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Due lettere di Benedetto Croce recuperate da "Belfagor", con i commenti di Marco Pannella
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27 luglio 2005
“Il mio liberalismo è stato questo desiderio di alta lotta umana”.
Due lettere inedite di Benedetto Croce.
Quelle che seguono, sono due lettere praticamente inedite, di Benedetto Croce.
La prima è stata inviata ad Ada Gobetti, vedova di Piero. Ne pubblichiamo uno stralcio, la parte iniziale è dedicata ad altre, e personali questioni. E’ stata scritta il 25 luglio 1946.
L’altra è di tre anni dopo del 27 luglio 1949, il destinatario è (o era) uno studioso di Forlì, Egidio D’Alessandri, che aveva intrattenuto una breve corrispondenza con Croce.
A “scoprire” queste due importanti e illuminanti lettere, è stata la rivista “Belfagor”, diretta da Luigi Ferdinando Russo. Il fascicolo è quello del marzo 2005. Nessuno sembra essersi accorto di queste due lettere, e leggendole si capisce forse perché siano state silenziate. Non a caso le abbiamo definite importanti e illuminanti. Il lettore non potrà che essere d’accordo. L’analisi di Benedetto Croce del tempo che sta vivendo, e di come quella situazione si sia determinata, per quanto “costretta” nella sintesi della lettera, è davvero straordinaria ed attualissima. E l’affermazione “Il mio liberalismo è stato questo desiderio di alta lotta umana” a giusto titolo potrebbe essere il manifesto di quello che si cerca di essere e fare.
Ad Ada Gobetti, 25 luglio 1946:
“…Certo, dopo tanti anni di oppressione e di vergogna, ci aspettavamo molto duro lavoro, ma aperto e leale. Il mio liberalismo è stato questo desiderio di alta lotta umana. La realtà è che l’Europa è una poltiglia; che l’Italia ha perso il frutto del lavoro di tre secoli; che come non ha più indipendenza e dignità di popolo, così non ha regime di libertà, ma di oligarchia e
dittatura esercitata dai capi dei partiti di massa, che transigono tra loro, ciascuno pensando ai fini del suo partito e nessuno al comune fine sociale e umano.
La menzogna ha preso il posto della verità come moneta che sola ha corso. E il bivio si pone tra due materialismi, uno di nuovo e l’altro di vecchio conio, l’osceno materialismo. Questo, dei preti, capace di tutte le cattiverie, di tutte le crudeltà, di tutte le viltà”.
A Eugenio D’Alessandri, 27 luglio 1949:
“Il fatto nuovo è la situazione politica formatasi in Italia, che ha permesso ai clericali d’impadronirsi di gran parte della vita pubblica e tra l’altro del governo della scuola, portandovi quell’ingordigia e quelle altre attitudini onde Ludovico Ariosto aborriva i preti e che il Machiavelli e lo stesso Guicciardini confermavano in gravissimi e perpetui giudizii. Né c’è da contare sull’opposta parte che si dice comunistica e che in effetto è slava e ardente di
distruggere la cultura e civiltà occidentale, come i fatti comprovano, perché essa si è messa sempre d’accordo coi suoi concorrenti, quando si trattava di avvilire il pensiero laico italiano, e non aspira ad altro che a collaborare con essi a questo intento, sperando dalla depressione e dalla rovina della vita intellettuale e morale italiana condizioni propizie al suo avvento dittatoriale.
Tuttavia per gravissima che sia la situazione presente, io sono profondamente convinto che portae Inferi (e in questo caso dell’infernale clericalismo) non praevalebunt, se il mondo ripiglierà un qualche respiro di pace e di libertà, che sono suoi bisogni inestinguibili e segnano le sue epoche luminose.
La ragione del mio convincimento è che il clericalismo lavora con interessi particolari e mezzi irrazionali (sacramentalismi, rivelazioni ecc., ), ma non ha vigore e molto meno novità di pensiero, ossia capacità di rinnovamento e di arricchimento che è del pensiero laico o libero che si dica. Nell’urto con questo è il vaso di creta contro il vaso di ferro. Anche oggi si può
osservare: non ha pensatori, non ha scrittori, non ha poeti; stampa un’enormità di riviste, di collezioni storiche e teoriche, e tutte restano senza effetti mentali.
Dissi una volta della sterilità di cui dopo il concilio di Trento fu da Dio colpito il grembo della Chiesa: e questo fatto ha cause necessarie, e perciò è insanabile come l’impotenza senile, e non è in grado di ripetere il miracolo di santa Elisabetta che Alessandro Manzoni inavvedutamente effigiò in modo schernitore come la pregnante annosa.
