DROGA / MEDIA. LEV TIMOFEEV: "L’ENNESIMO TENTATIVO DI CONTROLLARE LE INFORMAZIONI"


Dichiarazione di Lev Timofeev, membro del Consiglio Generale del Partito Radicale transnazionale, direttore del Centro per lo studio dell’attività economica illegale presso l’Istituto Statale per gli Studi Umanistici (RGGU)

Mosca, 20 novembre 2002

Il sito "di informazione e pubblicistica" (cito la auto-definizione) "Net Narkotikam" ("No alle droghe"), narkotiki.ru, ha pubblicato qualche giorno fa il designo della Dichiarazione "Sulla responsabilità dei giornalisti, che lavorano per i media elettronici e tradizionali, riguardo alla presentazione delle informazioni sulla prevenzione dell’abuso degli stupefacenti e della circolazione illegale delle droghe". Si potrebbe ignorare il documento in questione, scritto in maniera pretenziosa, vaga, da un ignorante di che ci si evince dallo stesso titolo. Si potrebbe lasciarlo sulla coscienza degli autori, tanto nella rete l’immondizia basta e avanza, se non ci fosse per un’importante circostanza: a finanziare il sito è il Ministero della Federazione Russa per la stampa, la televisione e i mezzi della comunicazione di massa, il che vuol dire che il sito riflette la posizione ufficiale del governo su come deve essere presentata dai media il problema della tossicodipendenza e del narcotraffico in Russia. Per questo il sito suscita interesse e preoccupazione.

Si può fare a meno di citare i principi dell’approccio giornalistico al problema della droga dichiarati nel suddetto documento. Per la maggior parte coincidono con l’etica universale della categoria e con i criteri morali propri ad una persona ragionevole, il fatto che il documento li ripete più di una volta, con una formulazione decisamente malriuscita, non aiuterà a combattere meglio contro la narcomafia. Intanto la Dichiarazione non si esaurisce con gli appelli ai luoghi comuni. C’è nella dichiarazione una cosa che prima non sarebbe potuto passare per la testa a nessuno. Ad esempio, i suoi autori chiedono ai giornalisti di "astenersi dalla discussione pubblica dei profitti dal narcotraffico, di evitare la discussione dell’aspetto economico e finanziario del narcobusiness" e "di astenersi dalla discussione pubblica del problema della legalizzazione delle droghe".

Simili richieste dimostrano, in primo luogo, che gli autori della Dichiarazione respingono i risultati della scienza moderna. Tutti sanno che la produzione e lo smercio della droga è un ramo di economia molto efficiente (sul piano finanziario) e ben sviluppato (lo dimostrano anche alcuni materiali del sito narkotiki.ru). Nessun esperto nel settore dubita che una vera e propria epidemia della tossicodipendenza in grande misura è condizionata, appunto, dal marketing aggressivo realizzato costantemente dai narcotrafficanti. Lasciar passare sotto silenzio la minaccia che proviene da questo aspetto, cioè, dall’aspetto economico, vuol dire condannare al fallimento qualsiasi tentativo di trovare un approccio complessivo al problema della tossicodipendenza.

La stessa preoccupazione, la suscita il tentativo di tappare la bocca agli opinionisti e agli scienziati che sono a favore di uno studio attento del problema della legalizzazione e di una aperta, pubblica discussione sulla legalizzazione perché, secondo loro, questo passo potrebbe essere la misura più efficace nella lotta contro la diffusione della tossicodipendenza. Ricordiamo che la discussione "pro e contra" si sta allargando in tutto il mondo, che tra i partigiani dell’abolizione troviamo alcuni grossi personaggi del mondo della scienza tra cui i laureati del Premio Nobel (M. Friedman, G. Buchanon, ecc.). Rinunciare allo studio del problema della legalizzazione e alla sua pubblica discussione significa affidarsi ai metodi di repressione nei confronti della tossicodipendenza e del narcobusiness, gli stessi metodi che diventano sempre meno efficienti con la diffusione della tossicodipendenza nel nostro paese.

Un’ultima cosa. Fare il giornalista è un mestiere che richiede una grossa responsabilità. La assume ogni persona che prende la penna e si rivolge alla gente, alla società. Il tentativo di limitare la discussione della tragedia della tossicodipendenza con uno stretto corridoio di argomenti e approcci "autorizzati", è un tentativo irresponsabile. Sarebbe poca cosa se si trattasse di collaboratori alquanto irresponsabili ed ignoranti del sito narkotiki.ru. Peggio se si tratta della responsabilità degli impiegati dello stato il quale mantiene il sito. Peggio ancora se la pubblicazione della Dichiarazione rappresenta un ennesimo tentativo, in seguito agli emendamenti alle leggi sui media e sulla lotta contro il terrorismo, di prendere l’informazione sotto controllo il che vuol dire prendere sotto controllo l’opinione pubblica. Questa tendenza non può che suscitare preoccupazione.