Discorso di Rebiya Kadeer, leader per la democrazia del popolo Uiguro
Signore e signori, distinti ospiti e membri del Partito Radicale Nonviolento – On. Marco Pannella, On. Marco Perduca, On. Marco Cappato, On. Matteo Mecacci, e On. Emma Bonino, e tutti gli altri, buon pomeriggio.
Il 2009 ha rappresentato uno dei periodi più turbolenti nella recente storia del Turkestan orientale. Disordini, brutalità e violenze etniche hanno mostrato profonde spaccature della società e politiche grossolanamente sbagliate da parte del Governo cinese. Lo spargimento di sangue che ha avuto luogo questo luglio nel Turkestan orientale, la repressione senza precedenti sugli Uiguri del Turkestan orientale, hanno gettato il più grande sconforto e terrore nel cuore di molti.
Il 5 luglio 2009 in una manifestazione di protesta nella capitale regionale di Urumchi, molti giovani, uomini e donne, qualcuno di loro munito della bandiera della Repubblica Popolare Cinese (PRC), si sono riuniti e hanno marciato pacificamente in Piazza del Popolo a Urumchi. I dimostranti chiedevano un’indagine sull’uccisione di Uiguri durante un attacco nella Provincia di Guangdong, ed esprimevano la loro solidarietà con le famiglie di coloro che erano stati uccisi e feriti nell’attacco; chiedevano anche un incontro con i funzionari del Governo, ma nessuno è andato ad incontrarli.
Nei giorni seguenti la manifestazione di protesta, un certo numero di Uiguri e Han cinesi innocenti sono rimasti uccisi nel corso di violenti disordini per le strade di Urumchi. A partire dal 5 luglio, il Governo cinese ha istigato e esacerbato fortemente la violenza e le tensioni etniche che continuano a tormentare il Turkestan orientale negli ultimi mesi, e non ci sono stati segni di impegno per raggiungere la pace e l’ armonia etnica nella regione. A dispetto del bombardamento propagandistico sulla “unità etnica”, importanti funzionari governativi hanno lavorato attivamente per incrementare i disaccordi tra Han cinesi e Uiguri.
Le relazioni etniche tra Han cinesi e Uiguri sono al punto più basso degli ultimi anni, e il primo passo per la creazione di pace e stabilità nella regione è, per il Governo cinese, la consapevolezza che il problema esiste ed è serio. Il Governo cinese deve compiere passi concreti per affrontare questo problema, creando lo spazio per un dialogo e mettendo in piedi un meccanismo attraverso il quale gli Uiguri possano esprimere le loro legittime rimostranze. Il Partito Comunista Cinese (CCP) può creare una società armoniosa nel Turkestan orientale solo attraverso il rispetto e l’adesione alla Costituzione Cinese e alla Legge di Autonomia Etnica Regionale. Il CCP deve anche promuovere attivamente i diritti economici, sociali e culturali degli Uiguri. La strada da percorrere comprende uno sguardo introspettivo sulle politiche del Governo cinese riguardanti le popolazioni indigene non cinesi, le opportunità di occupazione e la preservazione delle tradizioni culturali e religiose nel Turkestan orientale. Senza tale introspezione sarà impossibile raggiungere il progresso, la prosperità e la pace per tutti gli abitanti della regione.
Tuttavia ciò che abbiamo visto, a partire dai disordini di Urumchi, è stato proprio l’opposto. Il 1° ottobre 2009, mentre il Partito Comunista Cinese celebrava il 60° anniversario della sua ascesa al potere con una manifestazione di massa a Bejing, a distanza di migliaia di miglia, nel Turkestan orientale, gli Uiguri sono stati lasciati a piangere i morti della brutale repressione iniziata nella regione con i disordini del 5 luglio nella capitale regionale, Urumchi. Diecimila Uiguri pativano la prigionia mentre i manifesti della parata mostravano gli Uiguri sorridenti e grati per la prosperità elargita loro dal CCP. L’ accurata coreografia della manifestazione del Presidente cinese Hu Jintao, con file e file di missili e carri armati, ricordava terribilmente l’immensa presenza militare messa in campo per rinforzare il clima di terrore nelle maggiori città del Turkestan orientale.
Durante la preparazione del 1° ottobre, altri 130.000 soldati sono stati inviati in Turkestan orientale. Le notizie che arrivavano da città come Urumchi, Kashgar e Ghulja riferivano di arresti diffusi e arbitrari di Uiguri, che inizialmente sono stati attribuiti alle proteste e violenze del 5 luglio, ma che sono continuati durante la preparazione del 60 ° anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese. Gli Uiguri che avevano diffuso le informazioni sugli abusi delle forze dell’ordine, come due uomini di Qorghas che avevano parlato a Radio Free Asia della morte di un Uiguro detenuto, sono stati a loro volta arrestati. Le dichiarazioni contraddittorie del Governo cinese sui processi per gli Uiguri detenuti in seguito ai disordini di Urumchi, indicano un’assenza di trasparenza riguardo alle procedure giudiziarie e uno svolgimento guidato da motivazioni politiche.