Consento perciò nei suoi giudizi e nel suo sentimento. Avanti dunque, e ciascuno di noi lavori come può a tener salda e ad arricchire la verità in ogni campo. E lasci il resto alla Provvidenza. Moriturus, questa è la mia fede, e fino all’estremo sarà la mia azione".
Il “mio” 25 luglio. Un manifesto, un programma politico.
Intervista a Marco Pannella.
Quando ha saputo di queste due lettere di Benedetto Croce, Marco Pannella è intervenuto a “Radio Radicale”, un commento che abbiamo trascritto e che pubblichiamo a parte. Successivamente ne abbiamo discusso con lui, una lunga conversazione di cui offriamo una sintesi, che Pannella non ha rivisto. Eventuali errori ed omissioni, dunque, sono tutti e solamente nostri.
D.: Due lettere inedite di Benedetto Croce che giacevano si può dire dimenticate, nel “fondo” delle sue carte, documenti storici importanti…
R.: “Storici, ma soprattutto politici. Si tratta di due straordinari documenti politici”.
D.: D’accordo: politici. Una lettera del 1946, l’altra di tre anni dopo. L’Italia era appena uscita dalla tragedia della guerra…
R.: “E Benedetto Croce già aveva compreso tutto, e ‘descriveva’ in maniera sintetica ma esatta e completa la situazione dell’Italia di allora…”.
D.: Un’Italia che sembra quella di oggi…
R.: “Quella di oggi è figlia legittima di quella descritta da Croce; semmai gli aspetti che Croce focalizza nelle due lettere sono ulteriormente accentuati e aggravati”.
D.: Queste due lettere sono vere e proprie ‘invettive’ contro il potere e lo strapotere clericale della Chiesa cattolica…
R.: “La lettera ad Ada Gobetti si chiude con una frase che potremmo tranquillamente dire noi radicali, e che sento molto: ‘E il bivio si pone tra due materialismi, uno di nuovo e l’altro di vecchio conio, l’osceno materialismo. Questo dei preti, capace di tutte le cattiverie, di tutte le crudeltà, di tutte le viltà. Mi ricorda Dante. La stessa tensione morale…”.
D.: Dante?
R.: “Già, perché nella scuola si studia come si studia, e i libri che si pubblicano sono quelli che si pubblicano. E’ il canto XXXII del Paradiso: ‘…Sicura, quasi rocca in alto monte/ seder sovr’esso una puttana sciolta/ m’apparve con le ciglia intorno pronte…”.
D.: La ‘puttana sciolta’ è la Chiesa…
R.: “Poco prima Dante parla di ‘dificio santo’, la Chiesa appunto; e Dante si scaglia contro la Curia romana, e se non ricordo male si riferisce ai tempi di Bonifacio VIII e Clemente V…”.
D.: La prendiamo alla lontana…
R.: “Non tanto: ricordo che lo diceva spesso Ernesto Rossi, un altro ‘vieto anticlericale’.
D.: Ernesto Rossi, Gaetano Salvemini…non erano teneri con Benedetto Croce; e anche Croce non risparmia giudizi aspri nei confronti di Salvemini. Nei suoi ‘Taccuini di guerra’ Croce dice che Salvemini lo calunnia e lo definisce dissennato…
R.: “Non deve stupire: liti tra ‘vicini’, tutta la storia dei liberali e dei socialisti ne è piena. Però se si leggono queste due lettere, Croce si esprime in termini che potrebbero essere quelli di Salvemini, di Rossi e nostri. Ed è questo che conta”.
D.: Come si spiega che questi due importanti documenti, pur pubblicati da una rivista prestigiosa come “Belfagor” siano passate praticamente inosservate? Eppure per le pagine culturali dei giornali dovrebbe essere qualcosa di goloso e intrigante…
R.: “Giro la domanda: sarebbe stato stravagante se se ne fosse parlato”.
D.: Fatto è che sono passate sotto silenzio…
R.: “Basta leggerle, e si capisce perché”.
D.: Ancora Benedetto Croce: “La menzogna ha preso il posto della verità come moneta che sola ha corso”…
R.: “Quando lo diciamo noi, dicono che siamo eccessivi, esagerati. Si vede che lo è anche Benedetto Croce. Cinquant’anni e passa dopo, è una frase di un’attualità straordinaria”.
