 35,7%. E un costo per chilowattora che in venti anni è scesa da più di 37 a meno di 4 centesimi.

Hanno ragione Paolo Pietrogrande e Andrea Masullo (Energia verde per un Paese “rinnovabile”, Muzzio editore, euro 15,00): con questi numeri, l’eolico si conferma come la più matura e la più competitiva tra le fonti rinnovabili di energia e come il segmento di mercato con il più alto tasso di crescita dell’intero settore energetico mondiale.

L’idea dell’eolico è abbastanza semplice. C’è una fonte di energia, in natura, ricca e completamente rinnovabile: il vento. C’è una tradizione antica di sfruttamento di questa fonte da parte dell’uomo: basta ricordare le vele che per millenni hanno fatto muovere le navi per i sette mari, le pompe con cui Hammurabi sollevava l’acqua e irrigava i giardini di Babilonia o le pale dei mulini che, per secoli, hanno trasformato il grano in bianca farina. Oggi possiamo chiedere aiuto a Eolo non solo per sostenere la navigazione da diporto (in fondo la Coppa America di vela è un grande spot a favore dell’eolico), ma anche per produrre la forma più nobile e ambita di energia, l’energia elettrica. Gli ingegneri hanno messo a punto, così, degli aerogeneratori, ovvero le macchine capaci di trasformare l’energia cinetica del vento in energia elettrica. La loro forma, un pilone con pale rotanti, ricorda quella dei mulini a vento.
La loro stazza è la più varia: si va dai piccoli aerogeneratori con una potenza da pochi kilowatt, ai grandi generatori con una potenza superiore a un megawatt. Ciò li rende piuttosto versatili. Gli aerogeneratori possono essere utilizzati come fonte di energia elettrica per strutture isolate o come fonte di energia elettrica da introdurre nella rete nazionale.

All’inizio dell’eolico, una ventina di anni fa, i costi di produzione erano proibitivi. E la fonte rappresentava poco più che una speranza per ecologisti inveterati. Nel tempo, però, gli ingegneri hanno migliorato l’efficienza delle macchine e il mercato li ha premiati. Oggi l’eolico ha costi competitivi anche rispetto alle fonti tradizionali e si è conquistato un mercato che, nel mondo, fornisce una quantità di energia elettrica capace di soddisfare la domanda di oltre trenta milioni di persone (con i consumi tipici di un occidentale). Va detto però che, con i suoi 32.000 MW, l’eolico rappresenta non più dello 0,4% della potenza elettrica installata nel mondo. È ancora una fonte decisamente minoritaria.

Tuttavia è una fonte cui molti guardano con fiducia. L’Unione Europea, per esempio, si è posta come obiettivo quella di raddoppiare la sua potenza eolica e portarla a 60.000 MW entro il 2010. Per raggiungere questo obiettivo, è disposta a investire e a finanziare lo sviluppo dell’eolico nei paesi membri che lo richiedono.

L’Europa è, già oggi, il leader assoluto del settore: sul nostro continente insiste l’85,4% della potenza eolica mondiale. I paesi che credono di più nell’eolico sono, in termini assoluti, la Germania - dove la potenza eolica installata raggiunge, secondo i dati forniti dalla BTM Consult ApS, i 14.500 MW – e, in termini relativi, la Danimarca, dove l’eolico si è ritagliato una fetta del 15% nella torta della potenza elettrica del paese. Ma non bisogna credere che l’eolico sia una faccenda per paesi del nord Europa. Nella lista dei paesi amici di Eolo vengono, subito dopo la Germania, Stati Uniti e Spagna: entrambi superano i 4.000 Megawatt di potenza installata. Al quinto posto ci colloca un paese in via di accelerato sviluppo, l’India.

Il semplice elenco dei «top five», dei primi cinque paesi al mondo, dimostra che l’eolico è una fonte versatile: va bene per tutti, paesi ricchi e paesi poveri, paesi settentrionali e meridionali, paesi grandi e paesi piccoli. Naturalmente dei buoni campi eolici. Ovvero delle zone in cui il vento soffia, in modo non solo sostenuto ma anche abbastanza continuo.

L’eolico sembra avere, dunque, molte qualità. È una fonte completamente rinnovabile, non produce gas serra, non inquina né le acque né l’atmosfera. Tuttavia, fin dall’inizio, si è dovuto scontrare con due obiezioni di fondo: è rumoroso e deturpa il paesaggio. La prima obiezione è stata superata di slancio dall’innovazione tecnologica: i nuovi aerogeneratori sono decisamente silenziosi. La seconda è ancora sul tappeto. Molti sostengono che un campo eolico deturpa il paesaggio. Tra questi persino alcuni ecologisti, per esempio l’ex Ministro dell’Ambiente Carlo Ripa di Meana. Il rilievo non va certo sottovalutato. Il paesaggio, soprattutto qui in Italia, è un bene da tutelare. Tuttavia questo svantaggio associato all’eolico è lì ad ammonirci che in natura non esistono «pasti gratis». Qualsiasi tecnologia risolve alcuni problemi e ne crea degli altri.

Detto questo, resta la domanda: qual è il rapporto tra l’Italia e la più matura e competitiva delle nuove fonti energetiche rinnovabili? Beh, il nostro rapporto con l’eolico non è certo appassionato. La potenza eolica installata nel nostro paese si attesta intorno agli 800 MW (785, per la precisione): la quindicesima parte di quella tedesca, la quarta parte di quella danese. Gli impianti italiani sono dislocati quasi tutti nel Mezzogiorno e nelle Isole. E questo non è certo un fatto negativo. Come non è un fatto negativo che tra il 1999 e il 2001 l’Italia si avviava a essere uno dei paesi più dinamici nel settore dell’energia dal vento: essendo diventato il terzo paese per quantità di nuovi aerogeneratori installati in un anno. Dopo il 2001, invece, siamo entrati di nuovo in una fase di stagnazione. Da un paio d’anni – gli anni del governo Berlusconi – l’Italia non crede più nell’eolico. Cosicché l’obiettivo indicato nel «Libro bianco sull’energia», 3.000 MW eolici entro il 2008-2012, si allontana.

E pensare che la Spagna di Aznar, partendo da una situazione analoga alla nostra (15 MW contro i 22 MW installati in Italia nel 1991), in un decennio ha superato i 5.000 MW. E che persino la Francia del nucleare ha messo nero su bianco l’intenzione di raggiungere in pochi anni una potenza eolica analoga, da 5.000 MW.

Resta, dunque, insoddisfatta la domanda: perché l’Italia che vanta la più grande dipendenza da combustibili fossili e la più grande dipendenza da fonti estere di energia sta, di nuovo, rinunciando all’eolico?