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Dichiarazione di Peter Leuprecht, Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per i Diritti Umani in Cambogia sui Montagnard in cerca di asilo politico.
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NAZIONI UNITE – Ufficio in Cambogia dell’Alto Commissario per i Diritti Umani
Il Rappresentante Speciale del Segretario Generale per i diritti umani in Cambogia, Peter Leuprecht, è preoccupato per i recenti rapporti secondo cui le autorità preposte a garantire la sicurezza e l’applicazione delle leggi e le forze di sicurezza sarebbero coinvolte in serie violazioni degli obblighi internazionali firmati dalla Cambogia, compresa la violenta deportazione di individui della minoranza etnica (conosciuti in generale con il nome di Montagnard) in cerca di asilo politico provenienti dagli altopiani centrali del Vietnam. Le comunità locali, le organizzazioni non governative e alcuni giornalisti stranieri hanno riferito le restrizioni alla loro libertà di movimento, fra le quali anche blocchi stradali. Gli abitanti dei villaggi che nelle settimane scorse hanno parlato con organizzazioni per i diritti umani sono stati molestati pesantemente dalle autorità locali.
Leuprecht ha detto che “sono preoccupanti in tal senso le recenti dichiarazioni rilasciate dal Ministro degli Esteri in cui si affermava che il Governo avrebbe deportato i Montagnard, etichettati come ‘immigrati clandestini’, senza fornire loro asilo in Cambogia e vietando all’Alto Commissario per i Rifugiati delle Nazioni Unite la possibilità di esaminare le richieste”. “Suscitano particolare apprensione le ripetute ed infondate dichiarazioni del Ministro degli Esteri secondo cui l’UNHCR starebbe introducendo illegalmente in Cambogia i profughi in cerca di asilo, piuttosto che aiutare il Governo a rispettare gli obblighi internazionali”.
Dopo aver ricevuto l’ordine di non recarsi nelle zone di confine per verificare le richieste di asilo politico per tutti gli ultimi due anni, il 10 aprile 2004 l’UNHCR è stata costretta a chiudere la sede di Rattanakiri restringendo così la sua zona operativa alla sola Phnom Penh. La Cambogia è uno dei firmatari della Convenzione sui Rifugiati del 1951, del relativo Protocollo del 1967 e della Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici che garantisce il diritto alla libertà di movimento, diritto assicurato anche dalla Costituzione cambogiana. Al cuore dell’obbligo di non rimpatrio conservato nella Convenzione sui Rifugiati, vi è il dovere di avviare una procedura per determinare o meno lo status di rifugiato attraverso il quale identificare coloro che hanno bisogno di protezione. Poiché la Cambogia deve ancora creare la procedura per la determinazione di asilo, l’UNHCR deve entrare in contatto con chiunque cerchi asilo politico par far sì che la Cambogia possa rispettare gli impegni stabiliti dalla Convenzione.
Il Rappresentante Speciale chiede al Governo di riaprire un dialogo costruttivo con l’UNHCR e di adempiere agli obblighi internazionali, in particolare quello del non rimpatrio. La deportazione illegale dei rifugiati e di chi è in cerca di asilo politico in paesi dove rischiano la tortura e altri maltrattamenti infrange anche gli obblighi citati nell’Articolo 3 della Convenzione contro la Tortura ed altri Trattamenti o Pene Crudeli, Disumani e Degradanti di cui la Cambogia è paese firmatario.
Testo originale in inglese
Il Rappresentante Speciale del Segretario Generale per i diritti umani in Cambogia, Peter Leuprecht, è preoccupato per i recenti rapporti secondo cui le autorità preposte a garantire la sicurezza e l’applicazione delle leggi e le forze di sicurezza sarebbero coinvolte in serie violazioni degli obblighi internazionali firmati dalla Cambogia, compresa la violenta deportazione di individui della minoranza etnica (conosciuti in generale con il nome di Montagnard) in cerca di asilo politico provenienti dagli altopiani centrali del Vietnam. Le comunità locali, le organizzazioni non governative e alcuni giornalisti stranieri hanno riferito le restrizioni alla loro libertà di movimento, fra le quali anche blocchi stradali. Gli abitanti dei villaggi che nelle settimane scorse hanno parlato con organizzazioni per i diritti umani sono stati molestati pesantemente dalle autorità locali.
Leuprecht ha detto che “sono preoccupanti in tal senso le recenti dichiarazioni rilasciate dal Ministro degli Esteri in cui si affermava che il Governo avrebbe deportato i Montagnard, etichettati come ‘immigrati clandestini’, senza fornire loro asilo in Cambogia e vietando all’Alto Commissario per i Rifugiati delle Nazioni Unite la possibilità di esaminare le richieste”. “Suscitano particolare apprensione le ripetute ed infondate dichiarazioni del Ministro degli Esteri secondo cui l’UNHCR starebbe introducendo illegalmente in Cambogia i profughi in cerca di asilo, piuttosto che aiutare il Governo a rispettare gli obblighi internazionali”.
Dopo aver ricevuto l’ordine di non recarsi nelle zone di confine per verificare le richieste di asilo politico per tutti gli ultimi due anni, il 10 aprile 2004 l’UNHCR è stata costretta a chiudere la sede di Rattanakiri restringendo così la sua zona operativa alla sola Phnom Penh. La Cambogia è uno dei firmatari della Convenzione sui Rifugiati del 1951, del relativo Protocollo del 1967 e della Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici che garantisce il diritto alla libertà di movimento, diritto assicurato anche dalla Costituzione cambogiana. Al cuore dell’obbligo di non rimpatrio conservato nella Convenzione sui Rifugiati, vi è il dovere di avviare una procedura per determinare o meno lo status di rifugiato attraverso il quale identificare coloro che hanno bisogno di protezione. Poiché la Cambogia deve ancora creare la procedura per la determinazione di asilo, l’UNHCR deve entrare in contatto con chiunque cerchi asilo politico par far sì che la Cambogia possa rispettare gli impegni stabiliti dalla Convenzione.
Il Rappresentante Speciale chiede al Governo di riaprire un dialogo costruttivo con l’UNHCR e di adempiere agli obblighi internazionali, in particolare quello del non rimpatrio. La deportazione illegale dei rifugiati e di chi è in cerca di asilo politico in paesi dove rischiano la tortura e altri maltrattamenti infrange anche gli obblighi citati nell’Articolo 3 della Convenzione contro la Tortura ed altri Trattamenti o Pene Crudeli, Disumani e Degradanti di cui la Cambogia è paese firmatario.
Testo originale in inglese
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