D.: Nella lettera del 1949 Croce descrive un’Italia preda di clericali da una parte e dall’altra, opposta ma complementare…
R.: “Aveva già compreso tutto, Benedetto Croce e prefigurava quel che poi sarebbe accaduto. Non per un caso dice che i comunisti, la parte che si contrappone ai clericali, si sono sempre messi d’accordo con i concorrenti quando si tratta di mortificare il pensiero laico”.
D.: Sono due lettere fortemente venate di spirito anticlericale…Sembrano scritte negli anni in cui per festeggiare i venticinque anni dell’anniversario di Porta Pia si innalza sul Granicolo a Roma una statua di Garibaldi significativamente rivolta verso il Vaticano, gli anni del governo di Rudinì e della sua politica accesamente anticlericale…
R.: “E invece siamo cinquant’anni dopo, con tutto quello che nel frattempo era accaduto. Ma Croce era un liberale, e in quanto tale non poteva che essere avversario del potere temporale della Chiesa, in tutte le sue manifestazioni. E’ sempre antipatico attribuire a chi non c’è più cos’avrebbe fatto se ci fosse ancora. Ma credo che oggi, se potesse, scriverebbe le stesse lettere senza modificare una virgola”.
D.: C’è chi si affanna ad accreditare l’immagine di un altro Croce. Il presidente del Senato Marcello Pera ama citare il “Perché non possiamo non dirci cristiani”…
R.: “Non a caso Croce parla di cristiani, non di cattolici, anche se qualcuno vorrebbe far intendere che si tratta di sinonimi. Non è così, e con buona pace del presidente Pera, le sue ‘letture’ forzate di Croce. Del resto, bisognerà pur ricordare che è Croce ad osservare come l’Italia sia il paese che fa la Controriforma senza aver mai fatto prima la Riforma…”.
D.: “Credenti in altro che il potere”. Vale anche per Croce?
R.: “Non c’è dubbio. Vale per lui come per tutto quel filone che si snoda da Romolo Murri a Ernesto Buonaiuti, e che non per un caso viene mortificato e silenziato. Come mortificato e silenziato è il pensiero laico, socialista e autenticamente liberale. Ripeto: quello che non viene fuori dai libri che si pubblicano e in quello che si insegna nelle scuole, è come sono andate le cose. Non si sa, semplicemente, lo si nasconde, lo si occulta. E queste due lettere sono importanti perché documentano il pensiero di Croce espresso anche nelle forme private di lettere, e proprio per questo meritevoli di studio e riflessione”.
D.: La lettera a D’Alessandri si chiude con un’esortazione all’ottimismo della volontà: “Avanti dunque, e ciascuno di noi lavori come può a tener salda e ad arricchire la verità in ogni campo”…
R.: Più o meno quello che dicono Salvemini, Luigi Einaudi ed Ernesto Rossi: fai quel che devi, accada quel che può”.
D.: Croce forse è ottimista: riferendosi al clericalismo scrive: non praevalebunt. Oggi, chissà se lo riscriverebbe…
R.: “Ma è sempre valida la sua riflessione: per quanto possano sembrare forti e potenti, non hanno la capacità di rinnovamento e di arricchimento. Anche oggi, con tutto il loro agitarsi e imporsi grazie alla compiacenza dei mezzi di comunicazione, si può dire che ‘restano sena effetti mentali’ ”.
D.: Perché il suggerimento di intitolare questa chiacchierata: “Il 25 luglio di Marco Pannella”?
R.: “Queste due lettere sono importanti per molte ragioni. Ma in particolare mi hanno colpito due frasi, nella lettera ad Ada Gobetti: “Il mio liberalismo è stato questo desiderio di alta lotta umana”. E’ un manifesto, un programma politico. Descrive una vita, un mondo. Poi, come ho già detto, in chiusura: quando Croce osserva che il bivio si pone tra due materialismi, uno vecchio, e uno nuovo. E riferendosi a quello clericale, lo definisce testualmente “osceno”, capace di tutte le cattiverie, di tutte le crudeltà, di tutte le viltà. Ora so da dove ho assorbito molto di quello che mi accade di dire, scrivere e pensare”.
(a cura di Michele Lembo e Gualtiero Vecellio)
Due lettere di “ieri” che parlano dell’Italia di oggi. E non solo…
L’intervista di Marco Pannella rilasciata a Radio Radicale.