Vorrei approfittare di questa opportunità per condannare le nove esecuzioni avvenute recentemente in Turkestan orientale, che sono state imposte da questi processi non trasparenti. Le esecuzioni sono servite a esacerbare il terrore e il senso di impotenza degli Uiguri del Turkestan orientale, i cui amici e parenti sono stati uccisi e imprigionati dal 5 luglio.
E’ inesorabilmente arrivato per la PRC il momento di una fondamentale riforma delle sue politiche tra la popolazione cinese non Han e i suoi vicini.
Se qualcosa abbiamo imparato dai disordini di Urumchi questo luglio e nel marzo 2008 in Tibet, è che il Governo cinese non affronta con la politica la montante marginalizzazione dei popoli cinesi non Han in Cina, a parte le ripetute, infinite repressioni e campagne “Colpire Duro” (Strike hard).
E’ giunto il momento che il Governo cinese si sieda e parli con me, con il Dalai Lama e con tutti i leaders delle comunità cinesi non Han che sono stati diffamati, imprigionati e calunniati solo perché è accaduto loro di non essere d’accordo con la fallimentare politica ufficiale.
Nel 1979, il Governo cinese fece una mossa audace e iniziò un processo di riforma economica, che lo ha aiutato a mantenere la sua presa sul potere. Il Governo cinese ora ha bisogno di compiere una mossa ancora più audace e mettere in atto una riforma politica per tutti i popoli della Repubblica Popolare Cinese, ma specialmente per tutti i popoli non Han, che sono stati tagliati fuori dai benefici della riforma economica, per mantenere una qualche parvenza di legittimità rispetto al suo status di creditore mondiale.
Questo appello per una riforma politica verso i popoli non Han ha il sostegno anche degli Han cinesi. I firmatari di “Charter 08”, manifesto per una riforma politica stilato da importanti personalità e da semplici cittadini cinesi, chiedeva al Governo “un progetto istituzionale per promuovere il rispetto reciproco tra tutte le etnie”.
Riguardo a ogni processo di futura riforma politica valida verso i popoli cinesi non Han, il Governo cinese deve impegnarsi in un dialogo trasparente e sincero con i popoli cinesi non Han, per costruire fondamenta di fiducia ed eguaglianza.
La rimozione da parte delle autorità cinesi, nelle dichiarazioni sia ufficiali che giornalistiche, del fatto che esiste un vero malcontento per le politiche nel Turkestan orientale, significa che non si può e non si vuole costruire un rapporto di fiducia con il popolo uiguro. Costruire una fiducia reciproca con il popolo uiguro vuol dire anche ammettere la verità sugli avvenimenti a Shaoguan e a Urumchi, ma il Governo cinese ha deciso di comportarsi diversamente.
Se il presidente Hu Jintao desidera creare una genuina “società armoniosa” nel Turkestan orientale, deve cambiare la mentalità del suo Governo, da profondamente sospettosa e di discriminazione istituzionalizzata degli Uiguri, a un’altra in cui gli Uiguri siano rispettati e alla pari, resi liberi di partecipare pienamente alla determinazione del loro futuro. Tuttavia, le autorità cinesi hanno creato, nel Turkestan orientale, un’atmosfera contraria allo sviluppo dell’armonia etnica. Nei villaggi, paesi e città, gli Uiguri sono trattati come sospetti dalle autorità cinesi.
Dai tragici eventi dell’ 11 settembre negli USA, nel disperato tentativo di guadagnarsi simpatie presso la comunità internazionale per le sue politiche repressive, il Governo cinese ha usato la fede islamica degli Uiguri contro di loro, ed etichettato i dissidenti pacifici, come me, come terroristi. Questa strategia, agli occhi dei funzionari ai livelli centrali, regionali e locali, ha dato alle autorità cinesi carta bianca per detenzioni illegali, torture e in qualche caso esecuzioni capitali contro gli Uiguri. La retorica provocatoria usata dai funzionari a Bejing e a Urumchi ha solo esacerbato i sospetti e ancor più alienato gli Uiguri dagli Han cinesi. La repressione sistematica dei diritti politici degli Uiguri, con il pretesto della guerra al terrorismo, ha solo stigmatizzato gli Uiguri e non incoraggerà l’armonia né un processo verso una genuina autonomia.
I funzionari cinesi hanno accusato il World Uyghur Congress, e in particolare individuato me, come sobillatori dei disordini a Urumchi. Questo puntare il dito su tutti, fuori che su sè stessi, non è una strategia nuova per Bejing. Nel marzo 2008 funzionari cinesi hanno incolpato Sua Santità il Dalai Lama per i disordini a Lhasa, nello stesso modo hanno accusato me di aver provocato i disordini a Urumchi. Ho dichiarato pubblicamente, in molte occasioni, di non essere responsabile dei disordini a Urumchi. Sono stata addolorata per la perdita di tante vite umane, Han cinesi e Uiguri, e ho condannato le violenze.
