EMMA METTE LE SCARPE NEL PIATTO


Il Foglio

Prodi aiuti Bonino nella sua giusta battaglia (già tremontiana) antidumping.


Il ministro per il Commercio internazionale, Emma Bonino, chiede che l'Unione europea adotti l'obbligo di indicazione del paese di origine, per i prodotti importati nell'Ue dall'esterno. Attualmente il 36 per cento dei capi tessili importati da paesi extracomunitari non ha l'indicazione della provenienza. Sono anche violate le norme europee sull'indicazione di composizione dei prodotti e sul divieto di impiego di materiali nocivi. Oltre la metà dell'abbigliamento di origine extracomunitaria non ha l'etichetta tessile, mentre una buona percentuale contiene ingredienti chimici nocivi alla salute, ma usati per la lavorazione. Regno Unito, Germania e paesi scandinavi si oppongono alla indicazione del paese di provenienza esterno, mentre essa è adottata dagli Stati Uniti, da tempo immemorabile, come principio a tutela del consumatore. Bonino è anche impegnata a raccogliere l'adesione di Lettonia o Estonia, per arrivare alla maggioranza di 13 stati sui 25 dell'Ue, necessaria per attuare la decisione di un dazio antidumping del 16,5 per cento sulle calzature in pelle cinesi e del 10 su quelle coreane. Quando di questi interventi si fece paladino l'allora ministro dell'Economia Giulio Tremonti si sostenne che era animato da una visione colbertista dell'Europa. Bonino non può essere sospettata di protezionismo. Il suo europeismo è di pura marca liberale: ciò che propugna è il mero il principio della concorrenza. Prodi e gli altri ministri economici, assorbiti in altre faccende, fanno male a lasciare sola Bonino in questa battaglia.