Nel corso del notiziario di “Radio Radicale” di ieri 26 luglio, sempre a proposito di queste due inedite lettere di Benedetto croce, Paolo Martini ha intervistato Marco Pannella. Questa è la trascrizione non rivista dall’autore:
“Visto che c’è stato "Il mio Novecento" (ndr.: riferimento alla lunga intervista per la trasmissione di RAI Tre, a casa di Benedetto Croce a Napoli, dove Pannella ha lungamente parlato di sé e del Partito Radicale, il “suo” Novecento, appunto) ora c’è anche il mio 25 luglio: è la data della caduta di Mussolini, è la data istituzionale, ufficiale e come tale spesso viene ricordata…Poi però il caso fa molto bene le cose. Michele Lembo, che stava cercando altre cose per “Notizie radicali” mi ha segnalato due succose sue scoperte, come ormai spesso gli accade di fare: due lettere, di Benedetto Croce di cui non si aveva notizia: una è stata inviata il 27 luglio 1949, quindi molto probabilmente scritta il 25-26, perché manoscritta: “lettera autobiografica di ottuagenario” a Egidio D’Alessandri, uno studente di allora; e già nel 1949 Croce scriveva delle cose credo che mi sembrano molto succose, interessanti, che danno il senso di quei giorni possono avere per me.
Poi c’è un’altra lettera, ancora più sorprendente, sempre scritta da Benedetto Croce, ad Ada Gobetti. Sono lettere che erano conservate nel “fondo Croce” che evidentemente riserva ancora, a distanza di tanto tempo, tante sorprese. Le ha ritrovate e pubblicate una rivista, “Belfagor”,ma anche dopo la pubblicazione nessuna eco, nessuna riflessione e dibattito, e dunque si può ben dire che siano sostanzialmente inedite. La lettera ad Ada Gobetti è più breve, ma ugualmente bellissima, ed è splendido il passaggio dove Croce pensando a lui e a noi tutti, scrive: “Il mio liberalismo è stato questo desiderio di alta lotta umana”. E’ un manifesto, un programma.
Aggiungo qui una cosa, ancora molto mia personale, che però credo sarebbe male lasciare privata, è anche un piccolo mistero, perché scritta il 23 marzo 2005 da Milano, mi è arrivata solo ieri. Si tratta di un libro, accompagnato da un suo messaggio, di Guido Bersellini, che è persona che merita di essere conosciuta e riconosciuta: è stato anche impegnato nel "Mondo" e nel primo Partito Radicale, un personaggio straordinario. Mi manda questo libro, quindi io ne do atto, con ritardo, ma il ritardo a ben vedere viene bene. Il suo libro è "La fede laica di Piero Martinetti, appunti sul confronto religioso e politico in Italia e nel villaggio globale". Nel dorso del libro si ricorda che Guido Bersellini è sempre stato, oltre che condannato dal tribunale speciale a fare 6 anni di carcere, di cui un anno e mezzo fatto davvero, militante di Giustizia e Libertà, direttore del ‘genitore’ del “Sole 24 Ore”, il quotidiano economico “Il Sole”, avvocato; e si è sempre occupato – questo onestamente lo ignoravo - di filosofia religiosa. Beh: lo prendo proprio come un segno della buona sorte; questa nostra, questa mia convinzione che c’è una sorta di usurpazione costante della religiosità da parte di istituzioni costituite nel suo nome e che questo è al centro davvero oggi della vita globale; lo è con qualsiasi religione e religiosità, è proprio questo; e non per un caso si manifestano dei tremendi pericolosissimi colpi di coda del potere "religioso", direi del potere confessionale, in tutto il mondo, in tutte le aree, che rischiano di produrre enormi danni, ancora più gravi di quelli commessi in passato, e occorre diffondere questa consapevolezza, che è sempre appartenuta non all’Asino di Podrecca, ma lo vedete: ai Benedetto Croce, ai Gaetano Salvemini, agli Ernesto Rossi.
Chiudo ricordando che Martinetti è stato uno dei dodici o dei tredici professori che nel 1931 su 1200 o 1300, rifiutarono di giurare fedeltà al Re e al Fascismo e al Duce del Fascismo. Vorrei segnalare che questo libro di Bersellini è stato pubblicato a marzo 2005 nella serie “Il Protagora”, diretta da Fabio Minnacci, autore di una prefazione molto preziosa al libro di Bersellini, pubblicato dall’editore Manni”.
“Il mio liberalismo è stato questo desiderio di alta lotta umana”.
Due lettere inedite di Benedetto Croce.
Quelle che seguono, sono due lettere praticamente inedite, di Benedetto Croce.
La prima è stata inviata ad Ada Gobetti, vedova di Piero. Ne pubblichiamo uno stralcio, la parte iniziale è dedicata ad altre, e personali questioni. E’ stata scritta il 25 luglio 1946.