Il vero contesto dei disordini sono i sei decenni di politiche repressive dell’amministrazione comunista cinese, che ha cercato a lungo di sminuire l’identità uigura.
Attualmente, le politiche del Governo cinese, sempre più repressive, che perseguono la distruzione dell’identità uigura includono: trasferimenti forzati di giovani donne uigure verso i “negozi del sudore” (sweatshops) cinesi; la distruzione della eredità culturale uigura; politiche di pianificazione linguistica; pratiche di assunzione discriminatorie e controllo della libertà di religione. Queste politiche dimostrano come le autorità cinesi non tengano in nessun conto le tradizioni, i costumi e la cultura uigura e inoltre non considerino gli Uiguri loro pari.
Le uccisioni indiscriminate dei dimostranti uiguri a Urumchi sono coerenti con le violazioni sistematiche dei diritti umani politici, economici, sociali e culturali compiuti da un Governo ossessionato dal mantenimento del controllo di una area strategica e ricca di risorse.
A questo punto, il Governo cinese deve compiere una rigorosa autoanalisi delle sue azioni nel Turkestan orientale, così come deve ammettere la verità su Shaoguan e Urumchi. Questi sono passi concreti per creare una condizione di dialogo con i leaders uiguri.
Io sono pronta a discutere con il Governo cinese il modo in cui affrontare le sue politiche fallimentari degli ultimi sessanta anni e trovare le giuste riforme politiche.
Il Governo cinese deve, prima di tutto, rispettare la sua stessa Costituzione e le Leggi di Autonomia Etnica Regionale per garantire agli Uiguri una vera libertà religiosa, opportunità economiche, diritti culturali, libertà di parola e Stato di diritto.
Il Governo cinese deve smettere di deportare le giovani donne uigure dal Turkestan orientale alla Cina orientale. Deve smettere di usare la pena di morte per i prigionieri uiguri; deve rilasciare i prigionieri politici e farla finita con le detenzioni arbitrarie di uiguri innocenti e con le torture sui prigionieri politici uiguri. Il Governo deve anche smettere di considerare criminali tutti gli Uiguri che partecipano a manifestazioni di protesta pacifiche.
Il Governo deve cessare le politiche di distruzione della cultura uigura e di mistificare la nostra storia. Tali politiche cercano di assimilare gli Uiguri e dimostrano che non c’è alcun riguardo verso la nostra identità distinta come popolo. Il Governo deve smetterla con il suo genocidio culturale del popolo uiguro.
Il Governo cinese deve anche cessare le uccisioni di Uiguri detenuti nelle città del Turkestan orientale e le esecuzioni che risultano da processi non trasparenti.
E’ giunto il tempo, per il Governo cinese, di riformare le sue politiche fallimentari, non solo in Turkestan orientale e in Tibet, ma in tutta la Cina. E’ venuto il tempo per la Cina di abbracciare i diritti umani, la libertà e la democrazia, e diventare un membro rispettabile della comunità internazionale. Uiguri, Tibetani, Cinesi e tutti i gruppi etnici in Cina hanno troppo a lungo sofferto sotto le politiche repressive del Partito Comunista Cinese. E’ venuto il tempo della salvezza e della riconciliazione.
Tuttavia, il percorso seguito dal Governo cinese dimostra come siamo ancora lontani da ciò; quindi, la comunità internazionale ha il compito di monitorare le sue azioni nel Turkestan orientale. Questa è una responsabilità delle organizzazioni multilaterali, come le Nazioni Unite, per proteggere la universalità dei diritti umani e controllare quegli Stati che hanno sottoscritto le dichiarazioni universali dei diritti umani. E’ responsabilità anche delle nazioni democratiche parlare con decisione a coloro che violano i diritti umani, come la Cina. La stabilità nel Turkestan orientale non è soltanto un interesse politico ed economico della comunità internazionale, ma anche un principio morale che non può essere negoziabile. Se non smetterà di esistere la censura in Cina, le violazioni dei diritti umani proseguiranno senza sosta.
A voi, popolo amante della libertà, Parlamento e Governo italiano, e specialmente al Partito Radicale Nonviolento, chiedo un duraturo sostegno. Il popolo uiguro ha apprezzato il vostro interesse per la nostra cultura e per la nostra lotta per i diritti umani, per la libertà e per la democrazia. Vi preghiamo di chiedere ai vostri rappresentanti di sostenere le istanze uigure nei loro incontri con i funzionari cinesi e domandare che sia sentita la voce uigura, le sue legittime rimostranze e il rispetto dei suoi diritti.
Al popolo uiguro nel Turkestan orientale e in tutto il mondo chiedo di essere fiducioso. Capisco la frustrazione della vita sotto il Governo cinese. Con pazienza, nonviolenza, l’attenzione crescente e il sostegno del mondo democratico, potremo raggiungere pacificamente i nostri obiettivi di autodeterminazione e di maggiori diritti umani. Grazie !
Roma, 20-22 novembre 2009
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