L’altra è di tre anni dopo del 27 luglio 1949, il destinatario è (o era) uno studioso di Forlì, Egidio D’Alessandri, che aveva intrattenuto una breve corrispondenza con Croce.
A “scoprire” queste due importanti e illuminanti lettere, è stata la rivista “Belfagor”, diretta da Luigi Ferdinando Russo. Il fascicolo è quello del marzo 2005. Nessuno sembra essersi accorto di queste due lettere, e leggendole si capisce forse perché siano state silenziate. Non a caso le abbiamo definite importanti e illuminanti. Il lettore non potrà che essere d’accordo. L’analisi di Benedetto Croce del tempo che sta vivendo, e di come quella situazione si sia determinata, per quanto “costretta” nella sintesi della lettera, è davvero straordinaria ed attualissima. E l’affermazione “Il mio liberalismo è stato questo desiderio di alta lotta umana” a giusto titolo potrebbe essere il manifesto di quello che si cerca di essere e fare.
Ad Ada Gobetti, 25 luglio 1946:
“…Certo, dopo tanti anni di oppressione e di vergogna, ci aspettavamo molto duro lavoro, ma aperto e leale. Il mio liberalismo è stato questo desiderio di alta lotta umana. La realtà è che l’Europa è una poltiglia; che l’Italia ha perso il frutto del lavoro di tre secoli; che come non ha più indipendenza e dignità di popolo, così non ha regime di libertà, ma di oligarchia e
dittatura esercitata dai capi dei partiti di massa, che transigono tra loro, ciascuno pensando ai fini del suo partito e nessuno al comune fine sociale e umano.
La menzogna ha preso il posto della verità come moneta che sola ha corso. E il bivio si pone tra due materialismi, uno di nuovo e l’altro di vecchio conio, l’osceno materialismo. Questo, dei preti, capace di tutte le cattiverie, di tutte le crudeltà, di tutte le viltà”.
A Eugenio D’Alessandri, 27 luglio 1949:
“Il fatto nuovo è la situazione politica formatasi in Italia, che ha permesso ai clericali d’impadronirsi di gran parte della vita pubblica e tra l’altro del governo della scuola, portandovi quell’ingordigia e quelle altre attitudini onde Ludovico Ariosto aborriva i preti e che il Machiavelli e lo stesso Guicciardini confermavano in gravissimi e perpetui giudizii. Né c’è da contare sull’opposta parte che si dice comunistica e che in effetto è slava e ardente di
distruggere la cultura e civiltà occidentale, come i fatti comprovano, perché essa si è messa sempre d’accordo coi suoi concorrenti, quando si trattava di avvilire il pensiero laico italiano, e non aspira ad altro che a collaborare con essi a questo intento, sperando dalla depressione e dalla rovina della vita intellettuale e morale italiana condizioni propizie al suo avvento dittatoriale.
Tuttavia per gravissima che sia la situazione presente, io sono profondamente convinto che portae Inferi (e in questo caso dell’infernale clericalismo) non praevalebunt, se il mondo ripiglierà un qualche respiro di pace e di libertà, che sono suoi bisogni inestinguibili e segnano le sue epoche luminose.
La ragione del mio convincimento è che il clericalismo lavora con interessi particolari e mezzi irrazionali (sacramentalismi, rivelazioni ecc., ), ma non ha vigore e molto meno novità di pensiero, ossia capacità di rinnovamento e di arricchimento che è del pensiero laico o libero che si dica. Nell’urto con questo è il vaso di creta contro il vaso di ferro. Anche oggi si può
osservare: non ha pensatori, non ha scrittori, non ha poeti; stampa un’enormità di riviste, di collezioni storiche e teoriche, e tutte restano senza effetti mentali.
Dissi una volta della sterilità di cui dopo il concilio di Trento fu da Dio colpito il grembo della Chiesa: e questo fatto ha cause necessarie, e perciò è insanabile come l’impotenza senile, e non è in grado di ripetere il miracolo di santa Elisabetta che Alessandro Manzoni inavvedutamente effigiò in modo schernitore come la pregnante annosa.
Consento perciò nei suoi giudizi e nel suo sentimento. Avanti dunque, e ciascuno di noi lavori come può a tener salda e ad arricchire la verità in ogni campo. E lasci il resto alla Provvidenza. Moriturus, questa è la mia fede, e fino all’estremo sarà la mia azione".
Il “mio” 25 luglio. Un manifesto, un programma politico.
Intervista a Marco Pannella.
Quando ha saputo di queste due lettere di Benedetto Croce, Marco Pannella è intervenuto a “Radio Radicale”, un commento che abbiamo trascritto e che pubblichiamo a parte. Successivamente ne abbiamo discusso con lui, una lunga conversazione di cui offriamo una sintesi, che Pannella non ha rivisto. Eventuali errori ed omissioni, dunque, sono tutti e solamente nostri.
D.: Due lettere inedite di Benedetto Croce che giacevano si può dire dimenticate, nel “fondo” delle sue carte, documenti storici importanti…
R.: “Storici, ma soprattutto politici. Si tratta di due straordinari documenti politici”.
D.: D’accordo: politici. Una lettera del 1946, l’altra di tre anni dopo. L’Italia era appena uscita dalla tragedia della guerra…
R.: “E Benedetto Croce già aveva compreso tutto, e ‘descriveva’ in maniera sintetica ma esatta e completa la situazione dell’Italia di allora…”.
D.: Un’Italia che sembra quella di oggi…
R.: “Quella di oggi è figlia legittima di quella descritta da Croce; semmai gli aspetti che Croce focalizza nelle due lettere sono ulteriormente accentuati e aggravati”.
D.: Queste due lettere sono vere e proprie ‘invettive’ contro il potere e lo strapotere clericale della Chiesa cattolica…
R.: “La lettera ad Ada Gobetti si chiude con una frase che potremmo tranquillamente dire noi radicali, e che sento molto: ‘E il bivio si pone tra due materialismi, uno di nuovo e l’altro di vecchio conio, l’osceno materialismo. Questo dei preti, capace di tutte le cattiverie, di tutte le crudeltà, di tutte le viltà. Mi ricorda Dante. La stessa tensione morale…”.
D.: Dante?
R.: “Già, perché nella scuola si studia come si studia, e i libri che si pubblicano sono quelli che si pubblicano. E’ il canto XXXII del Paradiso: ‘…Sicura, quasi rocca in alto monte/ seder sovr’esso una puttana sciolta/ m’apparve con le ciglia intorno pronte…”.
D.: La ‘puttana sciolta’ è la Chiesa…
R.: “Poco prima Dante parla di ‘dificio santo’, la Chiesa appunto; e Dante si scaglia contro la Curia romana, e se non ricordo male si riferisce ai tempi di Bonifacio VIII e Clemente V…”.
D.: La prendiamo alla lontana…
R.: “Non tanto: ricordo che lo diceva spesso Ernesto Rossi, un altro ‘vieto anticlericale’.
D.: Ernesto Rossi, Gaetano Salvemini…non erano teneri con Benedetto Croce; e anche Croce non risparmia giudizi aspri nei confronti di Salvemini. Nei suoi ‘Taccuini di guerra’ Croce dice che Salvemini lo calunnia e lo definisce dissennato…
R.: “Non deve stupire: liti tra ‘vicini’, tutta la storia dei liberali e dei socialisti ne è piena. Però se si leggono queste due lettere, Croce si esprime in termini che potrebbero essere quelli di Salvemini, di Rossi e nostri. Ed è questo che conta”.
D.: Come si spiega che questi due importanti documenti, pur pubblicati da una rivista prestigiosa come “Belfagor” siano passate praticamente inosservate? Eppure per le pagine culturali dei giornali dovrebbe essere qualcosa di goloso e intrigante…
R.: “Giro la domanda: sarebbe stato stravagante se se ne fosse parlato”.
D.: Fatto è che sono passate sotto silenzio…
R.: “Basta leggerle, e si capisce perché”.
D.: Ancora Benedetto Croce: “La menzogna ha preso il posto della verità come moneta che sola ha corso”…
R.: “Quando lo diciamo noi, dicono che siamo eccessivi, esagerati. Si vede che lo è anche Benedetto Croce. Cinquant’anni e passa dopo, è una frase di un’attualità straordinaria”.
D.: Nella lettera del 1949 Croce descrive un’Italia preda di clericali da una parte e dall’altra, opposta ma complementare…
R.: “Aveva già compreso tutto, Benedetto Croce e prefigurava quel che poi sarebbe accaduto. Non per un caso dice che i comunisti, la parte che si contrappone ai clericali, si sono sempre messi d’accordo con i concorrenti quando si tratta di mortificare il pensiero laico”.
D.: Sono due lettere fortemente venate di spirito anticlericale…Sembrano scritte negli anni in cui per festeggiare i venticinque anni dell’anniversario di Porta Pia si innalza sul Granicolo a Roma una statua di Garibaldi significativamente rivolta verso il Vaticano, gli anni del governo di Rudinì e della sua politica accesamente anticlericale…
R.: “E invece siamo cinquant’anni dopo, con tutto quello che nel frattempo era accaduto. Ma Croce era un liberale, e in quanto tale non poteva che essere avversario del potere temporale della Chiesa, in tutte le sue manifestazioni. E’ sempre antipatico attribuire a chi non c’è più cos’avrebbe fatto se ci fosse ancora. Ma credo che oggi, se potesse, scriverebbe le stesse lettere senza modificare una virgola”.
D.: C’è chi si affanna ad accreditare l’immagine di un altro Croce. Il presidente del Senato Marcello Pera ama citare il “Perché non possiamo non dirci cristiani”…
R.: “Non a caso Croce parla di cristiani, non di cattolici, anche se qualcuno vorrebbe far intendere che si tratta di sinonimi. Non è così, e con buona pace del presidente Pera, le sue ‘letture’ forzate di Croce. Del resto, bisognerà pur ricordare che è Croce ad osservare come l’Italia sia il paese che fa la Controriforma senza aver mai fatto prima la Riforma…”.
D.: “Credenti in altro che il potere”. Vale anche per Croce?
R.: “Non c’è dubbio. Vale per lui come per tutto quel filone che si snoda da Romolo Murri a Ernesto Buonaiuti, e che non per un caso viene mortificato e silenziato. Come mortificato e silenziato è il pensiero laico, socialista e autenticamente liberale. Ripeto: quello che non viene fuori dai libri che si pubblicano e in quello che si insegna nelle scuole, è come sono andate le cose. Non si sa, semplicemente, lo si nasconde, lo si occulta. E queste due lettere sono importanti perché documentano il pensiero di Croce espresso anche nelle forme private di lettere, e proprio per questo meritevoli di studio e riflessione”.
D.: La lettera a D’Alessandri si chiude con un’esortazione all’ottimismo della volontà: “Avanti dunque, e ciascuno di noi lavori come può a tener salda e ad arricchire la verità in ogni campo”…
R.: Più o meno quello che dicono Salvemini, Luigi Einaudi ed Ernesto Rossi: fai quel che devi, accada quel che può”.
D.: Croce forse è ottimista: riferendosi al clericalismo scrive: non praevalebunt. Oggi, chissà se lo riscriverebbe…
R.: “Ma è sempre valida la sua riflessione: per quanto possano sembrare forti e potenti, non hanno la capacità di rinnovamento e di arricchimento. Anche oggi, con tutto il loro agitarsi e imporsi grazie alla compiacenza dei mezzi di comunicazione, si può dire che ‘restano sena effetti mentali’ ”.
D.: Perché il suggerimento di intitolare questa chiacchierata: “Il 25 luglio di Marco Pannella”?
R.: “Queste due lettere sono importanti per molte ragioni. Ma in particolare mi hanno colpito due frasi, nella lettera ad Ada Gobetti: “Il mio liberalismo è stato questo desiderio di alta lotta umana”. E’ un manifesto, un programma politico. Descrive una vita, un mondo. Poi, come ho già detto, in chiusura: quando Croce osserva che il bivio si pone tra due materialismi, uno vecchio, e uno nuovo. E riferendosi a quello clericale, lo definisce testualmente “osceno”, capace di tutte le cattiverie, di tutte le crudeltà, di tutte le viltà. Ora so da dove ho assorbito molto di quello che mi accade di dire, scrivere e pensare”.
(a cura di Michele Lembo e Gualtiero Vecellio)
Due lettere di “ieri” che parlano dell’Italia di oggi. E non solo…
L’intervista di Marco Pannella rilasciata a Radio Radicale.
Nel corso del notiziario di “Radio Radicale” di ieri 26 luglio, sempre a proposito di queste due inedite lettere di Benedetto croce, Paolo Martini ha intervistato Marco Pannella. Questa è la trascrizione non rivista dall’autore:
“Visto che c’è stato "Il mio Novecento" (ndr.: riferimento alla lunga intervista per la trasmissione di RAI Tre, a casa di Benedetto Croce a Napoli, dove Pannella ha lungamente parlato di sé e del Partito Radicale, il “suo” Novecento, appunto) ora c’è anche il mio 25 luglio: è la data della caduta di Mussolini, è la data istituzionale, ufficiale e come tale spesso viene ricordata…Poi però il caso fa molto bene le cose. Michele Lembo, che stava cercando altre cose per “Notizie radicali” mi ha segnalato due succose sue scoperte, come ormai spesso gli accade di fare: due lettere, di Benedetto Croce di cui non si aveva notizia: una è stata inviata il 27 luglio 1949, quindi molto probabilmente scritta il 25-26, perché manoscritta: “lettera autobiografica di ottuagenario” a Egidio D’Alessandri, uno studente di allora; e già nel 1949 Croce scriveva delle cose credo che mi sembrano molto succose, interessanti, che danno il senso di quei giorni possono avere per me.
Poi c’è un’altra lettera, ancora più sorprendente, sempre scritta da Benedetto Croce, ad Ada Gobetti. Sono lettere che erano conservate nel “fondo Croce” che evidentemente riserva ancora, a distanza di tanto tempo, tante sorprese. Le ha ritrovate e pubblicate una rivista, “Belfagor”,ma anche dopo la pubblicazione nessuna eco, nessuna riflessione e dibattito, e dunque si può ben dire che siano sostanzialmente inedite. La lettera ad Ada Gobetti è più breve, ma ugualmente bellissima, ed è splendido il passaggio dove Croce pensando a lui e a noi tutti, scrive: “Il mio liberalismo è stato questo desiderio di alta lotta umana”. E’ un manifesto, un programma.
Aggiungo qui una cosa, ancora molto mia personale, che però credo sarebbe male lasciare privata, è anche un piccolo mistero, perché scritta il 23 marzo 2005 da Milano, mi è arrivata solo ieri. Si tratta di un libro, accompagnato da un suo messaggio, di Guido Bersellini, che è persona che merita di essere conosciuta e riconosciuta: è stato anche impegnato nel "Mondo" e nel primo Partito Radicale, un personaggio straordinario. Mi manda questo libro, quindi io ne do atto, con ritardo, ma il ritardo a ben vedere viene bene. Il suo libro è "La fede laica di Piero Martinetti, appunti sul confronto religioso e politico in Italia e nel villaggio globale". Nel dorso del libro si ricorda che Guido Bersellini è sempre stato, oltre che condannato dal tribunale speciale a fare 6 anni di carcere, di cui un anno e mezzo fatto davvero, militante di Giustizia e Libertà, direttore del ‘genitore’ del “Sole 24 Ore”, il quotidiano economico “Il Sole”, avvocato; e si è sempre occupato – questo onestamente lo ignoravo - di filosofia religiosa. Beh: lo prendo proprio come un segno della buona sorte; questa nostra, questa mia convinzione che c’è una sorta di usurpazione costante della religiosità da parte di istituzioni costituite nel suo nome e che questo è al centro davvero oggi della vita globale; lo è con qualsiasi religione e religiosità, è proprio questo; e non per un caso si manifestano dei tremendi pericolosissimi colpi di coda del potere "religioso", direi del potere confessionale, in tutto il mondo, in tutte le aree, che rischiano di produrre enormi danni, ancora più gravi di quelli commessi in passato, e occorre diffondere questa consapevolezza, che è sempre appartenuta non all’Asino di Podrecca, ma lo vedete: ai Benedetto Croce, ai Gaetano Salvemini, agli Ernesto Rossi.
Chiudo ricordando che Martinetti è stato uno dei dodici o dei tredici professori che nel 1931 su 1200 o 1300, rifiutarono di giurare fedeltà al Re e al Fascismo e al Duce del Fascismo. Vorrei segnalare che questo libro di Bersellini è stato pubblicato a marzo 2005 nella serie “Il Protagora”, diretta da Fabio Minnacci, autore di una prefazione molto preziosa al libro di Bersellini, pubblicato dall’editore Manni”.
Gli iscritti e contribuenti 2012
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Iscrizioni e contributi 2012
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23/06/2010
Notizie Radicali
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Riflessione sulla politica estera del Partito Democratico a partire da una discussione parlamentare sulla situazione dei diritti umani a Cuba
Documenti
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Birmania Cambogia Italia Laos Vietnam
Consiglio Generale del PRNtt: Risoluzione approvata sull’Asia Sud Orientale
16/06/2008
Interrogazioni (PE) Italia
PE. Interrogazione scritta, Legge provinciale Alto Adige e radici cristiane
17/03/2004
Interrogazioni (PE) Italia
INTERROGAZIONE SCRITTA P-0928/04
di Maurizio Turco (NI) alla Commissione
radioradicale.it
2012-05-21 15:31:07 Seduta 635ª (XVI legislatura)
2012-05-20 17:00:00 Conversazione settimanale con Marco Pannella
2012-05-17 09:08:26 Sedute 725ª e 726ª (XVI legislatura)
2012-05-15 12:08:17 Seduta 632ª (XVI legislatura)
2012-05-13 17:00:00 Conversazione settimanale con Marco Pannella 










